“Ecosistema telco” non è più un’etichetta generica. Il nuovo white paper di Fondazione Restart, realizzato con gli Osservatori del Politecnico di Milano,quantifica una traiettoria che porta il perimetro europeo dai 1.142 miliardi del 2024 a circa 1.800 miliardi nel 2030, con una crescita media annua dell’8%. La spinta arriva dalle tecnologie abilitanti – cloud, AI, cybersecurity, data & analytics, edge – che crescono al +14,2% e diventano il motore del sistema.
A commentare il lavoro è Antonio Capone, full professor al Politecnico di Milano e co‑autore del rapporto, che nel suo post LinkedIn anticipa la portata dell’analisi: “A Techno‑Economic View of the Future Telecommunications propone per la prima volta una lettura strutturata dell’ecosistema europeo delle telecomunicazioni, introducendo un modello a cinque livelli e una stima del valore di mercato e dei tassi di crescita fino al 2030.”
Indice degli argomenti
Il salto di scala: valore, ritmo e destinazione della crescita
Il rapporto fissa i 1.142 miliardi come base 2024 e stima un Cagr dell’8% fino al 2030. Il risultato atteso è una massa economica prossima a 1.800 miliardi, con un trasferimento del valore verso piani software‑centrici e servizi. Non si tratta di espansione lineare. La crescita è asimmetrica tra i layer e premia ciò che abilita i casi d’uso: cloud, Ai, piattaforme dati, edge.
Il modello a cinque livelli proposto nel report – backbone, infrastrutture di rete, funzioni e integrazione, connettività e servizi abilitanti, applicazioni digitali – consente di leggere chi investe e chi monetizza. Le infrastrutture avanzano complessivamente intorno al 7% e, proiettate al 2030, superano la soglia dei 350 miliardi grazie a data center, reti dedicate e componenti edge. Le funzioni di rete restano stagnanti, segno di un’area vissuta come centro di costo. La connettività cresce al +6,8%, ma i servizi base sono quasi piatti; accelerano IoT, servizi specializzati, terminali e chip. In alto, le applicazioni legate alla connettività arrivano intorno a 112 miliardi al 2030, in linea con l’attuale +1,4%; gran parte del margine, però, viene ancora intercettata da attori non telco.
La chiave industriale: i verticali come volano del valore
La mappa evidenzia una dinamica ormai stabile. Il valore si sposta dai piani di trasporto ai livelli dove si uniscono piattaforme e dominio applicativo. Qui nascono i servizi verticali per manifattura, sanità, logistica, energia, città intelligenti. Per consolidarli servono standard robusti, modelli replicabili e Api di rete aperte. Senza questi elementi, la connettività continuerà a comportarsi come una commodity, con margini in compressione e ricadute limitate sulla redditività degli operatori.
Europa: scala, monetizzazione 5G e frammentazione
Il contesto europeo mostra ricavi bassi e frammentazione elevata. Il 2024 chiude con circa 246 miliardi di ricavi e con 34 Mno e oltre 350 Mvno che comprimono Arpu e capacità di investimento. La monetizzazione del 5G resta lenta: appena il 2% degli utenti mobili su 5G stand‑alone, contro 25% negli Usa e 77% in Cina. Risultato: stabilizzazione fragile e sforzo finanziario che non rientra in modo proporzionato.
Sul fisso, l’Europa presenta Ftth e reti gigabit diffuse, ma il vantaggio infrastrutturale non basta. Senza piattaforme interoperabili e Api standard, i servizi a valore restano poco scalabili. Per centrare gli obiettivi del Decennio Digitale servono nuovi investimenti (circa 200 miliardi tra 5G Sa e corridoi di trasporto) e un’accelerazione su integrazione Ntn‑Tn, edge e automazione.
Italia: conti tesi, Ict in risalita, urgenza cloud‑native
Il mercato italiano tocca 28 miliardi nel 2024 (+3%). Il fisso compensa il calo mobile. La componente Ict sale del 19% e attenua gli squilibri. Resta critico l’indicatore Ebitda–Capex, sceso da 10 miliardi nel 2010 a 0,02 miliardi nel 2024: spazio di manovra quasi azzerato. Intanto il traffico continua a correre, segnalando la necessità di reti programmabili, cloud‑native e più automazione in esercizio e provisioning.
Connettività e modelli economici: dal tubo alla piattaforma
La connettività non scompare, ma non basta. La marginalità risiede nella capacità di orchestrare servizi, esporre Api di rete, garantire Kpi e Sla verticali. Il documento mostra come i segmenti più dinamici della connettività non siano i servizi di base, bensì specialized services, IoT, cdn, terminali e chip. Qui l’offerta si integra con il cloud e con la gestione del dato, si costruiscono margini difendibili e nuovi ricavi ricorrenti.
Trasformazione e scenari
Nel suo intervento, Antonio Capone invita a leggere il settore con uno sguardo nuovo. Ricorda che “A Techno‑Economic View of the Future Telecommunications propone per la prima volta una lettura strutturata dell’ecosistema europeo delle telecomunicazioni, introducendo un modello a cinque livelli e una stima del valore di mercato e dei tassi di crescita fino al 2030″. Una struttura che, sottolinea, serve anche a interpretare l’evoluzione di lungo periodo. Per questo il rapporto “esplora quattro possibili scenari futuri, tra continuità e discontinuità, mettendo al centro il tema dell’autonomia tecnologica europea e della ridefinizione dei confini tra infrastrutture e servizi”.
Strategia europea: consolidamento, separazione, Network‑as‑a‑Service
Gli scenari del report delineano strade alternative. L’opzione di minimo valore è l’evoluzione lenta con commoditizzazione spinta. Più promettente è la traiettoria verso operatori paneuropei, piattaforme e servizi integrati. Ancora più trasformativo è l’assetto che separa infrastrutture e servizi, abilita neutral host, modelli NaaS e una piattaforma cloud‑native con Api aperte. In questi percorsi, aumenta il valore di lungo periodo, insieme alla complessità della governance.
La sovranità digitale passa da cloud e AI. Il report mette in evidenza il ritardo europeo su modelli di frontiera e capacità di calcolo. Un consorzio europeo aperto e interoperabile aiuterebbe a trattenere valore nel continente e a ridurre dipendenze strategiche, abilitando edge, automazione e servizi data‑driven su rete.
Governance e investimenti: perché l’infrastruttura fa la differenza
L’infrastruttura resta un asset strategico. Va pensata come piattaforma programmabile, con slicing, orchestrazione e automazione. Occorrono co‑investimenti pubblico‑privati, armonizzazione dello spettro, regole comuni su core network e intercettazioni, e una regolazione che premi qualità, scala e apertura. La conclusione non ammette ambiguità: senza scala continentale, l’Europa resterà dipendente nei layer che catturano più valore.












