AT&T, T-Mobile e Verizon passano dalle intenzioni all’accordo. I tre maggiori operatori mobili statunitensi hanno costituito una joint venture per ampliare la connettività nelle zone degli Stati Uniti che restano fuori dalla portata delle reti terrestri, facendo leva sui collegamenti diretti fra satelliti e smartphone. L’obiettivo dichiarato è arrivare a “quasi eliminare” le dead zone, mettendo in comune risorse di spettro e facilitando lo sviluppo dei servizi direct-to-device (D2D).
L’intesa dà seguito all’accordo di principio annunciato a maggio e arriva in una fase di forte accelerazione del satellite-to-phone, con operatori mobili e società spaziali impegnati a portare la connettività orbitale direttamente sui normali smartphone.
A guidare inizialmente la nuova società sarà Paul Roth, manager con una lunga esperienza nel settore wireless e precedenti incarichi in AT&T, Cingular Wireless e Ameritech. Roth assumerà il ruolo di amministratore delegato ad interim mentre proseguirà la ricerca del ceo permanente. La governance sarà affidata a un consiglio con rappresentanti di tutti e tre i soci fondatori.
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Spettro condiviso per portare la rete oltre le torri
Il progetto nasce da un problema strutturale del mercato statunitense: anche con reti mobili molto estese, restano territori rurali, parchi, strade e altre aree remote dove il segnale delle infrastrutture terrestri non arriva. Già nell’annuncio di maggio, i tre operatori avevano indicato la possibilità di mettere in comune una parte delle risorse di spettro per aumentare la capacità disponibile per i collegamenti satellitari.
Con la firma dell’accordo definitivo, l’iniziativa entra nella fase operativa. La condivisione delle frequenze dovrà consentire un impiego più efficiente dello spettro destinato ai collegamenti direct-to-device, una risorsa particolarmente preziosa in un mercato in cui cresce rapidamente il numero degli operatori interessati alla connettività dallo spazio.
La copertura satellitare avrà anche una funzione di continuità del servizio nelle emergenze, quando uragani, incendi, blackout o altri eventi possono compromettere le infrastrutture terrestri.
Una piattaforma aperta a più operatori satellitari
La joint venture punta anche a semplificare l’integrazione tra reti mobili e costellazioni. Il progetto prevede specifiche comuni e modalità tecniche pensate per facilitare l’accesso degli operatori mobili ai servizi satellitari, con l’obiettivo di accelerare l’introduzione di nuove offerte.
La piattaforma viene definita dai promotori “technology-neutral”: non sarà quindi vincolata a una singola tecnologia o a un solo fornitore. Il modello mira ad ampliare la concorrenza nel mercato D2D, consentendo a diversi operatori satellitari di mettere capacità a disposizione dei carrier.
Un’impostazione che riguarda anche gli operatori mobili rurali statunitensi. La nuova società prevede infatti di collaborare con queste realtà per permettere loro di sviluppare nuovi servizi senza dover realizzare autonomamente tutte le componenti necessarie all’integrazione satellitare.
Gli accordi con Starlink e AST SpaceMobile restano in vigore
La creazione della joint venture non modifica le partnership già sviluppate dai tre gruppi. Gli accordi esistenti fra ciascun carrier e i rispettivi partner satellitari rimarranno operativi, e AT&T, T-Mobile e Verizon potranno continuare a portare avanti progetti indipendenti.
T-Mobile è già più avanti nella commercializzazione. Con T-Satellite, sviluppato insieme a Starlink, l’operatore ha portato il collegamento direct-to-device su normali smartphone e ha progressivamente esteso il servizio dalla messaggistica ai dati. Nel gennaio 2026 T-Mobile indicava oltre 150mila utenti al giorno e l’accesso via satellite a decine di applicazioni; nei mesi successivi il servizio è stato utilizzato anche durante eventi meteorologici estremi.
AT&T ha invece sottoscritto con AST SpaceMobile un accordo commerciale per fornire connettività broadband dallo spazio direttamente agli smartphone. Anche Verizon ha scelto AST SpaceMobile per sviluppare la propria offerta D2D.
La nuova società aggiunge così un’infrastruttura condivisa alle strategie già avviate autonomamente dai carrier, senza sostituire i rapporti commerciali esistenti.
Il satellite-to-phone entra nel confronto sul futuro delle telco Usa
L’accordo arriva mentre cresce il peso delle costellazioni satellitari nel mercato delle comunicazioni mobili. SpaceX sta espandendo Starlink Direct to Cell e ha rafforzato la propria disponibilità di frequenze attraverso l’operazione con EchoStar. Nel 2025 le due società hanno concordato il trasferimento a SpaceX delle licenze AWS-4 e H-block e successivamente di ulteriori frequenze AWS-3, per un valore complessivo dell’operazione salito a circa 20 miliardi di dollari.
Le frequenze sono destinate alla nuova generazione della costellazione Direct to Cell, con cui SpaceX punta ad aumentare capacità e prestazioni dei collegamenti verso smartphone standard.
Questo sviluppo ha aperto un confronto sulle possibili conseguenze per gli operatori mobili tradizionali. Nei giorni precedenti all’annuncio della joint venture, il ceo di AT&T John Stankey ha espresso dubbi sulla sostenibilità economica e tecnologica di un’eventuale espansione di Starlink verso un modello più direttamente competitivo con le reti cellulari.
Il rapporto tra telco e operatori satellitari resta tuttavia articolato. Starlink è contemporaneamente uno dei protagonisti della trasformazione del mercato e il partner con cui T-Mobile ha costruito il proprio servizio satellitare, mentre AT&T e Verizon lavorano con AST SpaceMobile. La nuova iniziativa dei tre carrier introduce ora un ulteriore livello di cooperazione in un mercato che si prepara ad accogliere più costellazioni e più fornitori di capacità.
Il D2D diventa un nuovo livello delle reti mobili
Per AT&T, T-Mobile e Verizon il passaggio successivo sarà trasformare la condivisione dello spettro e le specifiche comuni in servizi utilizzabili su larga scala. Il direct-to-device consente ai satelliti di comunicare con smartphone compatibili senza richiedere terminali dedicati, rendendo possibile l’estensione della copertura mobile anche nelle aree dove costruire nuove infrastrutture terrestri risulta complesso o economicamente poco sostenibile.
La partita si sposta quindi sull’esecuzione: disponibilità di capacità orbitale, interoperabilità con le reti mobili e velocità di integrazione determineranno quanto rapidamente il satellite-to-phone potrà passare da servizio complementare a componente stabile dell’offerta degli operatori statunitensi.







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