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Ecosistema telco, mercato europeo verso 1.800 miliardi: servizi digitali e tecnologie abilitanti guidano la svolta



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Un’analisi della Fondazione Restart, sviluppata con gli Osservatori del Politecnico di Milano, ridisegna lo scenario e quantifica le dinamiche che stanno spostando la creazione di valore verso infrastrutture avanzate, piattaforme cloud e applicazioni basate su AI e dati. Si delinea così un quadro utile a comprendere la trasformazione industriale e la competizione tecnologica in Europa

Pubblicato il 18 gen 2026



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“Ecosistema telco” non è più un’etichetta generica. Il nuovo white paper di Fondazione Restart, realizzato con gli Osservatori del Politecnico di Milano,quantifica una traiettoria che porta il perimetro europeo dai 1.142 miliardi del 2024 a circa 1.800 miliardi nel 2030, con una crescita media annua dell’8%. La spinta arriva dalle tecnologie abilitanticloud, AI, cybersecurity, data & analytics, edge – che crescono al +14,2% e diventano il motore del sistema.

A commentare il lavoro è Antonio Capone, full professor al Politecnico di Milano e co‑autore del rapporto, che nel suo post LinkedIn anticipa la portata dell’analisi: “A Techno‑Economic View of the Future Telecommunications propone per la prima volta una lettura strutturata dell’ecosistema europeo delle telecomunicazioni, introducendo un modello a cinque livelli e una stima del valore di mercato e dei tassi di crescita fino al 2030.”

Il salto di scala: valore, ritmo e destinazione della crescita

Il rapporto fissa i 1.142 miliardi come base 2024 e stima un Cagr dell’8% fino al 2030. Il risultato atteso è una massa economica prossima a 1.800 miliardi, con un trasferimento del valore verso piani software‑centrici e servizi. Non si tratta di espansione lineare. La crescita è asimmetrica tra i layer e premia ciò che abilita i casi d’uso: cloud, Ai, piattaforme dati, edge.

Il modello a cinque livelli proposto nel report – backbone, infrastrutture di rete, funzioni e integrazione, connettività e servizi abilitanti, applicazioni digitali – consente di leggere chi investe e chi monetizza. Le infrastrutture avanzano complessivamente intorno al 7% e, proiettate al 2030, superano la soglia dei 350 miliardi grazie a data center, reti dedicate e componenti edge. Le funzioni di rete restano stagnanti, segno di un’area vissuta come centro di costo. La connettività cresce al +6,8%, ma i servizi base sono quasi piatti; accelerano IoT, servizi specializzati, terminali e chip. In alto, le applicazioni legate alla connettività arrivano intorno a 112 miliardi al 2030, in linea con l’attuale +1,4%; gran parte del margine, però, viene ancora intercettata da attori non telco.

La chiave industriale: i verticali come volano del valore

La mappa evidenzia una dinamica ormai stabile. Il valore si sposta dai piani di trasporto ai livelli dove si uniscono piattaforme e dominio applicativo. Qui nascono i servizi verticali per manifattura, sanità, logistica, energia, città intelligenti. Per consolidarli servono standard robusti, modelli replicabili e Api di rete aperte. Senza questi elementi, la connettività continuerà a comportarsi come una commodity, con margini in compressione e ricadute limitate sulla redditività degli operatori.

Europa: scala, monetizzazione 5G e frammentazione

Il contesto europeo mostra ricavi bassi e frammentazione elevata. Il 2024 chiude con circa 246 miliardi di ricavi e con 34 Mno e oltre 350 Mvno che comprimono Arpu e capacità di investimento. La monetizzazione del 5G resta lenta: appena il 2% degli utenti mobili su 5G stand‑alone, contro 25% negli Usa e 77% in Cina. Risultato: stabilizzazione fragile e sforzo finanziario che non rientra in modo proporzionato.

Sul fisso, l’Europa presenta Ftth e reti gigabit diffuse, ma il vantaggio infrastrutturale non basta. Senza piattaforme interoperabili e Api standard, i servizi a valore restano poco scalabili. Per centrare gli obiettivi del Decennio Digitale servono nuovi investimenti (circa 200 miliardi tra 5G Sa e corridoi di trasporto) e un’accelerazione su integrazione Ntn‑Tn, edge e automazione.

Italia: conti tesi, Ict in risalita, urgenza cloud‑native

Il mercato italiano tocca 28 miliardi nel 2024 (+3%). Il fisso compensa il calo mobile. La componente Ict sale del 19% e attenua gli squilibri. Resta critico l’indicatore Ebitda–Capex, sceso da 10 miliardi nel 2010 a 0,02 miliardi nel 2024: spazio di manovra quasi azzerato. Intanto il traffico continua a correre, segnalando la necessità di reti programmabili, cloud‑native e più automazione in esercizio e provisioning.

Connettività e modelli economici: dal tubo alla piattaforma

La connettività non scompare, ma non basta. La marginalità risiede nella capacità di orchestrare servizi, esporre Api di rete, garantire Kpi e Sla verticali. Il documento mostra come i segmenti più dinamici della connettività non siano i servizi di base, bensì specialized services, IoT, cdn, terminali e chip. Qui l’offerta si integra con il cloud e con la gestione del dato, si costruiscono margini difendibili e nuovi ricavi ricorrenti.

Trasformazione e scenari

Nel suo intervento, Antonio Capone invita a leggere il settore con uno sguardo nuovo. Ricorda che A Techno‑Economic View of the Future Telecommunications propone per la prima volta una lettura strutturata dell’ecosistema europeo delle telecomunicazioni, introducendo un modello a cinque livelli e una stima del valore di mercato e dei tassi di crescita fino al 2030″. Una struttura che, sottolinea, serve anche a interpretare l’evoluzione di lungo periodo. Per questo il rapporto “esplora quattro possibili scenari futuri, tra continuità e discontinuità, mettendo al centro il tema dell’autonomia tecnologica europea e della ridefinizione dei confini tra infrastrutture e servizi”.

Strategia europea: consolidamento, separazione, Network‑as‑a‑Service

Gli scenari del report delineano strade alternative. L’opzione di minimo valore è l’evoluzione lenta con commoditizzazione spinta. Più promettente è la traiettoria verso operatori paneuropei, piattaforme e servizi integrati. Ancora più trasformativo è l’assetto che separa infrastrutture e servizi, abilita neutral host, modelli NaaS e una piattaforma cloud‑native con Api aperte. In questi percorsi, aumenta il valore di lungo periodo, insieme alla complessità della governance.

La sovranità digitale passa da cloud e AI. Il report mette in evidenza il ritardo europeo su modelli di frontiera e capacità di calcolo. Un consorzio europeo aperto e interoperabile aiuterebbe a trattenere valore nel continente e a ridurre dipendenze strategiche, abilitando edge, automazione e servizi data‑driven su rete.

Governance e investimenti: perché l’infrastruttura fa la differenza

L’infrastruttura resta un asset strategico. Va pensata come piattaforma programmabile, con slicing, orchestrazione e automazione. Occorrono co‑investimenti pubblico‑privati, armonizzazione dello spettro, regole comuni su core network e intercettazioni, e una regolazione che premi qualità, scala e apertura. La conclusione non ammette ambiguità: senza scala continentale, l’Europa resterà dipendente nei layer che catturano più valore.

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