Il mobile gender gap si restringe, ma non abbastanza da cambiare la traiettoria dell’inclusione digitale globale. Nei Paesi a basso e medio reddito, 810 milioni di donne non usano ancora internet mobile. Gli uomini nella stessa condizione sono 595 milioni. La distanza resta quindi enorme, anche se nel 2025 il divario nell’adozione si è ridotto leggermente. Secondo il Mobile Gender Gap Report 2026 della Gsma, le donne sono ancora il 12% meno propense degli uomini a usare internet via cellulare. In valori assoluti significa 200 milioni di donne connesse in meno. Il dato conferma un nodo industriale e sociale insieme. La connettività mobile è la principale porta di accesso a internet in molte economie emergenti. Quando quella porta resta chiusa, si riducono anche accesso ai servizi, opportunità di reddito, formazione, pagamenti digitali e partecipazione economica.
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Un divario che rallenta la trasformazione digitale
Il report della Gsma fotografa un miglioramento modesto rispetto agli anni precedenti. Dal 2022 il mobile gender gap mostra segnali di riduzione, ma il ritmo resta lento e disomogeneo. La questione non riguarda solo l’accesso alla rete. Tocca la capacità dei sistemi economici di includere metà della popolazione nei nuovi servizi digitali. In molti Paesi a basso e medio reddito, lo smartphone non è un dispositivo accessorio. È il canale principale per informarsi, lavorare, gestire denaro, accedere alla sanità e interagire con istituzioni e imprese.
Per questo il dato sugli 810 milioni di donne offline ha un peso strategico. Indica una domanda potenziale ancora inespressa. Segnala anche una frattura che può allargarsi con l’avanzata di servizi basati su piattaforme, dati e intelligenza artificiale. Se l’accesso mobile resta squilibrato, le nuove tecnologie rischiano di rafforzare disuguaglianze già presenti. La diffusione dell’AI, citata dalla Gsma come fattore di pressione, rende più urgente la correzione del divario. Senza inclusione digitale, competenze e dispositivi adeguati, molte donne restano escluse anche dalla prossima fase dell’economia connessa.
Africa subsahariana e Asia meridionale al centro del problema
La geografia del mobile gender gap resta molto marcata. Oltre due terzi delle 810 milioni di donne non connesse vivono in Africa subsahariana e Asia meridionale. Sono le aree con i divari più ampi nell’adozione di internet mobile. Il gap raggiunge il 26% in Africa subsahariana e il 25% in Asia meridionale. Questi numeri mostrano che il problema non è soltanto tecnologico. Dipende da reddito, istruzione, norme sociali, infrastrutture e disponibilità di servizi rilevanti.
Anche la distinzione tra aree urbane e rurali incide in modo netto. Nei territori rurali il divario tende a essere due o tre volte più ampio rispetto alle città. Il fenomeno è particolarmente evidente in Africa subsahariana, Asia meridionale, Medio Oriente e Nord Africa. Le donne che vivono lontano dai centri urbani affrontano barriere sovrapposte. Hanno spesso minore disponibilità economica, minore accesso alla formazione e reti meno affidabili. A questo si aggiungono vincoli sociali che possono limitare autonomia, mobilità e uso personale della tecnologia.
I Paesi meno sviluppati e quelli in via di sviluppo senza sbocco sul mare mostrano inoltre gap più ampi. Qui la connettività mobile incontra ostacoli infrastrutturali e di mercato più forti. La distanza tra uomini e donne diventa quindi un indicatore della fragilità complessiva dell’ecosistema digitale. Non basta portare copertura di rete. Serve rendere effettivo l’uso della connettività per chi oggi resta ai margini.
Smartphone, costi e competenze frenano l’accesso
Il primo ostacolo riguarda il dispositivo. Nei Paesi a basso e medio reddito il gender gap nella proprietà di smartphone è pari al 13%. Questo equivale a circa 210 milioni di donne in meno rispetto agli uomini con uno smartphone. Il dato è decisivo, perché il cellulare è il principale strumento di accesso a internet. Senza uno smartphone, molte applicazioni e servizi digitali restano fuori portata.
La Gsma indica tra le principali barriere l’accessibilità economica, soprattutto dei telefoni, e il livello di alfabetizzazione. Pesano anche le competenze digitali. Le donne subiscono questi ostacoli in modo più intenso, perché spesso partono da condizioni più fragili. Redditi più bassi, minore istruzione e norme sociali restrittive rendono più difficile acquistare un dispositivo, imparare a usarlo e mantenerne l’uso nel tempo.
Il fatto che la consapevolezza dell’esistenza di internet mobile sia alta e quasi equivalente tra uomini e donne rende il quadro ancora più chiaro. Il problema non è solo sapere che il servizio esiste. La barriera si sposta sulla possibilità concreta di accedervi. Prezzo dei device, costo dei dati, fiducia nell’uso e capacità di navigare diventano fattori discriminanti. Per gli operatori e i policy maker, questo significa che la copertura non può essere l’unico parametro di successo.
Anche l’uso resta diseguale
Il mobile gender gap non si chiude quando una donna accede per la prima volta a internet mobile. Il report sottolinea che molte utenti connesse usano la rete meno spesso degli uomini. La utilizzano anche per un numero più limitato di attività. Questo aspetto è cruciale, perché il valore della connettività dipende dalla frequenza e dalla varietà d’uso. Un accesso sporadico produce benefici inferiori. Riduce anche la familiarità con servizi digitali più avanzati.
