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AGENDA DIGITALE

Brunetta: “Agenzia digitale, troppa fretta sullo statuto”

Anche l’ex ministro della PA e Innovazione scende in campo contro l’approvazione del provvedimento: “Aumento della spesa e sterilizzazione delle strutture di controllo vanno contro i principi della buona amministrazione”. Nei giorni scorsi l’allarme dei sindacati e del Pd

15 Feb 2013

Federica Meta

La necessità di stoppare l’approvazione dello statuto dell’Agenzia per l’Italia digitale mette d’accordo Pd e Pdl. Dopo l’allarme lanciato ieri da Oriano Giovanelli, responsabile Forum PA del Partito Democratico, oggi tocca all’ex ministro della PA e Innovazione, Renato Brunetta scendere in campo contro il provvedimento. “Sono davvero stupefatto dalle ultime notizie sulla imminente approvazione dello statuto dell’Agenzia – evidenzia Brunetta – Chiedo perché tanta fretta per approvare lo statuto e perché nessuno sa niente di ufficiale”.

“Probabilmente sono vere le voci che raccontano di un testo capace di violare tutte le norme e i principi di buona amministrazione – dice l’ex ministro – Aumento della spesa, nessuna selezione per i nuovi dirigenti, rinuncia alla separazione del potere di indirizzo da quello di gestione, sterilizzazione delle strutture di controllo, strapotere del direttore”.

“Ma come fanno gli alti burocrati del Ministero dell’Economia, gli stessi che sono stati capaci di bloccare ogni sforzo di modernizzazione digitale, a sponsorizzare questa operazione? Quali sono gli interessi che ci sono sotto? Sono interessi generali o solo quelli di qualche funzionario? Un invito ai cinque ministri vigilanti: almeno per una volta, per favore, vigilate! E astenetevi”, conclude Brunetta.

Ieri Giovanelli – bozza dello statuto alla mano – evidenziava come, dal testo al vaglio dei ministeri competenti emergesse “una idea non chiara” del ruolo dell’Agenzia e “in particolare una pesantezza della struttura del tutto anomala per una funzione di regia e controllo”. Giovanelli fa riferimento alle 16 posizioni dirigenziali, 150 dipendenti previste e considerate “troppe per un soggetto regolatore”.

Secondo Giovanelli “prevedere poi addirittura un articolo transitorio per dare al direttore il potere di conferire immediatamente 6 incarichi dirigenziali della durata di 24 (ventiquattro) mesi a pochi giorni dal voto” potrebbe tradire “l’intenzione di creare il fatto compiuto”.

Nei giorni scorsi con una missiva urgente Fp Cgil, Fp Cisl, Falbi, Ugl, Fialp Cisal e la Rsu Agenzia per l’Italia Digitale hanno richiesto al Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale Agostino Ragosa, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e alle segreterie dei ministeri, che per legge hanno la vigilanza sull’Agenzia, un incontro preliminare per l’esame dello statuto della nuova Agenzia .

“Com’è noto l’approvazione di questo atto di governance non rientra nei poteri di “ordinaria amministrazione” del governo dimissionario – precisano i sindacati – ma in questi giorni è all’esame dei vari ministeri “vigilanti”, uno schema che contiene previsioni in assoluto contrasto con la stessa normativa di risparmio e contenimento della spesa pubblica che ha ispirato la riforma e soppresso i vari enti che sono poi confluiti nella nuova Agenzia“. Si prevede, infatti, un direttore vicario del direttore generale e una governance di ben quattro direttori generali e di 12 direttori di secondo livello, di vari comitati tutti, nelle intenzioni da coprire con personale esterno “senza nessuna trasparenza e ciò con un carico di spesa solo per gli emolumenti previsti biennali di qualche milione di euro”, puntualizzano.

Altra criticità è quella della previsione della possibilità per la dirigenza di costituire società di scopo senza necessità di preveniva autorizzazione ministeriale. Un’altra possibile fonte di ulteriori centri di spesa, prevedono i sindacati. “Nessuna attenzione, sino ad oggi, invece ai problemi organizzativi dell’Agenzia alla necessaria riorganizzazione del personale di tutti gli enti soppressi nonché la valorizzazione delle risorse interne come imposto dal DL 22.06.2012 n. 83, convertito in legge 07.08.2012 n. 134”, concludono.

Stando a quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni, il governo punta ad approvare lo statuto nell’ultimo consiglio dei ministri e varare in tempi rapidi il Dpcm di riferimento.