La Francia spinge sull’autonomia strategica nelle comunicazioni spaziali e affida una parte di questa scommessa a Univity, startup fondata nel 2022 e specializzata nei servizi di connettività satellitare per gli operatori di telecomunicazioni. La società ha annunciato la chiusura di un round Serie A da 27 milioni di euro, che si aggiunge a un contratto da 31 milioni di euro con il Cnes, portando a 68 milioni di euro il totale delle risorse già assicurate.
L’operazione ha un valore che va oltre la semplice dimensione finanziaria. Tra gli investitori figurano Blast, Expansion e il fondo Deeptech 2030 gestito da Bpifrance per conto dello Stato francese nell’ambito di France 2030, insieme a due family office. Il messaggio è chiaro: Parigi vuole costruire una filiera europea della connettività satellitare capace di ridurre la dipendenza dalle piattaforme statunitensi e di restituire agli operatori telecom un ruolo centrale anche nello spazio.
In questo scenario, il round appena chiuso serve a completare il programma dimostrativo, a sviluppare un’offerta mirata per le telco, a rafforzare la struttura aziendale e a preparare il passaggio verso la scala industriale e commerciale previsto dal 2028. È un passaggio chiave, perché certifica che Univity non vuole restare nel perimetro della sperimentazione, ma punta a diventare un vero attore infrastrutturale.
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Un modello alternativo ai giganti del satellite
Il posizionamento scelto da Univity è uno degli elementi più interessanti del progetto. A differenza di Starlink o Amazon, la società non intende vendere servizi direttamente ai consumatori, ma vuole lavorare come abilitatore per gli operatori di telecomunicazioni, mettendo a loro disposizione una infrastruttura spaziale condivisa e neutrale.
La logica è quella del wholesale: non una costellazione costruita per disintermediare le telco, ma una piattaforma pensata per consentire loro di commercializzare in proprio i servizi di connettività satellitare, sia fissa sia mobile. In altre parole, Univity cerca di riportare gli operatori al centro della catena del valore, in un mercato che finora è stato dominato da modelli verticalmente integrati.
Charles Delfieux, fondatore e ceo della società, sintetizza così questa visione: “Stiamo costruendo l’infrastruttura spaziale di riferimento progettata per gli operatori di telecomunicazioni, coprendo l’intera gamma delle esigenze di connettività, dalla banda larga ad altissima velocità fino alla connessione diretta con lo smartphone”. La partita, quindi, non riguarda soltanto il satellite in sé, ma il modo in cui questo si integrerà nel business e nelle reti degli operatori tradizionali.
Non è un caso che l’azienda dichiari di aver già siglato 16 accordi con operatori distribuiti in quattro continenti. È il segnale che esiste una domanda concreta di modelli alternativi a quelli dei grandi gruppi statunitensi, soprattutto in un momento in cui le telco cercano strumenti per chiudere i vuoti di copertura nelle aree remote, senza affrontare i costi proibitivi dell’estensione delle reti terrestri.
La scommessa sulla convergenza tra reti terrestri e spazio
Il cuore strategico del progetto è la convinzione che la convergenza tra reti terrestri e reti spaziali non sia più un’opzione, ma una traiettoria inevitabile. Univity vuole inserirsi esattamente in questo punto di incontro, trasformando il satellite in un’estensione naturale delle architetture 5G già esistenti.
Delfieux lo afferma in modo esplicito: “La convergenza tra reti terrestri e spaziali è inevitabile. La nostra ambizione è permettere agli operatori di sfruttare lo spazio come estensione naturale delle loro reti 5G terrestri, combinando prestazioni, competitività e sovranità”. È una dichiarazione che tiene insieme tre dimensioni decisive: la qualità tecnica del servizio, la sostenibilità economica del modello e la rilevanza geopolitica del controllo sulle infrastrutture.
In quest’ottica, lo spazio non viene pensato come un dominio separato o residuale, ma come un tassello pienamente integrato della futura connettività ibrida. Il satellite diventa così una leva per estendere copertura, resilienza e continuità di servizio, soprattutto là dove la rete terrestre fatica ad arrivare o dove serve rafforzare le infrastrutture critiche.
VLEO e 5G NTN, i due pilastri tecnologici
Dal punto di vista industriale e tecnologico, Univity ha costruito la propria identità attorno a due elementi distintivi. Il primo è il posizionamento in Very Low Earth Orbit (VLEO), a circa 375 chilometri di altitudine, dunque in un’orbita molto più bassa rispetto a quella di molte altre costellazioni. Secondo la società, questa scelta permette latenza significativamente inferiore, migliori prestazioni anche per smartphone e veicoli connessi e una più rapida disintegrazione naturale dei satelliti a fine vita, contribuendo così anche alla sostenibilità orbitale.
Il secondo pilastro è l’utilizzo dello spettro 5G degli operatori, che consente una integrazione nativa con le reti mobili esistenti e apre la strada alla continuità del servizio 5G NTN (non-terrestrial networks), senza dover fare affidamento su bande di frequenza già saturate o presidiate dai nuovi entranti. È una differenza non marginale: significa progettare la connettività satellitare non come rete parallela, ma come componente interoperabile dell’ecosistema telecom.
Questo approccio consente a Univity di proporsi non semplicemente come un altro operatore satellitare, ma come uno snodo della convergenza tra infrastrutture terrestri e spaziali. Ed è proprio su questa promessa di integrazione che la startup cerca di costruire il proprio vantaggio competitivo.
