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PA, spesa informatica decapitata del 50%

Lo prevede l’articolo 29 della Legge di Stabilità. Una misura così assurda da farla apparire un grossolano errore di stesura

26 Ott 2015

Mila Fiordalisi

Un taglio del 50% alla spesa informatica di tutti i ministeri. E’ quanto prevede l’articolo 29 della legge di Stabilità appena “bollinata” dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e inviato alla Commissione Bilancio del Senato. Un errore grossolano o la volontà del governo di tagliare davvero gli investimenti in informatica?

La lettura del documento ha fatto sobbalzare sulla sedia le associazioni di settore e gli addetti dell’Ict, anche perché i tagli sono totalmente in contrasto con il piano Crescita digitale annunciato dal governo e con la spinta alla digitalizzazione della PA. Fra l’altro la misura arriva a meno di un mese dall’evento organizzato a Venaria dal governo per presentare la strategia-Paese sul fronte digitale. Non resta da sperare che si tratti di una svista degli uffici di Palazzo Chigi durante la fase di stesura del documento e che si possa correre ai ripari durante la discussione parlamentare.

In dettaglio l’articolo 29 disciplina al punto 1 che le pubbliche amministrazioni e le società inserite nel conto economico delle PA facciano esclusivo riferimento a Consip (che a sua volta acquisisce il parere vincolante di Agid sui parametri di qualità e prezzo, si legge al punto 2) per i propri approvviggionamenti (a meno di autorizzazione motivata dall’organo di vertice amministrativo, chiarisce il punto 4) “al fine di garantire l’ottimizzazione e la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi in materia informatica”. Ma è al punto 3 che è stato inserito il taglio: “La procedura (…) ha un obiettivo di risparmio di spesa annuale, a decorrere dall’anno 2016, del 50 percento alla spesa annuale complessiva relativa al triennio 2013-2015 nel settore informatico“, si legge. Stando alle prime stime la decurtazione sarebbe anche superiore al 50% poiché nell’anno 2013 il tetto risulta essere più alto di quello degli anni successivi e quindi la media triennale sarebbe ulteriormente sfavorevole.

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