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RAPPORTO EDELMAN

Digitale, al decollo la fiducia degli italiani

A sorpresa quasi la metà della popolazione auspica una maggiore spinta sull’innovazione. Lo rivela l’indagine “Trust Barometer” presentata dall’intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica e da Culture

16 Feb 2015

Flavia Gamberale

Fiducia nel digitale, qualcosa è cambiato anche in Italia. In meglio. A certificarlo l’indagine “Trust Barometer” a cura di Edelman, condotta su un campione rappresentativo di 33mila persone in 27 Paesi del mondo, tra cui il nostro.

Presentato oggi a Roma, durante il Convegno “Fiducia e Innovazione” organizzato dall’Intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica e dalla società di ricerca Culture, lo studio ha sondato quanto fanno affidamento i cittadini su Governo, imprese, media e organizzazioni non governative. E per la prima volta è stato analizzato anche il loro rapporto con l’innovazione tecnologica. A sorpresa, è emerso che il 43% degli italiani ritiene ancora troppo lento lo sviluppo delle nuove tecnologie, un dato che li colloca al di sopra della media mondiale, e che in un certo modo rivela una certa attenzione verso questo aspetto.

“Comparata a un mondo tutto sommato un po’ conservatore, l’Italia appare ben disposta nei confronti dell’innovazione tecnologica”, ha sintetizzato Fiorella Passoni, Ceo del ramo italiano di Edelman.

Ma il dato più interessante riguarda l’utilizzo del web come fonte d’informazione.

Secondo Edelman, ormai la Rete ha rubato la leadership al mercato dei media tradizionali. Il sorpasso in Italia è avvenuto in maniera anche più significativa a paragone con il resto del mondo.

Il 69% del campione intervistato ritiene, infatti, più affidabile consultare le pagine dei motori di ricerca per raccogliere e comparare informazioni e per verificare le notizie, contro un 57% di loro che preferisce accendere la tv e la radio oppure sfogliare un giornale. Mentre, a livello globale, il gradimento verso i motori di ricerca supera percentualmente quello verso i mezzi di comunicazione analogici solo del 2% (64% contro 62%).

Anche la fiducia nei media online è in aumento. Se nel 2014 si fidava solo il 50% degli intervistati, adesso la percentuale è salita al 61%. Una crescita dovuta anche ai maggiori investimenti fatti dagli editori per migliorare la qualità dell’informazione web.

La rete si aggiudica, dunque, la palma dello strumento in assoluto più utilizzato per informarsi. Per il 34% del campione i media online e i motori di ricerca sono la prima fonte consultata. In particolare il 45% li usa per avere accesso alle breaking news e il 52% per trovare conferme sull’attendibilità di una notizia.

Cala, invece, la fiducia nei social network come luogo da cui attingere informazioni.

Quanto agli altri settori, l’applicazione delle nuove tecnologie per innovare i servizi piace soprattutto in certi ambiti, in particolare quello bancario e della salute. Il 52% del campione intervistato mostra fiducia verso i sistemi di pagamento elettronico e addirittura il 77% negli strumenti elettromedicali.

I dati, insomma, disegnano un’Italia meno restia ad abbracciare il cambiamento rispetto a quanto si pensi comunemente. Ma il cammino per vincere la sfida digitale è ancora lungo, come ha ricordato Paolo Coppola, membro dell’Intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica.

“Secondo nostre statistiche, in Italia ci sono 800mila persone che ogni anno non hanno accesso a Internet e la percentuale riguarda non solo la popolazione anziana, ma anche gli adolescenti, soprattutto al sud”, ha ammonito Coppola, per il quale il ritardo italiano è imputabile a fattori culturali, più che tecnici. “Manca ancora la percezione che il digitale è qualcosa di trasversale a tutti i settori e che serve per migliorare il rapporto dei cittadini con imprese e pubblica amministrazione, oltre che a favorire la crescita del nostro tessuto produttivo”.

Un’analisi suffragata anche dai dati della ricerca di Edelman, secondo cui il 70% del campione intervistato vede il cambiamento tecnologico come un qualcosa di strettamente tecnico, che non ha effetti diretti sul miglioramento della vita dei cittadini.

Nel dibattito, seguito alla presentazione del rapporto, si è messa in luce l’importanza di affrontare un percorso culturale che coinvolga sia il settore pubblico sia quello privato per cementare nella popolazione la fiducia verso l’innovazione tecnologica, che a sua volta si può trasformare in una leva per aumentare il grado di confidenza del cittadino nei confronti di pubblica amministrazione e industria privata.

Proprio questo l’obiettivo del progetto “InnovaFiducia”, realizzato dalla società di ricerca Culture. L’associazione da novembre ha cominciato a mettere a punto un calendario di workshop per diffondere sul territorio la cultura dell’innovazione, coinvolgendo imprese ed enti pubblici, e per far conoscere le best practice attuate in Italia.

Non mancano, infatti, le aziende e le istituzioni che si sono distinte per capacità d’innovazione: a cominciare da Eni, Enel, Bnl, Agcom, Tetrapak, Poste Italiane, Aiccon e la Camera dei deputati. Tutte realtà che hanno saputo cavalcare la svolta digitale per avvicinarsi sempre più a clienti e cittadini.