RAPPORTO POLIMI

Agenda Digitale, Italia in ritardo: recepito solo il 50% dei provvedimenti attuativi

Rapporto Osservatorio Agenda Digitale (Polimi): passi in avanti, manca però un salto di qualità verso l’attuazione. Procedure innovative di procurement pubblico ancora poco utilizzate, così come i partenariati PA-privati

26 Nov 2015

Andrea Frollà

I passi in avanti dell’Agenda Digitale Italia ci sono, ma per l’attuazione manca ancora un deciso salto di qualità. È questa una delle principali indicazioni che emergono dalla ricerca effettuata dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano e presentata stamattina durante il secondo giorno del New Digital Government Summit nel convegno “Agenda Digitale: niente più alibi”.

Molti i partner presenti nell’edizione 2015 dell’Osservatorio Agenda Digitale che è stata realizzata con il supporto di AlmavivA, Consorzio Cbi, Dedagroup, Engineering, GFinance, Sia, Hpe, Indra, Intesa San Paolo, Microsoft, Poste Italiane, Selex Es, Tim. Al report, inoltre, hanno collaborato Baker & MCKenzie, ForumPa, The Innovation Group.

Come emerge dallo studio, dal 2012 ad oggi sono stati recepiti solo 32 su 65 provvedimenti attuativi previsti dai decreti legge del programma e, anche se “sono state gettate basi importanti per l’Agenda Digitale italiana ora non ci sono più alibi: è il momento di passare all’esecuzione dei piani definiti”. Dei 32 provvedimenti ancora da recepire, 20 avevano una scadenza rispetto a cui presentano ritardi medi di oltre 700 giorni, mentre 14 richiedono ingenti sforzi di coordinamento. Solo un provvedimento è stato abrogato. Le principali ragioni dei ritardi sono l’eccessivo numero di provvedimenti attuativi, una progressiva stratificazione di atti normativi nel tempo, l’assenza di un effettivo monitoraggio periodico, l’elevato numero di provvedimenti senza scadenza.

La strategia di attuazione prevede dal 2014 al 2020 investimenti per 1,51 miliardi di euro, sostenibili con 1,65 miliardi di euro l’anno di risorse europee ma, avvertono gli esperti che hanno curato l’edizione 2015 dell’Osservatorio Agenda Digitale, “a patto di saperle intercettare e usare adeguatamente”.

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“Nuovi piani strategici con obiettivi specifici e priorità chiare, un forte orientamento all’attuazione dell’AgID, progetti abilitanti, una governance rinnovata, risorse europee finalmente impiegabili, un nuovo quadro di riferimento per gli approvvigionamenti pubblici, riforme strutturali con effetti sulla carta dirompenti e un mercato digitale che torna a crescere: sono tutte condizioni favorevoli per l’attuazione dell’Agenda Digitale – afferma Alessandro Perego, Responsabile scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano – Ora non ci sono più alibi: gli attori del sistema devono passare dalla giusta denuncia degli ostacoli e dei ritardi, alle iniziative concrete. L’Agenda Digitale italiana deve passare dalla fase di definizione dei piani a quella della loro esecuzione. Auspichiamo di poter misurare già dal prossimo anno sempre meno ritardi e sempre più risultati tangibili”.

Lo studio degli Osservatori del Polimi ha misurato anche il ‘Digital Maturity Index’ (Dmi) per misurare meglio l’attuazione: 10 Regioni italiane hanno già formalizzato le loro Agende Digitali. Enti regionali italiani che dal 2014 al 2020 avranno a disposizione 5,7 miliardi di euro da risorse Fesr e Fse per attuare le loro Agende Digitali. In sostanza, nonostante il forte orientamento dell’Agid all’esecuzione del programma, manca ancora la spinta decisiva verso l’attuazione.

Rispetto alle procedure innovative di procurement pubblico, il report testimonia che esse sono poco utilizzate dalla Pa italiana: dal 2012 solo 84 procedure di dialogo competitivo sono state messe in campo, delle quali 5 sull’Agenda Digitale. Ancora poco diffusi anche i partenariati Pubblico-Privati.