Google licenzia un’altra ricercatrice del team AI: crescono le tensioni - CorCom

IL CASO

Google licenzia un’altra ricercatrice del team AI: crescono le tensioni

Dopo l’afroamericana Timnit Gebru, tagliata un’altra figura chiave. A capo dei team di ricerca sulla tecnologia, compreso quello etico, arriva ora la vicepresidente Marian Croak

22 Feb 2021

Veronica Balocco

Crescono le tensioni all’interno della divisione Intelligenza artificiale (AI) di Google, dopo l’uscita di Timnit Gebru. Mountain View ha infatti licenziato un’altra leader del team etico per l’IA: Margaret Mitchell.
La società spiega che il licenziamento della Mitchell, una delle sue maggiori ricercatrici di settore, è legato alle sue ripetute violazioni del codice di condotta e di sicurezza, incluso il trasferimento di file e di dati privati.

Ma le polemiche non si placano

La spiegazione ufficiale però non placa le polemiche e riaccende l’attenzione sulla divisione dell’intelligenza artificiale di Google, da dicembre dominata da tensioni e nel mirino di critiche dopo il siluramento di Gebru, una delle pochissime ricercatrici afroamericane della Silicon Valley. L’addio di Gebru ha scatenato un fiume di polemiche all’interno della società, mettendo in evidenza le crescenti tensioni fra la forza lavoro di Google e la leadership dell’azienda. Oltre ad alimentare dubbi sugli sforzi di Mountain View di mettere a punto una tecnologia giusta e affidabile.
Gebru aveva denunciato che il suo licenziamento era dovuto a una email inviata a un gruppo di colleghi in cui esprimeva la sua frustrazione sui programmi sulla diversità di Google ed evocava uno studio del 2018 sui pregiudizi razziali e di genere nei software di riconoscimento facciale.

Digital event, 22 giugno
Forum PA > La trasformazione digitale del Paese
Digital Transformation
Networking

Google in difesa della sua immagine liberale paritaria

Mitchell insieme a Gebru aveva più volte spinto per una maggiore diversità all’interno dello staff di Google ed espresso timori sulla possibilità che Mountain View avesse iniziato a censurare ricerche e studi chiave per i suoi prodotti. Le due insieme avevano collaborato a uno studio sui potenziali pregiudizi nella linguaggio dei sistemi di intelligenza artificiale come quello usato da Google. Uno studio che, secondo indiscrezioni, Mountain View aveva chiesto di ritirare. Per Google il caso dei due licenziamenti e delle tensioni sulla razza e la diversità rischia di macchiare l’immagine liberal e paritaria che vuole trasmettere, e di tradire il motto della società ‘Don’t be evil’.

Il direttore della ricerca sull’intelligenza artificiale di Google, Zoubin Ghahramani, e un rappresentante legale dell’azienda hanno informato il team di Mitchell del suo licenziamento venerdì in una riunione convocata con breve preavviso. Sarebbero state fornite poche spiegazioni. Alex Hanna, un dipendente di Google, ha detto su Twitter che la società sta conducendo una “campagna diffamatoria” contro Mitchell e Gebru, con le quali ha lavorato a stretto contatto.

Google non ha commentato immediatamente queste affermazioni. In una dichiarazione al Guardian, la società ha dichiarato: “Dopo aver condotto una revisione della condotta di questo manager, abbiamo confermato che ci sono state più violazioni del nostro codice di condotta, nonché delle nostre politiche di sicurezza, che includevano l’esfiltrazione di affari riservati- documenti sensibili e dati privati di altri dipendenti”.

L’“incidente” nella settimana dello storico accordo con Murdoch

L’incidente ‘rovina’ una settimana in cui Google si era affermata come il volto buono della Silicon Valley siglando un accordo triennale con la News Corp in quale si è impegnata a pagare per i contenuti giornalisti del gruppo di Rupert Murdoch, al termine di una diatriba che va avanti da anni. Un’intesa storica innescata dall’accelerazione dell’Australia per costringere i colossi di big tech, inclusi Google e Facebook, a pagare le news. All’intesa strappata da Mountain View si era contrapposta la chiusura di Facebook, che aveva oscurato la condivisione di link e notizie degli utenti in Australia lasciando di fatto al buio il continente. Ma oggi il premier australiano, Scott Morrison, ha annunciato di aver ricevuto le “scuse” di Fb che si è detto pronto a tornare al tavolo dei negoziati. L’immagine della ‘buona’ Google rischia però ora di essere intaccata dal neo dei licenziamenti.

La nomina della nuova manager: al suo attivo oltre 200 brevetti

Google ha quindi nominato Marian Croak, vicepresidente dell’azienda negli ultimi sei anni, a coordinare la ricerca di BigG nel campo dell’intelligenza articiale. Tra le sfide che la manager ha affrontato negli ultimi anni c’è quella di aver guidato per l’azienda lo sviluppo del wi- pubblico in India. Croak ha all’attivo nella sua carriera di scienziata più di 200 brevetti a suo nome, è uno dei pionieri della tecnologia Voip e ha messo a punto la tecnologia che consente di effettuare donazioni alle campagne di solidarietà in sicurezza tramite Sms, tecnologia che fu messa in campo per la prima volta in occasione dell’uragano Katrina. Ora nel suo nuovo ruolo Marian Croak dovrà occuparsi di massimizzare gli impatti positivi degli studi di Google sulle applicazioni dell’Intelligenza artificiale, guidando dieci team fra cui quello, composto da una dozzina di scienziati, che si occupa di studiare le implicazioni etiche dell’automatizzazione e dell’AI.

“Sono entusiasta di poter valorizzare i brillanti talenti che abbiamo in azienda e che stanno lavorando su questi progetti – aveva detto Croak a Sepi Hejazi Moghadam, research senior program manager di Google, sul blog aziendale – Dobbiamo essere sicuri di avere i framework, i software e le best practice messi a punto dai ricercatori e dagli ingegneri per poter dire con orgoglio che i nostri sistemi si comportino nel modo migliore. Sono felice di supportare i team impegnati sia nella ricerca pure sia in quella applicata, perché entrambe hanno un grande valore e sono assolutamente necessarie per assicurare che la tecnologia abbia un impatto positivo sulla società”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 3