L’architettura legislativa che sostiene le comunicazioni elettroniche in Europa sta subendo una trasformazione radicale, nel tentativo di colmare un divario di competitività che dura ormai da decenni. Il cuore di questa metamorfosi è rappresentato dal Digital Networks Act, una proposta che mira a riscrivere le regole del gioco per trasformare un insieme di ventisette mercati nazionali in un unico ecosistema digitale integrato. Nel corso di un approfondito confronto istituzionale ospitato presso il Parlamento Europeo da Nicola Zingaretti — capodelegazione italiana S&D — riguardante la sovranità digitale europea, i principali artefici della politica digitale dell’Unione e i rappresentanti delle autorità di regolamentazione hanno delineato le sfide e le opportunità di questo nuovo percorso normativo, basato su trascrizioni ufficiali che mettono a nudo le tensioni tra ambizioni centraliste e prerogative nazionali.
Indice degli argomenti
Dal mosaico normativo alla massima armonizzazione: la scelta del Regolamento
La principale novità introdotta dal Digital Networks Act riguarda lo strumento giuridico scelto per la sua attuazione. Per anni, l’Europa ha proceduto attraverso direttive, atti che lasciano agli Stati membri la libertà di decidere le modalità di recepimento, con il risultato di una frammentazione che ha ostacolato la nascita di operatori di scala continentale. Roberto Viola, Direttore Generale della DG CONNECT della Commissione Europea, ha spiegato con estrema chiarezza il motivo di questa svolta verso il Regolamento unico, un atto che entra in vigore in modo identico e simultaneo in tutta l’Unione.
«Abbiamo bisogno di regole europee perché il sistema delle direttive, con ventisette diversi modi di recepimento, ha mostrato i suoi limiti in termini di frammentazione. Il DNA punta alla massima armonizzazione: vogliamo passare dalla logica del recepimento nazionale alla logica del mercato unico» ha dichiarato Viola. Questa scelta non è puramente formale, ma mira a introdurre il concetto di “passaporto unico” per gli operatori. In questo nuovo scenario, un’azienda che ottiene l’autorizzazione a operare in un paese europeo dovrebbe poter offrire i propri servizi in tutto il territorio dell’Unione senza dover affrontare ventisette diversi regimi burocratici, riducendo drasticamente i tempi e i costi di espansione.
In merito alla direzione intrapresa dall’Europa, Benedetto Levi, CEO di Iliad Italia, ha dichiarato: «Il Digital Networks Act rappresenta un’occasione importante per semplificare le regole e rilanciare gli investimenti nelle telecomunicazioni. Una maggiore armonizzazione è un passo nella giusta direzione, ma resta fondamentale garantire un vero level playing field e una competizione equa: sono questi i fattori che favoriscono investimenti, innovazione, crescita e benefici concreti per consumatori, imprese e l’intero Sistema Paese».
La gestione dello spettro radio: tra coordinamento e resistenze politiche
Uno dei capitoli più delicati del Digital Networks Act riguarda la gestione delle frequenze, una risorsa che gli Stati membri hanno storicamente trattato come un bene sovrano, spesso utilizzato per massimizzare gli introiti fiscali attraverso aste onerose. La Commissione Europea riconosce che, senza un coordinamento europeo sulle tempistiche e sui costi dello spettro, non sarà possibile garantire una copertura 5G e 6G omogenea.
Benedetto Levi, Amministratore Delegato di Iliad Italia, ha portato all’attenzione del panel l’importanza della prevedibilità normativa per chi deve pianificare investimenti a lungo termine. Levi ha ricordato come le aste nazionali possano trasformarsi in ostacoli insormontabili: «La prevedibilità dello spettro è fondamentale. Dobbiamo evitare casi in cui le aste sottraggono risorse vitali allo sviluppo infrastrutturale invece di favorirlo; la chiarezza sui tempi e sui costi del rinnovo delle licenze è la condizione necessaria per investire».
