SOVRANITà

Cavi sottomarini e satelliti si integrano: l’Esa sviluppa la rete ibrida contro i guasti


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Il progetto CableField, finanziato dall’Ente spaziale europeo con 1,5 miliardi e guidato da neXat, realizzerà e testerà un sistema che automaticamente indirizza in orbita il traffico sottomarino selezionato in caso di disservizi. L’approccio si basa sulla condivisione delle risorse tra più fornitori. La commercializzazione è prevista nel 2028

Pubblicato il 17 set 2026



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Punti chiave

  • CableShield, guidato da neXat, è un progetto Esa da 1,5M€ per instradare automaticamente su link satellitari il traffico dei cavi sottomarini in caso di guasto.
  • Orchestrazione multi-fornitore e multi-orbita via Api (Pooling and Sharing) per rilevamento, selezione risorse satellitari e prioritizzazione del traffico critico.
  • Supporta la sovranità digitale europea e l’integrazione con IRIS²; prevista commercializzazione nel 2028 con Telesat, in competizione con reti come Starlink.
Riassunto generato con AI


I cavi sottomarini sono un’infrastruttura di telecomunicazione strategica, pilastro della sovranità digitale, e va adeguatamente protetta con sistemi di ridondanza. Per questo l’Agenzia spaziale europea (Esa) ha dato vita al progetto CableShield, selezionando alla guida neXat, azienda specializzata in operazioni satellitari multi-orbita.

Il progetto, che vale 1,5 milioni di euro e cui collaborano Telesat e Colt Technology Services Belgium, dovrà automatizzare la connettività di backup in caso di guasto alle tratte in fibra sottomarina, trasferendo in automatico su collegamenti satellitari il traffico selezionato.

L’iniziativa è finanziata dall’Esa nell’ambito del programma “Space Systems for Safety and Security”, incluso nel programma Artes (Advanced Research in Telecommunications Systems). L’assegnazione del contratto al consorzio guidato da neXat avvia un progetto di 18 mesi dedicato solo allo sviluppo e alla validazione. Limplementazione commerciale sarà separata a prevista non prima del 2028.

Cavi sottomarini sicuri, l’Esa avvia CableShield

CableShield è concepito come un livello di orchestrazione che opera su domini di comunicazione distinti, anziché come una rete di backup legata a un unico fornitore.

La sua architettura collega le funzioni di rilevamento e decisione ai sistemi di controllo delle reti terrestri e satellitari. Tali livelli comunicheranno tramite Api derivate dal lavoro dell’Esa sulle definizioni di interfaccia per il “Pooling and Sharing”; ciò consentirà a sistemi satellitari multi-fornitore e multi-orbita di scambiarsi dati operativi, richiedere capacità e gestire risorse condivise all’interno di un unico ambiente di servizio.

In caso di guasto, la piattaforma selezionerà le risorse satellitari disponibili e reindirizzerà una quota controllabile e scalabile del traffico interessato, applicando regole definite di instradamento e prioritizzazione.

Backup satellitare per salvare i servizi critici

Per i proprietari di cavi sottomarini e gli operatori di rete, il progetto affronta la fase critica che intercorre tra il guasto e il ripristino fisico della linea. Sebbene la capacità satellitare non possa eguagliare l’intera larghezza di banda di un grande sistema in fibra, l’allocazione automatica e la prioritizzazione del traffico potrebbero preservare servizi critici selezionati durante le operazioni di riparazione.

L’approccio basato sulla condivisione delle risorse tra più fornitori permette inoltre di verificare se gli operatori possano ottenere capacità resiliente sfruttando diverse costellazioni satellitari, senza dover implementare processi manuali specifici per ciascun fornitore.

Colt apporta le competenze relative alla rete terrestre, mentre Telesat partecipa alla dimostrazione sul campo in qualità di operatore satellitare.

I partner dovranno integrare le funzioni di rilevamento, controllo e trasferimento del traffico, per poi verificarne il funzionamento in condizioni reali.

