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Apple battezza l’era dei servizi e scommette su news e carte di credito

Streaming, informazione, game e una nuova carta di credito con Goldman Sachs e Mastercard. Ecco le novità presentate sul palco dello Steve Jobs Theater di Cupertino. Si parte dagli Usa

26 Mar 2019

Antonio Dini

C’erano anche Steven Spielberg e JJ Abrams, due degli uomini più potenti di Hollywood, sul palco dello Steve Jobs Theater. E Oprah Winfrey, la dea ex machina della televisione americana. Tutti assieme, con un’altra dozzina di attori registi e musicisti, per promuovere il servizio di televisione in streaming di Apple, TV Plus, con solo dei contenuti originali e di qualità.

E poi la carta di credito virtuale e fisica (fatta con Goldman Sachs e Mastercard), le riviste sull’iPad e l’iPhone (ma solo nei paesi anglosassoni), lo sbarco dell’app per la TV sui televisori smart di altri produttori (da Samsung ed Lg in giù) fino ad Apple Arcade, il servizio di giochi in abbonamento: si paga una cifra ancora da definire (il servizio partirà in autunno) e si scarica tutto quel che si vuole su iPhone, iPad, Apple Tv e Mac. A differenza del servizio di Google, questo non è in streaming e quindi si può giocare anche senza connessione.

Nella giornata più lunga dei servizi di Apple, un Tim Cook a tratti genuinamente emozionato (a quanto pare ha una profonda ammirazione e rispetto per Oprah, che ha tenuto una lunga concione su come migliorare l’umanità connettendo il miliardo di utenti dei dispositivi Apple ai suoi documentari e a un nuovo, futuro club del libro) sono successe molte cose. Ma la maggior parte in realtà sono state solo brevi anteprime di cose che arriveranno più avanti (come Apple Tv Plus) o che non arriveranno proprio (i canali di Tv, con i servizi che aggregano incluso lo sport americano, la carta di credito almeno a breve, Oprah).

Durante la serata del keynote si è scoperto che non solo Apple ha bisogno dei servizi per continuare a crescere, ma che guarda al mondo con uno sguardo molto localizzato. Ripartire dai fondamentali per lanciare i suoi servizi, che aprono un nuovo fronte di fatturato (Apple si è scoperta il più grande fornitore di news online con la sua app Apple News, ancora non disponibile nel nostro Paese) ma ripartire anche dal mercato che Apple conosce meglio, cioè l’America.

E in effetti i grandi assenti nella giornata di “It’s Showtime” sono l’Europa (a parte la bandiera della Gran Bretagna, che fa capolino per un attimo) e soprattutto la Cina, mercato che non è affatto interessato alle novità presentate da Apple. E forse questo di omissione è il vero peccato di una giornata per il resto estremamente interessante. Apple sta lavorando su più fronti e, con l’esclusione della fantomatica auto elettrica della quale non si sa più niente da molto tempo, questa è la prima apertura fuori dal seminato lasciato da Steve Jobs del nuovo corso di Tim Cook. Una avventura che porta il Dna del fondatore di Apple, però perché fu proprio Steve Jobs a manifestare l’ambizione di voler reinventare la televisione dopo aver fatto lo stesso con l’industria musicale e quella del software.

Il dato che emerge dal keynote è la difficoltà di Apple a comunicare in maniera ordinata e comprensibile i suoi prodotti: nonostante abbia anticipato il rinnovo della gamma degli iPad low-cost, presentato la seconda generazione delle cuffiette senza filo AirPods (ma ancora manca la tecnologia per ricarle senza fili assieme ad altri dispositivi di Apple) e l’aggiornamento dei processori degli iMac, la mole di novità uscite fuori dalla presentazione di ieri sera è tale che molti utenti sono rimasti spiazzati. Quando usciranno i videogiochi? E saranno disponibili subito nel nostro Paese? E le carte di credito? E le riviste su iPad? Ma quanto costa l’abbonamento?

Domande a cui c’è risposta, ma solo andando a scartabellare tra comunicati e pieghe degli annunci, con mille eccezioni e variazioni. Il rischio? La frammentazione. Un’offerta complicata e che viene spalmata da adesso (è già attiva la sottoscrizione ad Apple News Plus, ma solo negli Usa, seguirà in Canada e Gran Bretagna) e questo autunno (arrivano i videogiochi in abbonamento all-you-can-play). Ma gli utenti, come spiega anche Apple stessa durante le varie fasi di due ore di presentazione, vogliono prodotti curati e semplici da capire, semplici da usare. È la direzione giusta?

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