Su questo punto, Roberto Viola ha ammesso che il percorso verso una gestione sovranazionale è ancora in salita a causa delle resistenze dei governi. Tuttavia, il DNA introduce i primi strumenti di intervento: «Il DNA è più “timido” su questo punto. Prevede che la Commissione possa attivare una procedura di mercato interno se vede scollamento rispetto alle regole generali, e già questo ha trovato l’opposizione compatta di tutti gli Stati membri. Immaginate se proponessimo un sistema integrale». La visione di lungo periodo della Commissione resta comunque ambiziosa: «Per le frequenze che si libereranno nel 2027 si farà una gara europea. Se in futuro il sistema si stabilizzerà con operatori di dimensione europea, una gestione sovranazionale non sarà più “fantascienza”».
Lo switch-off del rame e la transizione verso la fibra ottica integrale
Il Digital Networks Act non si limita a regolare il software normativo, ma spinge per una modernizzazione accelerata dell’hardware infrastrutturale. L’obiettivo fissato per il 2030 è ambizioso: una copertura integrale del territorio europeo con reti Gigabit. Questo traguardo richiede non solo la costruzione della fibra, ma anche lo spegnimento definitivo delle vecchie infrastrutture in rame, che rappresentano un costo energetico e manutentivo non più sostenibile.
Tuttavia, il settore industriale esprime preoccupazione per le tempistiche. Mari-Noëlle Jégo-Laveissière, CEO di Orange Europe, ha sottolineato come la visione della Commissione sembri a volte scollata dai cicli industriali reali. «Riteniamo che l’attuale bozza del DNA non soddisfi ancora i requisiti di semplificazione. Ad esempio, prevedere l’armonizzazione della gestione dello spettro solo entro il 2035 è una tempistica che non risponde alle esigenze attuali di un settore che si muove molto più velocemente» ha osservato la dirigente di Orange. Il timore delle telco è che il DNA si limiti a consolidare le regole esistenti senza eliminare i vincoli che impediscono una gestione agile delle reti.
Il ruolo delle autorità nazionali: sussidiarietà e armonizzazione
In questo delicato equilibrio tra Bruxelles e i singoli paesi, le Autorità di Regolamentazione Nazionali (NRA) rivendicano un ruolo di garanzia. Giacomo Lasorella, Presidente di AGCOM e Vicepresidente del BEREC, ha analizzato l’impatto del Digital Networks Act dalla prospettiva di chi deve applicare le norme sul campo, mediando tra gli obiettivi continentali e le necessità dei consumatori locali.
«È fondamentale che il Digital Networks Act non diventi un ostacolo per le autorità nazionali che conoscono le specificità dei singoli mercati e le esigenze degli utenti locali» ha avvertito Lasorella. Il Presidente di AGCOM ha evidenziato come l’armonizzazione non debba tradursi in un livellamento burocratico che ignori i progressi già fatti in alcuni mercati come quello italiano sulla fibra. La sfida del DNA sarà quella di creare un quadro di “co-regolazione” dove la Commissione detti le linee guida strategiche e i regolatori nazionali abbiano la flessibilità necessaria per intervenire nelle aree di fallimento del mercato o dove la concorrenza è ancora insufficiente.
Verso un nuovo paradigma di deregolamentazione?
Un tema che attraversa trasversalmente l’intero dibattito sul Digital Networks Act è la richiesta, da parte degli operatori, di una reale semplificazione che porti a una riduzione netta degli obblighi. Se il DNA vuole essere il motore della sovranità digitale, non può limitarsi a essere un nuovo codice di condotta, ma deve agire come uno strumento di sfoltimento burocratico.
Mari-Noëlle Jégo-Laveissière è stata molto esplicita su questo punto, esprimendo lo scetticismo di chi vede il rischio di una “sovra-regolazione” mascherata da unità: «L’accorpamento di quattro testi in uno solo dovrebbe portare a un riesame e a una semplificazione di ogni singola regola, ma al momento non vediamo cambiamenti sostanziali. Anzi, vediamo una ‘road regulation’ con ancora più regole». Per Orange, la vera sfida del DNA è trasformarsi in un atto di deregolamentazione che permetta alle telco di competere con i giganti tecnologici mondiali che operano in ambienti meno vincolati.