Il lancio commerciale nel 2028

neXat punta a lanciare commercialmente il servizio di backup nel 2028, in concomitanza con l’avvio previsto del servizio Lightspeed di Telesat. La dimostrazione e i relativi risultati di validazione rappresentano quindi le prossime tappe fondamentali per stabilire se CableShield possa evolvere da progetto di resilienza sostenuto dall’Esa a soluzione concreta per garantire la continuità operativa delle reti di cavi sottomarini.

Cavi sottomarini al centro della strategia Ue sulla sovranità

“Le infrastrutture spaziali e sottomarine sono nuovi territori sovrani e dobbiamo difenderli con la stessa determinazione con cui difendiamo gli spazi terrestri”. Con questa frase, pronunciata a Roma alla conferenza Space&Underwater – Space Economy, Submarine Cables & Cybersecurity, Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione e alla Transizione digitale, ha messo il tema cavi sottomarini e spazio al centro dell’agenda europea. E ha avvertito: “Non è più tempo di ritardi rispetto a Stati Uniti e altre aree del mondo”.

I cavi sottomarini trasportano la quasi totalità del traffico dati internazionale. Un milione e trecentomila chilometri di dorsali attraversano oceani e mari, con punti di approdo che diventano obiettivi delicati. Butti ha elencato rischi concreti: fondali saturi di dorsali, danni da pesca a strascico e un numero ridotto di navi in grado di eseguire riparazioni tempestive. In un contesto di tensione geopolitica, ogni interruzione può generare impatti economici e instabilità nei flussi digitali.

Il sottosegretario ha sottolineato la necessità di una risposta europea coordinata, proponendo di “costituire una flotta di pronto intervento”, capace di intervenire rapidamente sulle dorsali, e invita a costruire un patto nel Mediterraneo con Paesi “like-minded” per condividere sorveglianza, manutenzione e standard tecnici. Per Butti, la resilienza delle infrastrutture sottomarine è un tassello della sovranità digitale.

Quando i satelliti diventano infrastruttura digitale

Il collegamento fra politica spaziale e sovranità digitale, di recente sottolineato da Ursula von der Leyen all’International Space Summit di Parigi, emerge con particolare evidenza nelle comunicazioni satellitari. IRIS², Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite, deve diventare la costellazione europea per la connettività sicura, destinata a garantire servizi a governi, infrastrutture critiche, servizi di emergenza e settori della sicurezza e della difesa.

Il 7 agosto Commissione europea, ESA, EUSPA e consorzio SpaceRISEhanno definito la nuova configurazione del programma. L’accordo aggiunge 66 satelliti in orbita bassa e porta la costellazione principale a 348 satelliti, facendo passare il progetto alla fase di piena implementazione. La Commissione ha legato esplicitamente il rafforzamento di IRIS² alla sovranità digitale europea e alla riduzione della dipendenza dai sistemi satellitari extraeuropei.

Il progetto occupa quindi uno spazio che fino a pochi anni fa veniva considerato soprattutto una componente della politica spaziale. La connettività satellitare sta invece diventando parte dell’architettura digitale europea, insieme alle reti terrestri, ai data center e alle infrastrutture cloud. Lo sviluppo delle reti non terrestri, la crescita dei servizi in orbita bassa e la futura integrazione fra satelliti e reti mobilirendono sempre meno netta la separazione tra telecomunicazioni e spazio.

La scala di Starlink e il ritardo da recuperare

La dimensione della sfida europea emerge dal confronto con Starlink. SpaceX ha costruito in pochi anni una rete globale che opera già su una scala molto superiore a quella oggi disponibile agli operatori europei. Nel prospetto pubblicato dalla società in occasione della quotazione, SpaceX indicava al 31 marzo 2026 circa 9.600 satelliti Starlink broadband e mobile in orbita bassa e 10,3 milioni di abbonati in 164 Paesi, territori e altri mercati.

È questo il mercato nel quale dovrà progressivamente entrare IRIS². La competizione riguarda capacità, copertura, terminali, costi e rapidità di dispiegamento, ma per Bruxelles comprende anche un tema di autonomia. La Commissione motiva il programma proprio con la necessità di diminuire l’esposizione europea verso sistemi satellitari non controllati dall’Unione. Il problema diventa particolarmente sensibile quando la connettività serve istituzioni pubbliche, difesa o infrastrutture che devono continuare a funzionare durante una crisi.

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