La Commissione europea alza il livello di protezione delle infrastrutture critiche sommerse e mette in campo un nuovo pacchetto di interventi per rafforzare la resilienza dei collegamenti che sostengono traffico dati, comunicazioni internazionali e flussi energetici. Bruxelles assegnerà 5,8 milioni di euro per istituire i primi due Regional Cable Hubs, uno nel Mar Baltico e uno nel Mediterraneo, e lancia contestualmente una nuova call da 40 milioni di euro per aumentare la capacità europea di riparare i cavi di comunicazione sottomarini.
Le due iniziative rientrano nell’attuazione dell’Action Plan on Cable Security, il piano europeo per la sicurezza dei cavi, e rispondono a una priorità diventata sempre più urgente dopo gli incidenti che hanno interessato infrastrutture subacquee nella regione baltica. La posta in gioco è ampia: costruire una capacità collettiva più avanzata per monitorare, individuare e fronteggiare minacce contro reti che, pur essendo invisibili alla maggior parte degli utenti, sono essenziali per il funzionamento dell’economia digitale e per la continuità dei servizi strategici.
Il nuovo schema europeo punta a intervenire su più livelli. Da un lato, la nascita dei primi hub regionali servirà a rafforzare la sorveglianza e la condivisione delle informazioni tra Stati membri. Dall’altro, il bando da 40 milioni finanziato attraverso il Connecting Europe Facility Digital dovrà consentire una risposta più rapida in caso di gravi interruzioni, grazie a moduli di riparazione posizionati in modo strategico e pronti a essere installati sulle navi già operative.
La sicurezza delle infrastrutture sottomarine diventa così un tassello centrale della sovranità tecnologica europea, in un contesto in cui la capacità di garantire continuità alle comunicazioni e ai flussi energetici è ormai parte integrante della sicurezza economica e geopolitica dell’Unione.
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Virkkunen: «L’Europa investe nella propria sovranità»
A inquadrare il senso politico dell’iniziativa è Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia. «Con i primi hub regionali per i cavi nel Mar Baltico e nel Mediterraneo, e con il finanziamento delle capacità di riparazione, l’Europa si muove verso capacità rafforzate», ha dichiarato Virkkunen.
La vicepresidente ha insistito soprattutto sul salto di qualità atteso in termini di prevenzione e reazione comune. «Stiamo rafforzando la nostra capacità di individuare le minacce, agire più rapidamente e rispondere insieme. Questa è l’Europa che investe nella propria sicurezza, resilienza e sovranità».
Bruxelles dunque non si limita a mettere risorse a disposizione di singoli progetti nazionali, ma di costruire una rete coordinata di monitoraggio, allerta e intervento. In altre parole, Bruxelles vuole evitare che la protezione dei collegamenti sottomarini resti frammentata tra competenze, sistemi e procedure differenti.
Virkkunen ha inoltre sottolineato il ruolo degli Stati membri coinvolti: «Le proposte per i due hub sono ambiziose e riflettono un chiaro impegno dei Paesi partecipanti a garantire una maggiore cooperazione di fronte alle nuove realtà della sicurezza».
Perché le minacce alle infrastrutture sommerse non rispettano i confini nazionali: un incidente in un tratto di mare può avere ripercussioni su più Paesi, su operatori diversi e su servizi essenziali che attraversano giurisdizioni differenti. Per questo la Commissione punta su un modello regionale, capace di aggregare capacità tecnologiche, informazioni operative e procedure di risposta.
Italia alla guida del presidio nel Mediterraneo
Nel Mediterraneo nascerà uno dei due primi Regional Cable Hubs, sostenuto da 3,3 milioni di euro di finanziamenti europei. Il progetto sarà coordinato dall’Italia insieme a Grecia, Cipro e Malta, quattro Paesi che si trovano in una delle aree più delicate per il traffico digitale, energetico e commerciale tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia.
L’hub mediterraneo combinerà procedure comuni, strutture decisionali condivise e una piattaforma tecnologica federata. L’obiettivo è consentire lo scambio di informazioni quasi in tempo reale, l’individuazione di anomalie e una risposta coordinata agli incidenti oltre i confini nazionali.