Tra le barriere successive all’accesso emergono sicurezza, costo dei dati e qualità dell’esperienza di connessione. I timori legati a privacy, frodi, molestie o controllo sociale possono limitare l’uso. In molti contesti, la sicurezza online non è percepita come un tema astratto. Incide sulla libertà di comunicare, fare pagamenti, partecipare a reti sociali o cercare opportunità di lavoro.
Anche il prezzo dei dati resta un ostacolo concreto. Per famiglie con risorse limitate, la spesa per la connessione compete con bisogni essenziali. Se il telefono è condiviso o controllato da altri membri della famiglia, l’autonomia digitale femminile si riduce ulteriormente. La qualità della rete, infine, può frenare l’adozione di servizi più complessi. Video, formazione online, telemedicina e strumenti di lavoro richiedono connessioni stabili e accessibili.
La posta economica per industria e Paesi
La chiusura del mobile gender gap non è solo una priorità sociale. È anche una questione economica. Secondo la Gsma, eliminare il divario nell’adozione di internet mobile nei Paesi a basso e medio reddito potrebbe generare 1.300 miliardi di dollari di Pil aggiuntivo tra il 2023 e il 2030. La chiusura del gap nella proprietà e nell’uso del mobile potrebbe inoltre produrre 230 miliardi di dollari di ricavi aggiuntivi per l’industria mobile.
Questi numeri spiegano perché l’inclusione femminile sia un tema industriale. Più donne online significano più utenti, più servizi utilizzati e mercati digitali più profondi. Significano anche maggiore resilienza economica. L’accesso a internet mobile può aiutare le donne ad affrontare crisi economiche, climatiche e politiche. Può facilitare pagamenti, microimprese, informazione agricola, formazione e accesso ai servizi pubblici.
Per gli operatori mobili, il punto non è soltanto acquisire nuovi clienti. È progettare offerte, canali e servizi che rispondano a bisogni reali. La domanda femminile non può essere trattata come un segmento indistinto. Richiede attenzione a prezzo, sicurezza, semplicità d’uso, fiducia e rilevanza dei contenuti. In assenza di questo approccio, il mercato potenziale resta parzialmente bloccato.
Il ruolo di governi, operatori e cooperazione
La Gsma chiede un’azione coordinata tra governi, industria e comunità dello sviluppo. Le misure indicate riguardano diversi livelli. Servono interventi per rendere più accessibili telefoni e dati. Occorrono programmi di alfabetizzazione digitale e competenze pratiche. Vanno affrontati i rischi di sicurezza online. È necessario progettare prodotti mobili in linea con le esigenze delle donne. Resta poi centrale il contrasto alle norme sociali e alle disuguaglianze strutturali.
Claire Sibthorpe, Head of Digital Inclusion della Gsma, lega il tema alla trasformazione digitale in corso. “Sebbene dal 2022 si sia registrato un lento restringimento del mobile gender gap, è necessario fare molto di più per affrontare divari persistenti e significativi nell’adozione e nell’uso di internet mobile”, afferma. “Viviamo in un mondo sempre più digitale e la diffusione di tecnologie come l’AI sta creando divisioni digitali e disuguaglianze maggiori, rendendo più urgente garantire l’inclusione digitale per tutti”.
La stessa Sibthorpe richiama la necessità di investimenti mirati. “Affrontare le barriere che limitano l’accesso e l’uso di internet mobile da parte delle donne è cruciale”, sottolinea. “C’è un bisogno urgente di accelerare il ritmo dei progressi realizzati finora, attraverso azioni e investimenti informati e mirati da parte di tutti gli stakeholder”. La posta in gioco, aggiunge, riguarda benefici sociali e commerciali per donne, società ed economie.
Dalle iniziative volontarie agli obiettivi misurabili
Un segnale positivo arriva dalla Connected Women Commitment Initiative della Gsma. Più di 50 operatori mobili hanno assunto impegni formali per accelerare l’inclusione digitale e finanziaria delle donne. Dal 2016 queste iniziative hanno raggiunto oltre 90 milioni di donne aggiuntive con servizi di internet mobile o mobile money. Il dato mostra che gli interventi mirati possono produrre risultati concreti.
La sfida, però, è passare da progetti circoscritti a cambiamenti di scala. Il mobile gender gap richiede obiettivi misurabili e continuità. Gli operatori possono intervenire su modelli tariffari, distribuzione dei device, assistenza, sicurezza e contenuti locali. I governi possono agire su fiscalità, programmi educativi, identità digitale, servizi pubblici e protezione degli utenti. La cooperazione internazionale può sostenere ricerca, sperimentazione e investimenti nei mercati più fragili.
Il report 2026 indica quindi una direzione chiara. Il restringimento del divario è possibile, ma non avviene automaticamente. La crescita della copertura mobile e la maggiore consapevolezza non bastano. Per portare online 810 milioni di donne servono politiche industriali, modelli commerciali inclusivi e interventi sociali mirati. Il mobile gender gap resta così uno dei banchi di prova più rilevanti per misurare la qualità della trasformazione digitale. Non solo quante persone sono connesse, ma chi può davvero usare la rete per migliorare la propria vita.


