LA RECENSIONE

L’arte della privacy, viaggio inedito alla scoperta delle affinità fra dipinti e norme

A firma di Luca Bolognini un saggio che affronta sotto una luce nuova il rispetto di obblighi e divieti rompendo gli schemi e utilizzando l’escamotage della metafora “per evadere dalla materia legale e tecnologica e dalla clausura forzatamente digitalizzante. Con l’informatizzazione, tutto si sta progressivamente datificando”

Pubblicato il 09 Dic 2021

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L’arte della privacy, metafore sulla (non) conformità alle regole nell’era data driven”: si intitola così l’ultima opera – è proprio il caso di dirlo – di Luca Bolognini fra i massimi esperti internazionali di privacy e diritto dei dati, socio fondatore dello studio Ict Legal Consulting e presidente dell’Istituto italiano per la privacy nonché appassionato collezionista di dipinti antichi.

Ed è fra il mix fra la passione per il lavoro e quella per l’arte che nasce l’inedito raffronto, una “sfida anomala”, come la definisce lo stesso autore, eppur possibile. “C’è un legame di affinità fra le belle arti e le leggi: entrambe mediano tra la dimensione astratta e quella concreta, fra le vite interiori e quelle esteriori degli individui. Non a caso Leonardo da Vinci si spinse a considerare la pittura una forma perfino più nobile delle arti liberali medievali poiché in grado di sintetizzare pensiero e realtà fisica”, scrive Bolognini nella premessa al volume edito da Rubettino che in 150 pagine con tanto di immagini di dipinti d’autore, indaga l’arte della riservatezza domestica declinata nello smart working, quella dell’organizzazione aziendale e del “personaggio” del dpo-manager di corte, l’arte della bellezza giuridica e dell’imperfezione reputazionale, e la lista dei raffronti è ben più lunga.

“Con l’informatizzazione, tutto si sta progressivamente ‘datificando’: anche l’arte, sin dalla più antica era analogica, è stata una forma efficace di rappresentazione delle profondità umane, tradotte attraverso le opere in informazioni estetiche. Vorrei che, leggendo queste pagine, gli esperti di diritti digitali e di compliance aziendale potessero osservare gli adempimenti – ossia il rispetto di obblighi e divieti – sotto una luce nuova, aperta; che gli esperti d’arte potessero scoprire il lato ‘giuridico’ di un dipinto e dei dati che raffigura; che gli inesperti, sia d’arte sia di diritto, si sentissero liberi di curiosare e avvicinarsi all’una e all’altra disciplina, come visitatori girovaganti in un anomalo museo di immagini e di norme. Perché siamo tutti prigionieri di normative e regolarità, ineluttabili quanto arbitrarie, eppure così bisognosi di arte e umanità, di libertà senza mascherine e di rotte impreviste”.

E mette in guardia i lettori Bolognini: “Rimarrà deluso e spaesato chi cercherà in queste pagine un manuale o un commentario” sottolinea puntualizzando che il testo serve a “disimparare la misurazione regolare delle cose e procurarsi una via di fuga”. E così l’arte pittorica diventa l’escamotage, “il lenzuolo per evadere dalla materia legale e tecnologica e dalla clausura forzatamente digitalizzante”.

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