Il riferimento alla piattaforma federata è particolarmente importante. In un contesto caratterizzato da più autorità, operatori e livelli di competenza, un sistema centralizzato rischierebbe di essere poco flessibile o difficilmente integrabile. Un modello federato, invece, consente ai diversi soggetti di mantenere le proprie capacità e responsabilità, mettendole però in comunicazione attraverso standard e procedure condivise.
Per l’Italia, il coordinamento del progetto rappresenta un passaggio strategico. Il Mediterraneo è un crocevia naturale per i cavi dati internazionali e per le infrastrutture energetiche, e la capacità di sorvegliare e proteggere queste reti assume un valore crescente anche in chiave industriale. Data center, cloud, piattaforme digitali, servizi finanziari, pubbliche amministrazioni e imprese dipendono da collegamenti internazionali affidabili e resilienti.
La leadership italiana nel nuovo presidio mediterraneo rafforza quindi il ruolo del Paese nella partita europea sulle infrastrutture critiche digitali, in una fase in cui la sicurezza dei collegamenti globali è diventata una condizione abilitante per competitività, autonomia strategica e continuità dei servizi.
Nel Baltico un modello rafforzato di sorveglianza
Il secondo hub nascerà nel Mar Baltico e riceverà 2,5 milioni di euro. Sarà coordinato dalla Finlandia insieme a Danimarca, Germania, Estonia, Lettonia e Svezia. L’area baltica è considerata particolarmente sensibile, anche alla luce degli incidenti che hanno coinvolto infrastrutture sottomarine e che hanno spinto la Commissione a pubblicare, nel febbraio 2025, il piano europeo sulla sicurezza dei cavi.
Il presidio baltico avrà il compito di rafforzare i meccanismi regionali di sorveglianza e risposta. Il progetto punta a potenziare i centri operativi di sicurezza nazionali e transfrontalieri, migliorare le piattaforme di condivisione delle informazioni e accrescere la capacità di individuare e prevenire minacce contro le infrastrutture marine critiche.
La scelta di partire dal Baltico non è casuale. Si tratta di un bacino marittimo caratterizzato da forte densità infrastrutturale, prossimità geografica tra numerosi Stati membri e rilevanza strategica per le connessioni energetiche e digitali del Nord Europa. Proprio per queste ragioni, la Commissione lo considera un banco di prova naturale per costruire una capacità europea più strutturata di situational awareness, cioè di conoscenza aggiornata e condivisa di ciò che accade in una determinata area marittima.
Il valore dell’hub sarà misurato dalla capacità di trasformare dati dispersi in informazioni operative. Sorveglianza marittima, segnalazioni degli operatori, sistemi di rilevamento, dati provenienti dai centri nazionali e analisi delle anomalie dovranno convergere in un quadro più leggibile per le autorità competenti. La rapidità con cui viene riconosciuto un evento sospetto può fare la differenza tra un disservizio contenuto e una crisi infrastrutturale di ampia portata.
Il ruolo del Centro europeo per la cybersicurezza
A gestire la call for proposals e l’assegnazione dei finanziamenti per i nuovi hub sarà lo European Cybersecurity Competence Centre, il Centro europeo di competenza per la cybersicurezza. Il suo coinvolgimento conferma la natura ibrida della sfida: la protezione dei cavi sottomarini non riguarda soltanto la dimensione fisica delle infrastrutture, ma anche quella digitale, informativa e procedurale.
Il Centro avrà un ruolo centrale nella creazione degli hub in tutta l’Unione europea, assicurando che le risorse del Digital Europe Programme siano indirizzate verso progetti in grado di aumentare davvero la cooperazione tra Stati membri. La Commissione punta così a costruire una capacità distribuita, ma coerente, evitando che le iniziative regionali procedano senza interoperabilità o con livelli di maturità troppo differenti.
L’approccio europeo tiene insieme cybersicurezza, sorveglianza marittima e gestione degli incidenti. I cavi sottomarini sono infrastrutture fisiche, ma trasportano dati, servizi e connessioni che appartengono pienamente al dominio digitale. Proteggerli significa quindi integrare competenze tecniche diverse: monitoraggio dei fondali e delle attività navali, analisi delle anomalie, sicurezza delle reti, gestione delle crisi, cooperazione tra autorità pubbliche e operatori privati.