Il programma uniShape come banco di prova
Il round servirà anzitutto a sostenere l’esecuzione di uniShape, il dimostratore VLEO 5G NTN sviluppato con il supporto del Cnes. Il programma prevede l’assemblaggio, l’integrazione, i test e l’operatività in orbita di due satelliti VLEO 5G, con l’obiettivo di validare un servizio end-to-end ad alta capacità, dalla rete di terra fino ai terminali utente, compresa la connettività direct-to-cell verso gli smartphone.
Per l’azienda si tratta di un passaggio cruciale, perché il dimostratore dovrà certificare sul campo la fattibilità tecnica della convergenza tra reti terrestri e spaziali all’interno di un quadro controllato. Da questo punto di vista, uniShape rappresenta il ponte tra la fase sperimentale e la futura costellazione commerciale uniSky.
L’obiettivo di lungo periodo è particolarmente ambizioso. Univity punta infatti a costruire una flotta fino a 3.400 satelliti in VLEO, una dimensione che, se raggiunta, la trasformerebbe nel più grande operatore satellitare europeo. Il confronto con i grandi player americani resta ancora lontano in termini assoluti, ma il progetto punta a collocarsi su un terreno diverso, quello della specializzazione per il mercato telco e della sovranità infrastrutturale europea.
Dalla produzione interna alla scalabilità dal 2028
Nel nuovo scenario della connettività orbitale, la competizione non si giocherà soltanto sulla capacità di lanciare satelliti, ma anche sulla possibilità di produrli in modo efficiente, standardizzato e a costi sostenibili. Su questo punto Delfieux è molto netto: “In questa nuova era delle comunicazioni satellitari, spinta da Starlink e Amazon, la produzione di massa e i prezzi ricorrenti sono diventati il campo di battaglia”.
È da qui che nasce la scelta di portare internamente una parte critica della manifattura. “Un modo per offrire servizi altamente competitivi ai nostri clienti è internalizzare la produzione”, spiega il ceo. I satelliti saranno realizzati nell’area di Tolosa, proprio con l’obiettivo di stringere il controllo sulla catena del valore, comprimere i costi e preparare una crescita più ordinata sul piano industriale.
Il finanziamento attuale consentirà di lanciare i primi due satelliti, mentre per la fase di dispiegamento su larga scala, dal 2028, la società prevede di passare a un modello di finanziamento infrastrutturale, coinvolgendo investitori con grande capacità di capitale, come fondi infrastrutturali e operatori tlc. È un passaggio tipico dei progetti che vogliono uscire dalla dimensione venture e assumere il profilo di vere infrastrutture strategiche.
Sovranità europea e mercato della connettività ibrida
Dietro il progetto Univity c’è una visione molto precisa del mercato che sta emergendo. La convergenza tra reti terrestri e spaziali è destinata, secondo l’azienda, a generare un mercato globale da diverse decine di miliardi di euro entro il 2030. In questo contesto, gli operatori cercano di preservare il proprio ruolo contro l’avanzata di modelli chiusi e verticali portati avanti dai nuovi protagonisti del settore.
Anche gli investitori leggono l’operazione in questa chiave. Charles Beigbeder, cofondatore di Expansion, osserva che “Univity rappresenta un’opportunità eccezionale per sostenere un’innovazione dirompente che sta ripensando l’infrastruttura della connettività spaziale. Con questo round Serie A rafforziamo il nostro impegno affinché gli operatori di telecomunicazioni possano cogliere questo mercato strategico, affrontando al tempo stesso le sfide dell’uso sostenibile dello spazio”.
Sulla stessa linea Stéphane Lefevre-Sauli, senior investment director di Bpifrance, che sottolinea come “siamo lieti di continuare a sostenere Univity, le cui innovazioni di impatto globale in VLEO e nello spettro 5G NTN sono essenziali per consentire agli operatori di telecomunicazioni di restare competitivi e indipendenti nel mercato della connettività spaziale. Questo investimento risponde pienamente alle sfide della sovranità nazionale ed europea nella connettività, che sono al centro della nostra tesi di investimento”.
Il punto, quindi, è duplice: da un lato costruire un’infrastruttura capace di completare fibra e reti cellulari, estendendo copertura e resilienza; dall’altro restituire all’Europa un presidio industriale e strategico su un segmento destinato a pesare sempre di più nelle reti del futuro.
Una startup che vuole diventare campione industriale
Nelle parole di Anthony Bourbon, fondatore di Blast, la sfida assume una dimensione ancora più ampia: “Univity non si limita a innovare: sta ridefinendo l’architettura delle comunicazioni globali. Posizionando lo spazio come estensione naturale delle reti terrestri, l’azienda si sta già affermando come un attore centrale del settore. In Blast sosteniamo chi ha l’audacia e l’eccellenza operativa necessarie per costruire i campioni industriali di domani”.
È un giudizio che fotografa bene la traiettoria su cui la società vuole collocarsi. Univity non si presenta come una semplice startup deeptech, ma come un progetto industriale che punta a inserirsi nella grande trasformazione delle telecomunicazioni globali. La sua ambizione è contribuire a costruire una infrastruttura spaziale europea competitiva, sostenibile e integrata con le reti mobili, capace di servire le telco senza espropriarle del rapporto con il mercato.
Per questo il dossier Univity va letto non solo come una notizia di raccolta fondi, ma come un tassello della più ampia partita europea sulla sovranità digitale e infrastrutturale. Se il progetto riuscirà a trasformare il dimostratore in una vera piattaforma commerciale, potrà ritagliarsi uno spazio rilevante in uno dei mercati più strategici del prossimo decennio.






