IL REPORT UE

Italia ultima in Europa per i servizi eGov: “Il contesto è sfavorevole”

Secondo i dati della Commissione europea solo il 22% dei cittadini utilizza i servizi digitali. E la PA italiana si piazza al 17mo posto per capacità di sfruttare le potenzialità dell’Ict. La chiave di volta? Le competenze digitali e la personalizzazione dei servizi

Pubblicato il 23 Nov 2018

italia-digitale

L’Italia è all’ultimo posto in Europa per utilizzo dei servizi di e-government: solo il 22% dei cittadini utilizza i servizi digitali per interagire con la Pubblica Amministrazione, contro una media europea del 53%. È quanto emerge dall “eGovernment Benchmark Report 2018” della Commissione Europea, realizzato da un consorzio guidato da Capgemini, insieme con Politecnico di Milano e Idc. E siamo messi male anche in quanto a capacità della Pubblica amministrazione di sfruttare le potenzialità dell’Ict (58% contro una media Ue del 63%), al punto da piazzarci al 17mo posto su 28.

Il nostro Paese è stato classificato nella categoria “Non-consolidated eGov”, di cui fanno parte gli Stati che hanno ancora parecchia strada da fare sul fronte della digitalizzazione della macchina e dei servizi pubblici.

Estonia, Lettonia e Lituania sono gli unici tre Stati con performance significativamente superiori alla media (“outperforming”). L’Italia risulta sotto performante rispetto alla Penetration, anche al confronto con Paesi dalle caratteristiche di contesto simili alle nostre. E a farci precipitare nella parte bassa della classifica è in particolare lo scarso utilizzo dei servizi di eGovernment da parte dei cittadini.

In termini di indicatori relativi, è il “contesto” a rallentare l’efficacia delle azioni di eGov: se è vero che sul fronte dell’apertura di dati e informazioni (76% Italia vs 72% Ue) e della digitalizzazione del settore privato (37% Italia vs 41% Ue) siamo quasi in linea con la media europea, la situazione cambia nell’analisi di parametri quali le competenze digitali (41% Italia vs 55% Ue), uso dell’Ict (37% Italia vs 53% Ue) qualità dei servizi (57% Italia vs 71% Ue) e connettività (53% Italia vs 64% Ue) in cui risultiamo sempre sotto la media.

“Alcuni fattori di contesto rappresentano senz’altro un freno per chi è deputato a governare la trasformazione al digitale del nostro Paese, ma non possono essere presi come unica scusante” commenta Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e responsabile del gruppo di ricerca sull’eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano. “I dati ci dicono che sempre più italiani utilizzano internet in modo evoluto e gli scarsi risultati registrati nell’utilizzo dei servizi di eGovernment devono far riflettere sulla reale fruibilità in termini di usabilità, punti di accesso e rispondenza ai bisogni dell’utenza, di quanto oggi messo a disposizione sul Web da parte della PA”.

“L’obiettivo non è quello di trovare delle giustificazioni a performance mediocri di alcuni Paesi ma abilitare un confronto tra le strategie di eGovernment di Paesi con caratteristiche simili” spiega Michele Benedetti, responsabile della Ricerca per il Politecnico di Milano. Ad esempio, una politica efficace attuata nei Paesi Scandinavi, dove internet è utilizzato settimanalmente da circa il 95% della popolazione, potrebbe non esserlo altrettanto in Romania, dove questo valore scende al 61%.

Riguardo allo scenario europeo se è vero che si registra un incremento del 13% dei servizi online (ma il dato riguarda gli ultimi quattro anni) “tuttavia è auspicabile incrementare la personalizzazione dei servizi, al fine di garantire un eGovernment senza soluzione di continuità per tutti i cittadini e le imprese”, evidenzia Capgemini. “Un’ulteriore personalizzazione dei servizi di eGovernment potrebbe contribuire a soddisfare le singole esigenze degli attuali utenti e a espandere i servizi pubblici digitali a una più ampia fascia di cittadini e imprese”. E secondo Capgemini è l’uso dei dati personali a ricoprire un ruolo chiave in tal senso. “Quando informazioni personali vengono utilizzate per ottimizzare l’erogazione del servizio, gli utenti coinvolti richiedono un certo livello di controllo sui dati elaborati. Tuttavia, questo obiettivo non è ancora stato raggiunto”. Attualmente, l’indicatore sulla trasparenza dei dati personali si attesta infatti al 54%.

C’è poi da lavorare anche sul fronte della sicurezza informatica: la valutazione sulla sicurezza informatica di circa 3.500 siti web pubblici, introdotta di recente, richiede necessariamente che le amministrazioni pubbliche di tutta Europa garantiscano livelli di sicurezza di base, considerato che meno del 10% dei siti web in ambito pubblico europeo ha superato i test effettuati.

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