In questo senso, i Regional Cable Hubs possono diventare un laboratorio per una nuova forma di sicurezza infrastrutturale europea. Non più interventi isolati dopo il verificarsi di un incidente, ma meccanismi permanenti di prevenzione, allerta e coordinamento operativo, capaci di ridurre i tempi di reazione e aumentare la fiducia tra i Paesi coinvolti.
Quaranta milioni per riparazioni rapide in emergenza
Accanto alla nascita dei primi hub, la Commissione lancia una call da 40 milioni di euro per rafforzare la capacità europea di rispondere rapidamente a gravi interruzioni dei cavi di comunicazione sottomarini. Il bando è finanziato dal Connecting Europe Facility Digital e si concentra in particolare su Mediterraneo, Atlantico e altri bacini marittimi.
L’obiettivo è finanziare moduli adattabili, posizionati strategicamente per servire le diverse aree interessate. Questi moduli potranno essere installati e dispiegati rapidamente da navi di riparazione già esistenti, su richiesta dei nuovi hub regionali di sorveglianza o di altre autorità competenti.
La logica è pragmatica. Le navi specializzate per la riparazione dei cavi sono asset limitati e costosi, e non sempre disponibili nei tempi necessari. Dotare il sistema europeo di moduli pronti all’uso significa aumentare la capacità di risposta senza dover costruire da zero una flotta dedicata. Il tempo di intervento è un fattore critico, perché un’interruzione prolungata può generare effetti a catena sui servizi digitali, sulle comunicazioni internazionali e sull’operatività di imprese e istituzioni.
La nuova call segue un primo bando pilota da 20 milioni di euro, lanciato nella primavera 2026 per finanziare moduli di riparazione nel Mar Baltico. Con il nuovo intervento, la Commissione amplia il perimetro geografico e punta a creare una capacità più diffusa lungo i bacini marittimi di maggiore rilevanza strategica per l’Europa.
Le candidature per la call del Connecting Europe Facility Digital potranno essere presentate fino all’8 ottobre 2026 alle ore 17:00 Cest. Si tratta di una scadenza importante per gli operatori e i soggetti interessati a partecipare allo sviluppo di una capacità europea di riparazione più rapida e coordinata.
Dal piano europeo alla messa a terra dei progetti
Il pacchetto annunciato dalla Commissione rappresenta una fase operativa dell’Action Plan on Cable Security, varato nel febbraio 2025 dopo gli incidenti che hanno coinvolto cavi sottomarini nella regione baltica. Con i primi Regional Cable Hubs, l’Unione europea intende rafforzare la capacità di costruire una rappresentazione quasi in tempo reale della situazione in un bacino marittimo.
Questo passaggio è decisivo. Disporre di una fotografia aggiornata degli eventi, delle anomalie e dei potenziali rischi consente di coordinare meglio le decisioni, distinguere più rapidamente tra guasti accidentali e attività sospette, e attivare gli strumenti di risposta più appropriati. In assenza di una visione condivisa, ogni Paese rischia di muoversi sulla base di informazioni parziali, con ritardi e sovrapposizioni.
La Commissione prevede inoltre una nuova call in autunno per istituire hub regionali nei bacini marittimi non ancora coperti, oppure per consentire ad altri Stati membri di aderire ai due presidi appena avviati. Il finanziamento sarà assegnato attraverso una call for proposals gestita dal Centro europeo di competenza per la cybersicurezza, con fondi del Digital Europe Programme.
Questo meccanismo aperto è rilevante perché permette alla rete degli hub di crescere nel tempo. Baltico e Mediterraneo sono i primi due casi, ma non esauriscono il fabbisogno europeo. Atlantico, Mare del Nord e altri bacini marittimi presentano a loro volta criticità, infrastrutture strategiche e necessità di coordinamento transfrontaliero.
Dalle dorsali dati all’energia, una stessa vulnerabilità
Il piano europeo guarda sia ai cavi dati sia ai collegamenti energetici sottomarini. È una scelta coerente con l’evoluzione delle infrastrutture critiche, sempre più interdipendenti. Le comunicazioni digitali sostengono mercati, servizi cloud, scambi finanziari, reti aziendali e pubbliche amministrazioni. Le infrastrutture energetiche assicurano approvvigionamenti e continuità operativa. Un danno a uno di questi sistemi può avere effetti indiretti su molti altri.
