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IL CASO

Banda ultralarga, cantieri bloccati nel Torinese. Uncem: “Comuni in allarme”

L’associazione denuncia ritardi nel rilascio delle autorizzazioni a Open Fiber da parte di Torino e delle Soprintendenze. Il presidente Bussone: “Piano Bul a rischio”

09 Apr 2019

F. Me

La burocrazia blocca la banda ultralarga. Uncem, l’associazione dei Comuni montani, punta il dito contro il Comune di Torino e le Soprintendenze che ritarderebbero il rilascio delle autorizzazioni per l’apertura dei cantieri.

“I sindaci sono arrabbiati. Speravano che molti cantieri per la posa della banda ultralarga potessero partire prima delle elezioni comunali – lamenta il presidente di Uncem, Marco Bussone –  C’è chi conclude i mandati e che giustamente voleva portare questo risultato ai suoi cittadini. È legittimo e naturale. Peccato invece che, in molte zone interne e montane del Paese dove è previsto vengano spesi per il Piano Bul oltre 3,3 miliardi di euro sino al 2021, i cantieri siano fermi. Questo nonostante i bandi Infratel nazionali, con Ministero dello Sviluppo economico a fare da garante, siano stati tutti e tre assegnati, per tutte le Regioni italiane, a Open Fiber. Tutto dovrebbe essere snello e veloce. Peccato invece ci si trovi a lottare contro le burocrazie di questo Paese che bloccano l’avvio dei cantieri, anche dove i progetti esecutivi sono già pronti, già condivisi con Sindaci e Amministrazioni comunali. Ci sono centinaia di Enti locali che aspettano”.

I Comuni,- a detta di Uncem – attendono che che le Soprintendenze, che Anas, che Rete ferroviaria italiana, che alcune Province e Città metropolitane diano le autorizzazioni per l’avvio dei cantieri.

“Tutti hanno le loro ragioni, probabilmente. Ma di fatto il Piano banda ultralarga, decisivo per il Paese, primo in Europa di questo genere, con tanti fondi europei da spendere, per una serie di veti incrociati resti fermo. È partito, ma poi è cresciuta la burocrazia – sottolinea Bussone – E i sindaci, le comunità, le imprese dei territori stanno a guardare. Uncem non può accettare che la riduzione del divario digitale, causa di divari di competitività a e di accesso ai servizi, sia minato da cento, mille pareri e autorizzazioni che non arrivano”.

Emblematica, la situazione nei Comuni del torinese, dove i cantieri sono partiti già un anno fa in alcuni paesi, invece in altri che oggi figurano, secondo le tabelle del Piano nazionale “in esecuzione”, tutto è fermo.

“Ci viene detto e speriamo non sia così, la causa stia tra gli uffici della Città metropolitana di Torino che non rilasciano le autorizzazioni a Open Fiber chiedendo diversi ripristini stradali dopo gli scavi, secondo loro oggi non adeguati – dice il numero uno di Uncem – Ripristini che, Uncem non ha dubbi, devono essere fatti a regola d’arte, con i cavi di fibra inseriti in un corrugato, poi ricoperto da cemento e con una buona asfaltatura sopra, duratura ed efficace, sicura. Lo vogliono anche i Sindaci. Nessun dubbio. Una rapida soluzione è urgente. Necessaria. I cantieri devono partire. Altro problema che apprendiamo con sorpresa, quello legato alle Soprintendenze. Anche da loro, niente autorizzazioni perché per molti edifici, più o meno con vincolo, le ‘scatole’ della fibra ‘che arriva a casa’ sarebbero impattanti. Confidiamo non sia così, aspettiamo di essere smentiti, chiediamo tempi e regole certe. Ci sono precisi accordi fatti a livello nazionale da molti Enti, da molte Province. I Comuni hanno sottoscritto le convenzioni con Mise e Infratel da tempo. Con i veti non si va lontano. Aspettiamo risposte, anche dai Parlamentari e dalle Regioni. Affinché possano fare, ciascuno con il proprio ufficio e ruolo, un’adeguata verifica su quanto sta succedendo e sui cantieri che non stanno partendo. Aspettiamo risposte”.

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