La fibra ottica non serve più soltanto a trasmettere dati. Può trasformarsi in un vero e proprio sensore distribuito, capace di rilevare anche minime perturbazioni del terreno e fornire informazioni utili per il monitoraggio del territorio. È quanto sta accadendo a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove Open Fiber ha messo la propria infrastruttura a disposizione delle attività avviate dopo la grande frana che il 25 gennaio ha interessato la parte sud del centro abitato, portando alla delimitazione di una zona rossa e all’evacuazione dei residenti.
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Quattro chilometri di fibra per monitorare il territorio
Il progetto utilizza la tecnologia del fiber sensing su un tratto di circa 4 chilometri di rete già esistente. Open Fiber opera come capofila tecnologico, mentre l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) si occupa dell’analisi dei dati e della calibrazione degli strumenti. L’intervento è stato realizzato a supporto della Protezione Civile, con il coinvolgimento dei Vigili del Fuoco nelle operazioni sul campo.
Il cuore del sistema si trova nel PoP (Point of Presence) di Open Fiber di Niscemi, dove sono stati installati il dispositivo di sensing e un “mini datacenter” locale per l’archiviazione delle informazioni.
L’intervento è stato completato in due settimane. Dopo l’analisi della rete e l’individuazione della tratta più adatta, sono state effettuate misurazioni per verificare la continuità del segnale fino al fronte franoso e configurati gli strumenti necessari a rendere le informazioni immediatamente disponibili ai ricercatori dell’Ingv.
Parasecolo: “La rete può contribuire alla prevenzione”
“Il caso di Niscemi mostra concretamente come un’infrastruttura nata per garantire connettività possa assumere nuove funzioni e diventare uno strumento al servizio della sicurezza del territorio – spiega Francesca Parasecolo, Head of Engineering – Technology di Open Fiber –. Il fiber sensing ci consente di valorizzare una rete già presente trasformandola in un sensore diffuso, in grado di generare informazioni utili a chi deve analizzare e monitorare fenomeni complessi. La prospettiva è estendere sempre di più queste applicazioni e mettere l’innovazione delle reti a supporto della prevenzione e della tutela delle comunità”.
Raccolti 30 terabyte di dati
Il sistema è operativo dal 25 gennaio e, secondo i dati aggiornati a giugno, ha già prodotto 30 terabyte di informazioni. La sensibilità degli apparati permette di intercettare perturbazioni molto piccole del terreno e di rendere i dati disponibili da remoto agli specialisti dell’Ingv per le successive analisi.
Niscemi rappresenta un ulteriore tassello delle sperimentazioni portate avanti da Open Fiber sul fiber sensing. Tra queste c’è Meglio, progetto realizzato insieme a Ingv e Inrim tra Ascoli Piceno e Teramo per studiare il monitoraggio sismico attraverso la fibra ottica. Altre attività sono state avviate a Milano, Pitigliano e in Sicilia con il progetto Sensei.
La prospettiva è andare oltre il singolo progetto e verificare la possibilità di utilizzare il fiber sensing in modo sempre più esteso per il monitoraggio continuo e, in prospettiva, predittivo dei fenomeni legati al dissesto idrogeologico. Un’evoluzione che amplia il ruolo delle reti Tlc: non soltanto infrastrutture sulle quali viaggiano informazioni, ma piattaforme in grado di produrre dati e abilitare nuovi servizi per pubbliche amministrazioni, imprese e territorio.








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