Per questa ragione, la Commissione parla di capacità collettiva di monitorare, rilevare e rispondere alle minacce contro le infrastrutture critiche sottomarine. La dimensione collettiva è essenziale perché le reti attraversano spazi comuni, collegano Paesi diversi e coinvolgono operatori che spesso lavorano su scala internazionale.
La vulnerabilità dei cavi sottomarini è il rovescio della medaglia della loro importanza strategica. Proprio perché concentrano una quota rilevante delle comunicazioni globali, rappresentano un potenziale bersaglio in scenari di crisi, sabotaggio, pressione geopolitica o conflitto ibrido. Rafforzare la sorveglianza e la capacità di riparazione significa ridurre il rischio che un singolo evento produca conseguenze sistemiche.
Il tema interessa direttamente anche il settore delle telecomunicazioni. Gli operatori, i fornitori di servizi digitali e le imprese che dipendono da connessioni internazionali hanno bisogno di infrastrutture affidabili, ridondanti e ripristinabili in tempi brevi. Le misure europee, se attuate con efficacia, potranno contribuire a ridurre il rischio operativo e ad aumentare la prevedibilità dei servizi.
Investimenti europei in crescita sulle connessioni strategiche
La nuova call da 40 milioni si inserisce in un quadro finanziario più ampio. Nell’attuale Work Programme pluriennale del Connecting Europe Facility Digital per il periodo 2024-2027, 533 milioni di euro sono destinati ai progetti sui cavi sottomarini. Di questi, 186 milioni sono già stati assegnati a 25 progetti.
Nel periodo 2021-2024, il Connecting Europe Facility Digital aveva già messo a disposizione 420 milioni di euro per 51 progetti di connettività backbone via cavo. I numeri mostrano come il tema sia ormai stabilmente entrato tra le priorità dell’agenda digitale europea. Non si tratta più soltanto di aumentare capacità trasmissiva o collegare territori, ma di garantire sicurezza, ridondanza e continuità a infrastrutture che sostengono l’intero ecosistema digitale.
La spinta sugli investimenti riflette anche il cambio di paradigma imposto dal contesto geopolitico. Le reti di telecomunicazione non sono più considerate soltanto infrastrutture di mercato. Sono asset strategici che incidono sulla sovranità tecnologica, sulla sicurezza nazionale, sulla competitività industriale e sulla capacità dell’Europa di restare connessa in condizioni di crisi.
Da questo punto di vista, la combinazione tra hub regionali e moduli di riparazione rappresenta una risposta concreta: più monitoraggio prima degli incidenti, più coordinamento durante le crisi e più rapidità nel ripristino dei servizi. È un approccio che unisce prevenzione e resilienza, con l’obiettivo di ridurre tanto la probabilità degli eventi critici quanto il loro impatto.
La nuova frontiera della sicurezza digitale europea
Il lancio dei primi Regional Cable Hubs e della call da 40 milioni conferma che la sicurezza digitale europea passa anche dai fondali marini. La protezione delle reti non può essere limitata ai data center, alle dorsali terrestri o ai sistemi cloud. Deve estendersi ai tratti più nascosti, ma fondamentali, dell’infrastruttura globale delle comunicazioni.
Baltico e Mediterraneo diventano così i primi laboratori di una strategia che punta a un’Europa più capace di vedere, capire e reagire. La sfida sarà trasformare i finanziamenti in strumenti operativi efficaci, garantendo interoperabilità tra piattaforme, fiducia tra Stati membri e collaborazione stabile con gli operatori privati.
Per il Mediterraneo, il coordinamento italiano apre una finestra importante. Il Paese si trova al centro di una regione che connette Europa, Africa e Medio Oriente, e può giocare un ruolo di primo piano nella definizione di procedure, tecnologie e modelli di cooperazione. Per il Baltico, il presidio guidato dalla Finlandia consentirà di rafforzare una delle aree più esposte e più strategiche del continente.
La protezione dei cavi sottomarini non è una questione tecnica riservata agli addetti ai lavori. È una condizione per la continuità dei servizi digitali, per la sicurezza delle comunicazioni e per la capacità dell’Europa di difendere la propria autonomia in un ambiente internazionale più instabile. Con questo pacchetto, Bruxelles prova a costruire una risposta comune: meno frammentazione, più capacità condivise e tempi di reazione più rapidi di fronte a minacce che viaggiano, sempre più spesso, sotto la superficie.




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