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L'INCHIESTA

La resa di WhatsApp nel Regno Unito, niente data sharing con Facebook

L’Information Commissioner Office britannico impone al servizio di messaggistica di non condividere i dati personali dei suoi utenti con il social network. Inchiesta chiusa senza sanzioni

15 Mar 2018

Patrizia Licata

giornalista

L’Ico, l’autorità britannica indipendente che vigila sul mercato delle comunicazioni (Information Commissioner Office), ha chiuso l’inchiesta aperta su Facebook e WhatsApp in merito alle modalità di condivisione dei dati degli utenti della popolare applicazione di messaggistica con l’azienda di Mark Zuckerberg che l’ha acquisita, concludendo che WhatsApp e Facebook non possono – e effettivamente non lo fanno – condividere tra loro i dati dei rispettivi utenti, eccetto che per le basilari operazioni di data processing.

L’esito rappresenta una tregua tra le parti in causa: WhatsApp e Facebook non subiranno alcuna multa perché l’Ico ha riconosciuto che non hanno condiviso dati personali; tuttavia la commissione ha imposto a WhatsApp la firma di un impegno a non scambiare tali dati con Facebook nemmeno in futuro, almeno finché i due servizi non saranno compliant col nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati Gdpr, che entrerà in vigore a maggio: potranno allora usare e scambiare dati nelle modalità definite dall’Ue. Come ha indicato la commissaria dell’Ico Elizabeth Denham, “La legge sulla data protection non impedisce a un’azienda di condividere dati personali, ma fissa dei requisiti legali per farlo”.

L’indaginde dell’Ico è stata aperta ad agosto del 2016 dopo che WhatsApp aveva aggiornato la sua privacy policy indicando che avrebbe cominciato a condividere i dati dei suoi utenti con Facebook: anche in Italia chi usa l’app di messaggistica ha ricevuto una comunicazione che chiedeva l’autorizzazione alla condivisione dei dati personali con Fcebook. L’azienda di Zuckeberg ha comprato la piattaforma di messaggistica nel 2014 per 19 miliardi di dollari e la modifica della policy contraddiceva le rassicurazioni seguite all’acquisizione: entrambe le società avevano garantito che non avrebbero trasformato gli utenti WhatsApp in prodotti. Soprattutto, le annunciate nuove politiche sulla privacy hanno fatto suonare i campanelli d’allarme delle associazioni dei consumatori e dei regolatori.

La Denham ha detto che WhatsApp si è “fermata in tempo”: non ha messo in pratica la prevista modifica alla strategia sui dati personali; ha così evitato qualunque sanzione anche se, a garanzia che nessuna violazione avvenga in futuro, l’Ico si è premunita con un impegno scritto. Ora WhatsApp ha garantito che non condividerà con Facebook i dati dei suoi utenti europei almeno fino al 25 maggio, data in cui entrerà in vigore la General Data Protection Regulation.

L’aggiornamento delle politiche sulla privacy notificato da Whatsapp nell’estate 2016 è costato una multa da 110 milioni di euro inflitta dalla Commissione europea a Facebook a maggio 2017. In Francia è ancora aperto il dossier su WhatsApp-Facebook del regolatore Cnil, mentre n Germania l’Alta corte amministrativa di Amburgo ha vietato a Facebook l’utilizzo dei dati degli utenti WhatsApp per scopi legati al business della profilazione e della pubblicità.

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