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6G, entro il 2035 2,4 miliardi di connessioni


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Secondo Gsma Intelligence, assisteremo a due fasi distinte nel ciclo della di connettività di sesta generazione. La prima sarà caratterizzata dai lanci isolati e dallo sviluppo dell’ecosistema, mentre dal 2033 in poi si inizierà a operare su scala globale. L’AI avrà un ruolo rilevante sia nello sviluppo applicativo sia nella gestione del traffico

Pubblicato il 24 set 2026



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6G, entro il 2035 2,4 miliardi di connessioni


Punti chiave

  • Adozione 6G: ~50 milioni connessioni nel 2030, ~1,3 miliardi nel 2033, ~2,4 miliardi nel 2035; coesisterà con il 5G.
  • Fasi e mercati: 2030–2032 lanci ed ecosistema; dal 2033 scala globale. Adozione iniziale in Asia orientale, Nord America, Europa; la Cina guida i volumi.
  • Domanda e tecnologie: traffico mobile quadruplicato (da 204 EB/mese a 846 EB/mese), crescita ~15% annua; 6G integra AI, ISAC, richiede più spettro e automazione.
Riassunto generato con AI


Nel 2030 saranno circa 50 milioni le connessioni 6G a livello globale, una cifra che rappresenta appena lo 0,5% circa della base totale dei contratti mobili. Successivamente, l’adozione della nuova tecnologia crescerà in modo costante, raggiungendo circa 275 milioni di connessioni alla fine del 2031 e quasi 740 milioni nel 2032. Nel corso del 2033, il 6G supererà la soglia del miliardo, chiudendo l’anno a circa 1,3 miliardi di connessioni, per poi toccare quota 1,9 miliardi nel 2034 e 2,4 miliardi nel 2035.

Le previsioni sono di Gsma Intelligence, e delineano due fasi distinte nel primo scorcio del ciclo di vita del 6G. Il periodo tra il 2030 e il 2032 sarà caratterizzato principalmente dai lanci isolati e dallo sviluppo dell’ecosistema, mentre dal 2033 in poi la tecnologia inizierà a operare su scala globale. È importante sottolineare che tale espansione non avverrà a scapito del 5G. Gsma Intelligence prevede infatti che, entro la fine del 2035, il 5G rappresenterà ancora circa il 60% delle connessioni mobili globali, a fronte del 23% del 6G e del 17% del 4G.

Di conseguenza, la prima metà degli anni ’30 sarà caratterizzata dalla coesistenza delle tecnologie piuttosto che da una loro sostituzione universale. Gli operatori dedicheranno il resto degli anni ’20 all’espansione della copertura 5G, all’implementazione del 5G Standalone e all’introduzione delle funzionalità 5G-Advanced, mentre il 6G poggerà su molte delle evoluzioni architettoniche e tecnologiche già in atto nelle reti mobili.

L’adozione iniziale sarà concentrata. Si parte dalla Cina

Come accaduto con le precedenti wave tecnologiche, la transizione al 6G non avverrà ovunque alla stessa velocità. La divisione di Gsma che si occupa di analisi di mercato prevede che la prima ondata si concentrerà nei mercati mobili avanzati dell’Asia orientale, del Nord America e di alcune aree dell’Europa; qui, gli elevati livelli di adozione del 5G, gli ecosistemi di dispositivi consolidati e la domanda di capacità di rete costituiranno le basi per una transizione anticipata.

La Cina eserciterà inevitabilmente un’influenza significativa sui dati globali grazie alle dimensioni del suo mercato mobile: si stima che, entro il 2035, oltre la metà delle connessioni utilizzerà la tecnologia 6G. Tuttavia, non sarà l’unico Paese a raggiungere tale livello di adozione: Gsma Intelligence prevede che anche diversi altri mercati mobile leader a livello mondiale vedranno circa la metà delle proprie connessioni passare al 6G entro la metà del prossimo decennio. Anche i grandi mercati emergenti contribuiranno in modo significativo al totale globale: pur a fronte di tassi di adozione inferiori, le dimensioni delle loro basi di utenti mobili attuali fanno sì che la migrazione tecnologica possa tradursi in un numero considerevole di connessioni.

Il divario appare più evidente a livello regionale. Entro la fine del 2035, si stima che circa la metà delle connessioni in Nord America utilizzerà il 6G, mentre l’Asia orientale si conferma anch’essa all’avanguardia nella transizione. Segue l’Europa, dove si prevede che circa un quarto delle connessioni sarà migrato al 6G.

Altrove, in diverse regioni a mercato emergente, le previsioni parlano di un’adozione al di sotto del 10% fino alla fine del periodo di previsione. Tali differenze riflettono in gran parte la posizione dei singoli mercati all’interno dei rispettivi cicli tecnologici attuali. Molti mercati emergenti staranno ancora completando la transizione dal 4G al 5G nei primi anni ’30; di conseguenza, l’ulteriore espansione della copertura e dell’adozione del 5G rappresenterà una priorità più immediata rispetto a un’ulteriore migrazione tecnologica su scala nazionale.