La Commissione, per bocca di Roberto Viola, ha recepito questa preoccupazione, ma ha ribadito che l’armonizzazione è l’unica strada per la sopravvivenza del settore: «Vogliamo che l’Europa sia interamente connessa in fibra entro il 2030, e questo richiede non solo investimenti, ma anche il coraggio di spegnere le vecchie tecnologie e di accettare regole comuni». La partita del Digital Networks Act si giocherà dunque sulla capacità di mediare tra la necessità di una guida forte da parte di Bruxelles e la richiesta di libertà operativa da parte di un’industria che deve ritrovare la propria competitività per non restare schiacciata tra i blocchi tecnologici americani e asiatici.
Il percorso legislativo è appena iniziato, ma i dati e le posizioni emerse delineano un orizzonte in cui la connettività non è più solo un servizio al cittadino, ma una questione di sicurezza e autonomia strategica per l’intera Unione. La stabilizzazione del sistema con operatori di dimensione europea è la condizione finale auspicata da Viola, affinché la gestione sovranazionale delle reti cessi di essere un’utopia burocratica per diventare la normalità operativa del prossimo decennio.
FAQ: Telecomunicazioni
Cosa sono le telecomunicazioni?
Le telecomunicazioni sono un qualsiasi procedimento di trasmissione rapida a distanza di informazioni mediante la telefonica, la telegrafia, la radio, la televisione o i radar. In generale, rappresentano l’insieme degli impianti e dei servizi relativi alla trasmissione di comunicazioni e informazioni. Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “trasmissione a lunga distanza” riferita ad immagini, segnali e parole. Le telecomunicazioni sono essenzialmente lo scambio di informazioni su distanze significative con mezzi elettronici e si riferiscono a tutti i tipi di trasmissione voce, dati e video.
Come funzionano le telecomunicazioni?
Alla base delle telecomunicazioni troviamo quattro elementi fondamentali: 1) Il trasmettitore, che prende l’informazione e la converte in un segnale da trasmettere (come un’antenna); 2) Il mezzo di trasmissione, che costituisce il canale di comunicazione; 3) Il ricevitore, che una volta ricevuto il segnale, lo converte in informazioni utili (come una radio); 4) Due antenne – una in trasmissione ed una in ricezione. I dati sono trasmessi in un circuito di telecomunicazioni per mezzo di un segnale elettrico chiamato onda portante, che richiede una qualche forma di modulazione (analogica o digitale) per trasmettere le informazioni.
Quali sono i tipi di trasmissione nelle telecomunicazioni?
Nelle telecomunicazioni esistono due tipi principali di trasmissione: analogica e digitale. La trasmissione analogica è una delle forme più antiche, con la modulazione di ampiezza (AM) ancora utilizzata nelle trasmissioni radiofoniche e riservata ad alcune frequenze. La modulazione digitale, invece, precede storicamente l’AM, con il codice Morse come prima forma. Questi tipi di trasmissione si sviluppano in diversi ambiti e settori, tra cui comunicazioni elettroniche, ottiche, radiocomunicazioni, reti mobili cellulari, reti locali (LAN), internet, sistemi di radiolocalizzazione navigazione e digitalizzazione (televisione e radio). Le telecomunicazioni contemporanee utilizzano principalmente i protocolli Internet per trasportare i dati, fino a includere i sistemi IoT (Internet of Things).
Quali tipi di reti di telecomunicazioni esistono?
Nella loro forma più semplice, le telecomunicazioni necessitano di due stazioni, una trasmittente e l’altra ricevente. Tuttavia, oggi sono impiegate più stazioni trasmittenti e riceventi che si scambiano grandi moli di dati, formando vere e proprie reti di telecomunicazioni. Internet rappresenta il più grande esempio di rete di telecomunicazioni a livello globale. Su scala più piccola, possiamo individuare: reti aziendali e di area accademica (WAN), reti telefoniche, reti cellulari, sistemi di comunicazione della polizia e dei vigili del fuoco, reti di smistamento taxi, gruppi di radioamatori (amatoriali) e reti di trasmissione. Queste reti variano in dimensione, complessità e scopo, ma tutte condividono il principio fondamentale di connettere punti distanti per lo scambio di informazioni.
Qual è lo stato attuale delle telecomunicazioni in Europa?
