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L'EDITORIALE

5G, non c’è nessun caso cinese. Tutte le telco italiane già in mani straniere

Wind Tre al 100% di CK Hutchison Holding. Tim contesa fra i francesi di Vivendi e l’americana Elliott. Fastweb e (causa Brexit) Vodafone “extracomunitarie”. Ma nessuno ha gridato all’allarme sicurezza delle reti come nel caso Huawei. Una caccia alle streghe che sfocia nel nonsense

20 Feb 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Il dibattito attorno a Huawei & co, ossia all’opportunità di affidare in parte – più o meno rilevante – la realizzazione delle reti di nuova generazione a compagnie cinesi, che potrebbero sfruttarle per attività di cyberspionaggio (su questo punto fa leva la dura battaglia innescata da Donald Trump) sta assumendo toni “nonsense”. Se è vero che la sicurezza delle infrastrutture critiche – e quelle di Tlc lo sono – va assolutamente garantita, non può essere la carta di identità a fare la differenza. E soprattutto non è possibile pensare che l’unico pericolo- se di rischi di spionaggio e di tutela dei dati bisogna parlare – siano i cinesi di Huawei. Qualsiasi straniero può diventare “nemico” potenziale trasferendo informazioni al di fuori del Paese, magari a scopi illeciti.

In Italia ai tempi di Telefonica in Tim, quando i nodi della governance vennero al pettine, si gridò alla difesa dell’italianità della rete pur di estromettere gli spagnoli. E oggi se si dovesse difendere nuovamente l’italianità della rete le cose si metterebbero male, visto che a decidere il destino di Tim – che ha in pancia la rete di Tlc per eccellenza – sono da un lato i francesi di Vivendi e dall’altro gli americani di Elliott, con Cassa depositi che inevitabilmente dovrà schierarsi con uno dei due “stranieri”. Insomma se la questione fosse lo “straniero” Tim dovrebbe essere azzerata. E se lo straniero in questione è pure extra-comunitario allora in Italia non resterebbe neanche una telco. La casa madre di Fastweb, la svizzera Swisscom, è “extracomunitaria”. E, causa Brexit, Vodafone presto si aggiungerà alla lista degli “extra-Ue”.

Ora, qualcuno potrebbe obiettare che un azionista dai natali europei o americani sia per sua natura – almeno sulla carta – più rispettoso dei principi di democrazia rispetto a un azionista cinese che ha “scolpito” nel dna un “asservimento” allo Stato al punto da operare in nome e per conto dello Stato. Una teoria discutibile e che batte fortemente con il boom economico e con la fortuna di molte aziende cinesi oltreconfine. Ad ogni modo è sulla base di questo assunto che è iniziata la caccia alle streghe da parte di Trump. Il quale ha chiamato a raccolta i Paesi Alleati chiedendo di mettere al rogo l’indiziata numero uno, Huawei. In Italia, secondo indiscrezioni di stampa, pare sia stato fatto un pressing non da poco su una telco in particolare, ma c’è da scommettere che l’intelligence americana abbia bussato alla porta anche delle altre telco.

Deve essere sfuggito a Trump che in Italia i cinesi sono ampiamente operativi e che “addirittura” siano gli azionisti al 100% di Wind Tre, colosso della telefonia mobile con 30 milioni e passa di clienti. Da settembre dello scorso anno CK Hutchison Holding ha rilevato il 50% in capo ai russi di Veon diventando il proprietario esclusivo di Wind Tre. E la Holding cinese ha una forte presenza anche in Gran Bretagna con il brand “3”. Per non parlare poi degli azionisti esteri presenti nella maggior parte delle telco europee. E in molti casi è persino difficile risalire alle “generalità” visto che molti azionisti sono in campo attraverso fondi o fonti indirette.

Insomma, se in ballo ci fosse davvero la cybersecurity nazionale, ossia se ciascun Paese dovesse optare per una rete di Stato, protetta nel perimetro “nazionale”, scomparirebbero dallo scacchiere buona parte delle telco. La questione dunque – lo hanno ormai capito in molti – non è la sicurezza delle reti: la sicurezza è un tema tecnico e sono le regole a definire standard e parametri a cui attenersi. E le regole già ci sono. Che si voglia affinare il tiro è legittimo e auspicabile se ciò innalza le garanzie. Ma il tema è solo politico, o meglio geopolitico. Dunque le scelte si compiranno in base ai pesi e alle forze, alle alleanze e agli interessi reciproci, come sempre accade dai tempi dei tempi. Ma non si invochi la cybersecurity.

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