Regione Veneto e Save hanno siglato l’Accordo Strategico sulla Mobilità Aerea Avanzata, dedicato all’avvio del piano operativo per l’integrazione dei primi droni nel sistema dei trasporti del Veneto. La Regione e Save, insieme a Enac, hanno predisposto lo “strumento per l’analisi del fabbisogno della Mobilità Aerea Avanzata nel territorio veneto” per individuare esigenze di mobilità, tratte logistiche e aree idonee ai vertiporti.
Il deal è stato formalizzato durante la terza giornata di Space Meetings 2026, di scena in questi giorni al Vtp – Venezia Terminal Passeggeri, dove è stato varato anche il progetto per una filiera aerospaziale condivisa da Regione Veneto e Regione Lombardia. La kermesse, giunta alla sua quarta edizione, riunisce i principali operatori globali dell’economia dello spazio e dei settori tecnologici emergenti, per discutere degli ultimi sviluppi nel mondo delle applicazioni satellitari, tecnologie innovative, supply chain e investimenti.
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Cosa prevede l’accordo tra Regione Veneto e Save
Nell’ambito progetto condiviso, Enac ha realizzato una mappatura delle infrastrutture regionali dedicate ai servizi di emergenza, delle cliniche e degli ospedali, della rete aeroportuale e delle aviosuperfici, creando una banca dati funzionale all’individuazione dei servizi più adatti alle esigenze del territorio.
Contestualmente all’annuncio dell’accordo – siglato da Diego Ruzza, assessore regionale ai Trasporti, Mobilità e Lavori pubblici della Regione Veneto, Marco D’Elia, direttore Area Infrastrutture, Lavori Pubblici e Demanio della Regione Veneto, Davide Drago di Enac e Corrado Fischer, direttore operativo del gruppo Save – è stato confermato il proseguimento del progetto Padova Sandbox, che prevede l’utilizzo di droni a idrogeno per il trasporto di materiale sanitario, medicinali e sostanze biologiche urgenti. Il 6 maggio, a Osnago, si è conclusa con successo la sperimentazione del Keb (Key Energy Builder) della società padovana H2C, sistema compatto per la produzione e l’erogazione di idrogeno verde alimentato da energia rinnovabile. Il sistema sarà trasferito nel Sandbox di Padova per alimentare droni e mezzi cargo a terra. Entro ottobre è previsto il primo volo di prova nell’area aeroportuale, seguito dalla sperimentazione Beyond Visual Line Of Sight (Bvlos). L’ultima fase del progetto riguarderà il trasporto sperimentale di materiale sanitario a temperatura controllata tra le sedi dello Iov di Padova e Castelfranco Veneto.
Verso una filiera aerospaziale condivisa con la Lombardia
L’incontro tra gli assessori allo Sviluppo Economico della Regione Veneto, Massimo Bitonci, e della Regione Lombardia, Guido Guidesi ha invece sancito l’avvio di una collaborazione strategica volta alla creazione di una filiera aerospaziale integrata a cavallo di Lombardia e Veneto.
L’obiettivo dell’intesa è la costruzione di un ecosistema comune che permetta alle due regioni di presentarsi con una voce unitaria ai tavoli nazionali ed europei, potenziando la competitività delle imprese e la capacità di attrazione di capitali e giovani talenti.
“L’accordo, si legge in una nota, “si articola su diversi pilastri operativi, partendo dall’individuazione di ambiti produttivi complementari e dallo sviluppo di strumenti finanziari e di garanzia condivisi, necessari per sostenere l’accesso al credito delle imprese e delle startup del comparto. Tra i temi prioritari figurano la mappatura del settore della microelettronica e dei microprocessori, oltre alla promozione del trasferimento tecnologico dalle applicazioni spaziali verso le filiere industriali tradizionali, in cui le tecnologie space-driven possono generare significativi vantaggi competitivi”.
La sinergia tra i due territori punta, inoltre, a rafforzare il legame tra il mondo della ricerca e il sistema produttivo, come evidenziato dalla collaborazione tra i cluster regionali e dalla partecipazione congiunta di gruppi studenteschi d’eccellenza, quali il Politecnico di Milano e l’Università di Padova. L’alleanza si inserisce in un contesto di forte espansione della Space Economy, per la quale si stima un tasso di crescita annuo superiore al 10%, posizionando l’asse veneto-lombardo come uno dei poli di riferimento per l’innovazione aerospaziale a livello internazionale.
Il valore della “space agriculture”
A Space Meetings 2026 si è parlato anche del ruolo, sempre più strategico, delle tecnologie spaziali nello sviluppo dell’agricoltura, la cui evoluzione può essere indirizzata verso modelli produttivi sostenibili, automatizzati e data-driven.
L’integrazione tra dati satellitari, sensori avanzati, AI e sistemi di agricoltura di precisione consente già oggi di monitorare colture, risorse idriche e caratteristiche dei terreni in tempo reale, ottimizzando l’utilizzo di acqua, fertilizzanti e fattori produttivi.
Le applicazioni spaziali trovano inoltre impiego nella gestione intelligente degli allevamenti e nel monitoraggio ambientale, confermando il crescente trasferimento tecnologico tra settore aerospaziale e filiere agroalimentari.
La rapida crescita della “space agriculture” assumerà un ruolo centrale nelle future missioni lunari e nei programmi di permanenza umana nello spazio profondo. Basti pensare ai progetti sviluppati dall’Esa attraverso il programma MELiSSA (Micro-Ecological Life Support System Alternative), finalizzato alla realizzazione di ecosistemi rigenerativi capaci di produrre cibo, acqua e ossigeno a partire dal recupero di risorse organiche e ambientali.
Le sperimentazioni in corso riguardano serre modulari, coltivazioni idroponiche e sistemi di produzione alimentare in ambienti estremi, tecnologie pensate per supportare future basi lunari ma già oggi in grado di generare ricadute concrete nei campi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare e della resilienza climatica.
Nel confronto dedicato al rapporto tra alimentazione e spazio è intervenuto anche Franco Malerba, primo astronauta italiano e fondatore di Space V – impegnata nello sviluppo di serre adattive per la coltivazione di microgreens in orbita – che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di sviluppare sistemi autonomi per la produzione di cibo nelle missioni di lunga durata. Partendo dall’esperienza della startup Space V, Malerba ha evidenziato come le tecnologie progettate per garantire il sostentamento degli astronauti possano trasformarsi in nuove soluzioni applicative anche per la produzione agricola terrestre, rafforzando il modello di innovazione cross-settoriale tra aerospazio, agrifood e sostenibilità ambientale.






