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SENTIERI DEL VIDEO. Suocera uccisa? È stata la televisione

Tira ancora il moralismo di retroguardia. Anche se il nuovo bersaglio è Internet

31 Ott 2011

Ricercatori dell’Università di Queensland, Australia, riportati
con grande enfasi da “Le Monde” affermano senza paura di
sbagliare che ogni ora passata davanti alla tv riduce di 21,8
minuti le speranze di vita. Ma davvero? L’ultimo numero del
“Journal of the American Medical Association” riporta
un’altra ricerca. Due ore di televisione al giorno aumentano la
mortalità del 13%, il rischio di diabete del 20 e di infarto del
15. A me sembrano completamente matti e allora vado a guardare
meglio. I contenuti della tv in queste ricerche non c’entrano per
niente. Vedere la tv è uno dei possibili marcatori di
sedentarietà. Se uno per due ore al giorno legge la “Divina
Commedia” seduto in poltrona, non fa sport e mangia solo
spaghetti alla matriciana, rischia ugualmente: però nessuno dice
che Dante fa male.

Altri continuano a studiare gli effetti della televisione,
dimenticando che già negli anni Settanta il Surgeon General
americano (diciamo il Ministero della salute) compì una
monumentale serie di inchieste (due scaffali di biblioteca, che
oggi nessuno consulta), cercando gli effetti a lungo termine della
violenza televisiva sui minori, che era il tormentone
dell’epoca.
Gli esperimenti compiuti allora dal noto psicologo Albert Bandura
ci appaiono oggi puerili; vedi la ricostruzione in:
www.youtube.com/watch?v=hHHdovKHDNU. La correlazione era molto
difficile: se mangio un fungo e sei ore dopo muoio è molto
probabile che il fungo fosse velenoso, ma se vedo un film horror in
tv e dopo sei mesi ammazzo la suocera è difficile provare che sono
stato indotto dalla tv e non dalla terribile antipatia della
vecchia, o da tante altre cose.
La catena di cause ed effetti è così fragile e dubbia che si
spezza ogni momento. L’American Pediatric Association invece
continua a sostenere che, secondo 2.000 ricerche, l’esposizione a
contenuti violenti aumenta il rischio di comportamenti aggressivi
nei bambini e negli adolescenti. Se le ricerche sono fatte tutte
come quella celebre di Bandura, stiamo freschi.

In realtà, si tratta di iniziative di retroguardia. I critici dei
media e i moralisti, dopo aver abbandonato come loro bersaglio
preferito il cinema per il fumetto ed essere passati poi alla
televisione, adesso stanno tutti migrando verso il digitale: una
parte teme i videogiochi, l’altra Internet e tutte le sue
ombre.
Questi ricercatori sono esponenti di comunità scientifiche a
caccia di visibilità (questi temi hanno elevata probabilità di
essere veicolati dai media, soprattutto quelli concorrenti della
televisione come la carta stampata). Esponenti marginali:
altrimenti si sarebbero già accorti che fanno molto più notizia
con i rischi di Internet e dei videogames.