Maggiore traffico, con una composizione in rapida evoluzione

La capacità rimarrà un fattore chiave per l’evoluzione della rete. Gsma Intelligence prevede che il traffico totale delle reti mobili quadruplicherà nel prossimo decennio, passando da circa 204 EB al mese nel 2025 a 846 EB al mese nel 2035.

La tipologia di traffico subirà un’evoluzione: i video rimarranno la fonte principale, ma acquisiranno maggiore rilevanza categorie emergenti. Gli esperti di Gsma Intelligence indicano una crescita particolarmente sostenuta legata all’intelligenza artificiale, alla realtà estesa e, dal punto di vista della rete, al Fixed Wireless Access 5G. Parallelamente, dispositivi dotati di AI, telecamere, sensori e applicazioni XR potrebbero modificare la natura della domanda di rete: i dispositivi, infatti, non si limiteranno a consumare contenuti, ma ne genereranno e trasmetteranno sempre di più, imponendo requisiti diversi in termini di capacità in uplink, latenza e affidabilità.

La previsione di riferimento ipotizza una crescita annua del traffico di circa il 15% nel prossimo decennio. Ciò comporterebbe, entro il 2035, una mole di traffico gestito dalle reti superiore di oltre quattro volte rispetto ai livelli attuali. Soddisfare tale domanda richiederà una combinazione di maggiore efficienza della rete, capacità aggiuntiva e disponibilità di spettro.

In termini di quantità di spettro, l’analisi “Vision 2040” della Gsma stima che, tra il 2035 e il 2040, potrebbero essere necessari dai 2 ai 2,5 GHz di spettro in banda media per soddisfare la domanda nelle aree ad alta densità abitativa, cifra che sale a 2,4–3,3 GHz nei Paesi con una domanda più elevata. Si consideri che, attualmente, nella maggior parte dei paesi è stato destinato alla telefonia mobile circa 1 GHz di spettro in banda media. L’analisi evidenzia quindi la necessità di ulteriori 1–2 GHz in banda media, oltre a continui miglioramenti nell’efficienza spettrale e nella densificazione della rete.

Gestire la continua crescita del traffico dati rimarrà un requisito fondamentale per le reti mobili, ma le motivazioni alla base del 6G vanno ben oltre la semplice capacità. La prossima generazione è concepita attorno a un insieme più ampio di funzionalità, in grado di trasformare non solo la quantità di dati trasportati dalle reti, ma anche le funzioni da esse svolte.

Dalla rete di comunicazione alla piattaforma intelligente. Il ruolo dell’AI

Il framework Imt-2030 dell’Itu offre in questo senso indicazioni utili sull’evoluzione delle ambizioni degli operatori per la prossima generazione di reti mobili. Oltre a migliorare le prestazioni delle reti tradizionali, il 6G introduce funzionalità e scenari d’uso che includono l’integrazione dell’AI, il rilevamento (sensing) e una connettività più estesa, il tutto all’insegna di maggiore sostenibilità, sicurezza e resilienza, con principi di progettazione cardine quali la connessione delle aree non ancora raggiunte e l’intelligenza onnipresente.

È probabile d’altra parte che l’intelligenza artificiale influenzi lo sviluppo del 6G in due modi. Da un lato, le reti dovranno supportare un numero crescente di applicazioni e dispositivi basati sull’AI; dall’altro, la tecnologia stessa sarà sempre più integrata nelle operazioni di rete. Ciò potrebbe consentire una maggiore automazione di funzioni quali l’allocazione delle risorse, l’ottimizzazione della rete e la gestione energetica. Analogamente, la Next G Alliance individua nelle reti “AI-native” un elemento centrale della propria roadmap per il 6G, con l’obiettivo di migliorare la robustezza, le prestazioni e l’efficienza della rete man mano che le tipologie di traffico, le topologie di implementazione e gli scenari di utilizzo dello spettro diventano più complessi.

L’integrazione tra rilevamento e comunicazione (Isac) rappresenta un altro cambiamento potenzialmente significativo. Tradizionalmente, le reti mobili sono state progettate principalmente per comunicare con dispositivi connessi. Con l’Isac, i segnali radio potrebbero essere utilizzati anche per rilevare e interpretare aspetti dell’ambiente fisico, come posizione, movimento e oggetti. Le potenziali applicazioni spaziano dal monitoraggio delle infrastrutture ai sistemi industriali, fino alle applicazioni autonome. L’Isac è uno dei sei scenari d’uso Imt-2030 definiti dall’Itu ed è diventato oggetto di attività di pre-standardizzazione; la Next G Alliance sta infatti esaminando casi d’uso, scenari di implementazione, requisiti di spettro e sfide tecniche.

In un’ottica più ampia, il 6G implica una maggiore integrazione tra comunicazione e informatica, l’adozione di nuove tecnologie radio e di spettro, la connettività estesa a una gamma più vasta di dispositivi e ambienti, nonché livelli più elevati di automazione della rete. La sua proposta di valore finale potrebbe quindi andare ben oltre un semplice incremento della velocità di download sugli smartphone. Per il settore, la questione cruciale sarà capire se tali capacità potranno tradursi in nuovi servizi, maggiore efficienza della rete e casi d’uso commercialmente sostenibili, difficili da realizzare con le reti attuali.

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