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TELCO PER L'ITALIA!

Agenda digitale, è il momento del “fare”

Giudizio positivo dal settore Ict sul passaggio della direzione a Palazzo Chigi, con una governance centralizzata mirata a favorire la fase attuativa: è ora di far partire le reti e i servizi. L’industria chiede concorrenza

18 Giu 2013

Patrizia Licata

Attuazione dell’Agenda digitale: non a caso la terza tavola rotonda del convegno Telco per l’Italia!, organizzato oggi dal Corriere delle Comunicazioni con l’obiettivo di fornire un tavolo di confronto per l’innovazione del sistema-paese, pone l’accento sul tema del “fare”.

Francesco Sacco, Direttore Centro di Ricerca Enter SDA Bocconi: “Agenda digitale vuol dire fare politica industriale, perché quello che si decide oggi impatterà il settore per gli anni a venire, ma anche politica economica, perché il settore telecom e Ict crea valore in tutto il sistema-paese – il tutto guidato da una superiore regia politica che inneschi la fase attuativa: è l’ora dell’economia digitale”.

Alessandro Luciano, Presidente Fondazione Bordoni: “La Fondazione ha da poco rinnovato una convenzione con l’Agenzia digitale: forniremo le nostre competenze scientifiche e di innovazione, in particolare per il piano nazionale di razionalizzazione dei data center, con un censimento e una riduzione dagli attuali 4000 ad appena quattro per tutto il territorio”.

Paolo Angelucci, Presidente Assinform: “Per reagire alla fase di crisi del settore occorre potenziare gli investimenti nei segmenti più innovativi dell’economia digitale. L’Agenda digitale deve aiutare soprattutto facendo partire i servizi di e-gov: l’Italia è ultima nell’Ue dei 27 per percentuale di cittadini che li utilizza. Il settore privato va aiutato a finanziare l’innovazione, noi proponiamo ad esempio con un bonus-cloud”.

Domenico Casalino, Amministratore Delegato Consip: “Da sempre siamo strumento per la Pa per la realizzazione di contratti innovativi, efficienti e che permettono risparmi: continueremo a svolgere questo ruolo in fase di attuazione dell’Agenda digitale. Un procurement efficiente può generare 15 miliardi di euro di risparmi: bisogna acquistare meglio per realizzare meglio le funzioni della Pa”.

Marilisa Cesaro, Head of Competition and Regulation Vodafone: “La Commissione Ue ci ha chiesto di essere ambiziosi e innovare riconoscendo il ruolo delle tecnologie: l’Agenda digitale è lo strumento per farlo. L’Italia è indietro al resto d’Europa per il ridotto accesso a Internet veloce e il ruolo preponderante dell’incumbent. Sul mobile Vodafone ha investito molto per coprire tutto il territorio. Ora occorre superare il gap infrastrutturale nel fisso e assicurarsi che il Decreto Crescita 2.0 non rimanga sulla carta ma passi ala fase attuativa”.

Linda Lanzillotta, Vicepresidente del Senato: “L’aver passato il timone del comando sull’Agenda digitale a Palazzo Chigi è un passo fondamentale per superare i ritardi accumulati in fase attuativa. Finora si è molto parlato di Agenda digitale, è il momento del fare. Che cosa? Innanzitutto, rete fissa di nuova generazione, con risorse pubbliche a servizio dello sviluppo dell’economia digitale, non degli interessi di singoli player. Ma anche, far partire i servizi, rimuovere gli ostacoli al’attuazione, assicurare la governance, guidare tutti gli attori verso obiettivi comuni. Ottima la nomina di Francesco Caio: ha le competenze giuste, ma deve ricordare che quello dell’Agenda digitale non è un lavoro part-time”.

Cristoforo Morandini, Associated Partner Between: “La parte attuativa è stata l’elemento carente finora perché l’Agenda digitale italiana non ha nemmeno un testo scritto, al contrario di quanto accade in Francia, o in Uk: noi abbiamo solo il Decreto Crescita 2.0, che parla anche di molto altro, ma nessun testo con obiettivi e tempi dichiarati. Quel che ci serve è un concreto piano di lavoro, soprattutto guardando al prossimo importante obiettivo della copertura del territorio con la banda ultra-larga”.

Stefano Parisi, Presidente Confindustria Digitale: “Senza politica non c’è attuazione: bene la governance centrale dell’Agenda digitale per passare alla realizzazione degli obiettivi, a cominciare dalla digitalizzazione e efficientamento della Pa. Ma attenzione a parlare di politica industriale: io parlerei di riqualificazione della domanda e ampliamento dell’economia digitale – così crescono anche le imprese. Per il resto la politica si deve limitare a rimuovere gli ostacoli alla partenza dei servizi, dare il tempo alla realizzazione degli obiettivi, garantire al settore privato i giusti incentivi agli investimenti”.

Francesco Posteraro, Commissario Agcom: “L’Italia è indietro sugli obiettivi dell’Europa 2020: l’Agenda digitale è una grande occasione per colmare il ritardo, con una politica intersettoriale e finalmente una governance centrale. Intanto Agcom non è rimasta inerte e ha agito con una politica sullo spettro radio per liberare risorse per l’Lte, promuovendo le reti di nuova generazione con la regolamentazione sui servizi di accesso, e realizzando un catasto delle infrastrutture. Presto intendiamo occuparci anche di diritto d’autore sulle reti digitali”.

Romano Righetti, Vicedirettore Generale di Wind: “Il successo dell’Agenda digitale dipende dalla capacità di fissare obiettivi realizzabili e precise responsabilità nell’execution: bisogna decidere chi fa cosa entro quando. Anche prevedendo dei switch-off per determinati servizi della Pa, che da una data in poi potrebbero definitivamente passare su digitale. Quando alle dinamiche di domanda-offerta sul mercato, Wind è pronta a investire, purché in condizioni di concorrenza. Gli Arpu molto ridotti nel mobile, la scarsa disponibilità degli utenti a pagare di più i servizi anche nel fisso, sono peculiarità del mercato italiano che contribuiscono a limitare la capacità di investire e possono essere fattori del ritardo italiano. La piena competitività del mercato diventa essenziale”.