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IL CASO

Tagli al 5G, botta e risposta Liuzzi-Giacomelli

E’ polemica sulle risorse dirottate dalle sperimentazioni a favore di wi-fi e tecnologie emergenti. La deputata 5S: “L’allarme è una bufala, i soldi erano fermi”. Ribatte l’ex sottosegretario alle Comunicazioni: “Falsità, mi sarei aspettato di veder incrementati i fondi a disposizione della sfida italiana sull’innovazione”

31 Ott 2018

Taglio dei fondi al 5G, è botta-risposta tra Mirella Liuzzi (deputata M5S, Segretario di Presidenza Camera dei Deputati) e Antonello Giacomelli (vicepresidente Commissione vigilanza Rai, già sottosegretario alle Comunicazioni). Dopo l’allarme sollevato da Francesco Boccia (Pd) al dirottamento dei fondi (100 milioni di euro) a favore di wi-fi e delle tecnologie emergenti è intervenuta ieri la deputata grillina che ha parlato di “una vera e propria bufala”: “Non c’è nessun taglio alle città che stanno compiendo sperimentazioni – ha scritto la deputata sui social – che risultano interamente finanziate e monitorate”, aggiungendo che “anzi, nel decreto Emergenze con un mio emendamento, abbiamo creato un ulteriore fondo per il 5G per far rientrare anche la città di Genova nel progetto del Mise“.

Ma oggi è Antonello Giacomelli, a suo tempo promotore del progetto per la sperimentazione 5G in cinque città italiane, a rispondere al 5 Stelle (qui il testo integrale): “La collega Liuzzi – scrive l’ex sottosegretario – nel tentativo impossibile di nascondere il taglio dei fondi per il 5G operato dal ministro Di Maio, scrive diverse cose false”. Il governo ha appena incassato 6,5 miliardi (4 in più di quanto previsto in bilancio) dall’asta delle frequenze “predisposta dal nostro governo – scrive Giacomelli -. Francamente mi sarei aspettato di vedere il ministro Di Maio approfittare di queste risorse per rafforzare la scommessa sul 5G, per incrementare i fondi a disposizione della sfida italiana sull’innovazione. Mai avrei pensato di vedere addirittura la revoca di risorse già assegnate da noi”.

Secondo Liuzzi i fondi destinati dal precedente governo per la creazione di centri di ricerca “non solo sono stati superati dall’avanzata delle sperimentazioni ma addirittura non si era nemmeno mai creato un bando e quindi quei soldi erano fermi ed immobili”. “Sbagliato”, la replica di Giacomelli che spiega: “E’ vero esattamente il contrario: la sperimentazione riguarda servizi a valore commerciale, il nostro fondo è per progetti di soggetti pubblici finalizzati a servizi di interesse generale. Quindi a fianco delle legittime iniziative commerciali private servono risorse a sostegno del ruolo specifico e centrale del pubblico”. Riguardo al fatto che fosse “tutto fermo, non c’era neppure il bando”, l’ex sottosegretario ricorda che “la delibera Cipe è stata pubblicata in via definitiva a giugno. Quindi toccava al ministro Di Maio procedere al bando. Almeno a quello. Visto che erano risorse che già si trovava a disposizione per merito delle nostre scelte. Perché non l’ha fatto?”

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