INNOVAZIONE

PA, Dadone: “Smart working al 40% anche nel post-emergenza”

La ministra: “Attualmente l’80% dei dipendenti pubblici delle amministrazioni centrali opera da remoto, al 69% quelli delle Regioni. Ma serve mettere a valore i risultati ottenuti anche dopo la fine della pandemia”

Pubblicato il 30 Mar 2020

dadone

Smart working a regime nella PA anche dopo l’emergenza Coronavirus. E’ l’obiettivo che si è data la ministra della PA, Fabiana Dadone, alla luce dei numeri di adesione al lavoro agile rilevati di queste settimane. Numeri che fanno ben sperare che questa modalità possa diventare la norma negli uffici pubblici.

“Le amministrazioni centrali hanno un livello molto alto, intorno all’80% di persone collocate in smart working, i dati di tutte le Regioni si attestano al 69% – ha detto a Sky Tg24 – È un passo importante e grande, una modalità di organizzazione del lavoro completamente diversa, è una vera sfida e va preso questo percorso anche finita questa pandemia. La pubblica amministrazione continuerà a sfruttare questa occasione per portare a sistema il 30-40% di lavoratori con questa modalità che a livello di produzione cambia proprio l’approccio lavorativo”.

Superare dunque il principio per cui la produttività è commisurata alle ore lavorate. “E invece valutare se il dipendente produce e cosa produce in base all’obiettivo che il dirigente fornisce – ha spiegato – È un’impostazione diversa, ma molto positiva per la PA che in questa fase ha avuto la capacità e la voglia di reagire”.

“Qualcuno non è riuscito subito – ha spiegato la ministra -, ma è dipeso dal singolo atteggiamento del dirigente, della singola struttura. Io ho fatto un richiamo che fosse più una moral suasion positiva. Capisco che la sfida sia grande e che sia difficile, quando si è stati abituati per trent’anni di lavoro a organizzare le modalità in altra maniera, riorganizzare da remoto, con altri strumenti, in una fase oggettivamente complicata. Abbiamo chiesto in pochissimo tempo di passare da una fase di sperimentazione molto lenta, inizialmente si doveva arrivare al 10%, ma guardando i dati di tutta Italia si era appena, tra amministrazioni centrali e locali, all’1%. Abbiamo chiesto di renderlo ordinario e mi rendo conto che non sia un passaggio facile. Attivando l’ispettorato funzione pubblica ci siamo messi direttamente in contatto con le amministrazioni e le abbiamo accompagnate nel percorso. Tutto questo però non può prescindere dal discorso della banda larga, del digital divide, da una serie di considerazioni e strumenti su cui stiamo lavorando intensamente”.

Lo smart working per decreto nella PA

Il Dpcm dello scorso 16 marzo regola l’uso del lavoro agile negli uffici pubblici per arginare la diffusione del Coronavirus. Il provvedimento stabilisce che fino alla fine dell’emergenza coronavirus lo smart working, cui si può far ricorso in modo semplificato e persino con strumenti del dipendente, sia la forma ordinaria di svolgimento della prestazione nelle PA. In ufficio le presenze vanno limitate esclusivamente alle attività indifferibili e che non si possono svolgere da remoto. Qualora non sia possibile ricorrere al lavoro agile – aggiunge – le amministrazioni utilizzano gli strumenti delle ferie pregresse, del congedo, della banca ore, della rotazione e di altri istituti analoghi. Esaurite eventualmente tali opzioni, i datori pubblici possono esentare il lavoratore dal servizio che però risulta prestato con tutte le prerogative di retribuzione e contribuzione, esclusa, se prevista, l’indennità sostitutiva di mensa.

L’emergenza Coronavirus ha dato dunque una spinta importante al lavoro agile che, soprattutto nella PA, stentava a decollare. Stando ai dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2019 solo il 16% delle PA aveva avviato progetti strutturati di Smart Working mentre ben 4 amministrazioni su 10 non aveva attivato alcuna iniziativa; il 31% era incerto e il 7% addirittura disinteressato. Appena il 12% dei lavoratori pubblici era coinvolto in queste iniziative.

Il progetto Vela

Nei territori, ben prima dell’emergenza sanitaria, si è mosso qualcosa di molto interessante sul fronte del lavoro agile. Ne è un esempio il progetto Vela – l’acronimo sta per  veloce, leggero, agile – che mira a spingere il cambiamento attraverso la costruzione di una buona pratica che nasce dal confronto tra esperienze esistenti e tra amministrazioni e si sostanzia nella produzione di un kit di riuso da rendere disponibile ad altre PA  interessante .

Vela è un progetto finanziato con il Pon Governance Capacità Istituzionale 2014-2020, nell’ambito del primo avviso per il finanziamento di interventi volti al trasferimento, all’evoluzione e alla diffusione di buone pratiche attraverso Open Community PA 2020.

Capofila del progetto è Regione Emilia-Romagna. L’ente che ha messo a disposizione la buona pratica di riuso del modello di smart working è Provincia Autonoma di Trento. La rete delle Amministrazioni partner si estende poi alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, alla Regione Lazio, alla Regione Piemonte, alla Regione Veneto, alla Città Metropolitana di Bologna, al Comune di Bologna e all’Unione Territoriale delle Valli e delle Dolomiti Friulane – Uti.

La buona pratica di partenza è TelePAT 2.0, una misura organizzativa introdotta nel 2012 dalla Provincia Autonoma di Trento per rispondere alle necessità di miglioramento organizzativo dell’amministrazione e di aumento dell’efficienza, al fine di ridurre i costi di gestione, valorizzare la conciliazione famiglia-lavoro, migliorare la diffusione dell’ICct, valorizzare il territorio e l’ambiente, supportare una politica di age management. Considerata un’eccellenza (unica pubblica amministrazione a vincere lo Smart working Awards 2014 del Politecnico di Milano), è stata definita come best practice italiana dall’Università Bocconi all’interno del progetto di ricerca Lipse, finanziato dalla Ue.

Il kit di riuso elaborato dal Progetto VeLa è come una cassetta degli attrezzi con documenti e procedure amministrative da attivare, esempi di piani di comunicazione, linee guida per la riprogettazione degli spazi fisici, roadmap per gli sviluppi tecnologici, e così via. È immediatamente utilizzabile da parte delle Amministrazioni Pubbliche interessate a implementare un progetto di Smart Working. A questo kit VeLa ha unito azioni di comunicazione, accompagnamento e formazione per i dirigenti. Il kit di riuso VeLa è stato realizzato con il supporto del Rti composto da FPA, P4I e Lombardini22.

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