Recovery Plan, su 5G e fibra inaccettabile superficialità - CorCom

L'EDITORIALE

Recovery Plan, su 5G e fibra inaccettabile superficialità

Sul piatto solo 2,2 miliardi, al netto delle risorse già in essere e di quelle per la connettività satellitare. Un’inezia. Senza infrastrutture in banda ultralarga su tutto il territorio, la digitalizzazione di imprese e PA ce la dimentichiamo. Necessari più fondi e politiche di incentivazione agli investimenti, ma per arrivare all’obiettivo serve una squadra competente in grado di capire quale sia la posta in gioco

05 Feb 2021

Mila Fiordalisi

Direttore

Risorse inadeguate, mancanza di governance, di visione politica, di competenze, di misure che incentivino e sostengano gli investimenti, una burocrazia da azzeccagarbugli. I nodi da sciogliere sono ancora molti, troppi. Il tutto mentre l’Europa ci chiede di destinare alla digitalizzazione gran parte dei 200 e passa miliardi dei fondi messi a disposizione per la ripresa.

Il Piano messo a punto dal Governo Conte è da “sistemare” se non addirittura da scrivere ex novo. Pochi i fondi previsti per spingere 5G e fibra: 4,2 miliardi che scendono a 3,10 se si considerano le risorse già in essere e a 2,2 al netto dei 900 milioni destinati alla connettività satellitare. Il digital gap nel nostro Paese è enorme: le caratteristiche orografiche non aiutano e ci sono centinaia di comuni dove la connettività disponibile è ancora della generazione a banda stretta, per non parlare delle aree industriali e dei distretti “sguarniti” di reti ad alta capacità, le cosiddette aree grigie protagoniste della versione “2” del Piano Bul, ancora al palo.

Se è vero che i miliardi pubblici a disposizione fanno il paio con quelli annunciati dagli operatori e che dunque si affiancano a quelli privati, non va sottovalutata la sofferenza delle telco, i cui margini si sono ampiamente ridotti nel corso degli anni e che sono chiamate oggi a sfide importanti. Quali incentivi sono stati previsti per spingere gli investimenti? Dove bisognerà portare e accendere le nuove reti fisse e mobili? Chi coordina i lavori in una logica di Piano-Paese? A tutte queste domande si attende ancora risposta. Una risposta urgente considerato che alla digitalizzazione è destinata gran parte della “torta” del Next Generation Eu e che senza reti ultrabroadband la digitalizzazione resterà un concetto astratto, una via impraticabile.

New call-to-action

Asstel, l’associazione di settore, ha quantificato in 10 miliardi l’ammontare di fondi aggiuntivi necessari per spingere l’infrastrutturazione nel nostro Paese. E ha chiestointerventi urgenti sul fronte della burocrazia: calcolato in 250 giorni il tempo necessario per passare dai progetti su carta all’operatività dei cantieri delle reti. E’ evidente che le cose da fare siano molte.

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