Le telecomunicazioni in Europa affrontano sfide significative. Secondo l’European Telecom Health Index, il mercato europeo mostra ricavi core stagnanti, ritorni in calo, gap di finanziamento e un’adozione della fibra inferiore alle attese, nonostante rollout significativi. I ritorni sul capitale sono scesi dal 6,7% del 2014 al 5,9% del 2023, mentre l’impegno di investimento resta elevato, comprimendo le possibilità di innovazione. La parte più ricca della catena del valore viene spesso catturata da hyperscaler e piattaforme digitali, più abili nel trasformare traffico e dati in servizi ad alto margine. Questo non riguarda solo la sostenibilità dei bilanci ma la competitività complessiva del sistema economico europeo, poiché le reti sono la spina dorsale di pagamenti, trasporti, servizi pubblici, sanità e scuola.
Come si sta evolvendo il settore delle telecomunicazioni con l’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il settore delle telecomunicazioni, passando da tema di frontiera a elemento strutturale che cambia il modo in cui le reti vengono progettate, gestite e monetizzate. Nel 2026, l’AI smetterà di essere una “debuttante” per diventare parte integrante delle operazioni quotidiane. Le reti si stanno trasformando in organismi intelligenti capaci di adattarsi, prevedere e ottimizzare autonomamente, anticipando guasti prima che si verifichino e gestendo dinamicamente i picchi di traffico. L’AI sta anche ridefinendo l’esperienza cliente attraverso i Customer Experience Index (CEI), che offrono una visione in tempo reale e predittiva della qualità percepita dagli utenti, sostituendo le metriche tradizionali. Sul fronte operativo, sistemi come lo Smart Scheduler ottimizzano la pianificazione degli interventi tecnici, analizzando in tempo reale tutte le variabili rilevanti.
Quali sono le sfide di sicurezza informatica per le telecomunicazioni nel 2026?
Secondo il Kaspersky Security Bulletin, il 2026 non sarà un anno di tregua per la cybersecurity nelle telecomunicazioni. Le minacce che hanno segnato il 2025 – dagli attacchi mirati alle catene di fornitura fino alle offensive DDoS – non arretrano, ma si intrecciano con nuovi rischi operativi generati dall’adozione accelerata di tecnologie come l’automazione di rete basata sull’AI, la crittografia post-quantistica e l’integrazione tra 5G e satelliti. Nel periodo novembre 2024-ottobre 2025, si è rilevata un’esposizione a minacce web per il 12,79% degli utenti del settore, minacce sui dispositivi per il 20,76% e attacchi ransomware al 9,86% delle organizzazioni telco. Gli operatori di telecomunicazioni devono avere visibilità su entrambe le dimensioni della cybersecurity: mantenere difese solide contro le minacce note e integrare la sicurezza nelle nuove tecnologie fin dal primo giorno.
Quali sono le tendenze future per le infrastrutture di telecomunicazioni sottomarine?
L’ecosistema dei cavi sottomarini entra nel 2026 in forte espansione. Secondo TeleGeography, dopo circa 15 nuovi sistemi avviati nel 2025 per un valore di 3,2 miliardi di dollari, l’anno nuovo vedrà arrivare quasi 40 cavi, per un’esposizione di capitale di circa 6 miliardi – il picco più alto dell’ultimo decennio. Nonostante questo aumento di capacità, non si prevede un crollo dei prezzi poiché gran parte delle nuove infrastrutture è costruita dai content provider per uso interno. Le tensioni geopolitiche stanno influenzando le rotte: il Mar Rosso è diventato un collo di bottiglia a causa del conflitto in Yemen, spingendo l’industria a sviluppare dorsali terrestri alternative attraverso Arabia Saudita, UAE, Giordania e Israele, oltre a nuove rotte sottomarine che evitano aree sensibili come il Mar Cinese Meridionale.
Come sta cambiando il mercato delle telecomunicazioni in Italia?
Il mercato delle telecomunicazioni in Italia mostra segnali contrastanti. Pur posizionandosi come quinto mercato europeo, l’Italia ha perso 14 miliardi di euro di giro d’affari dal 2010, con una contrazione media annua del 2,7%. Nel primo semestre 2025, i ricavi delle telco italiane hanno registrato un aumento dell’1,6%, un dato migliore rispetto alla media europea (+1,1%) ma inferiore a quello dei player giapponesi (+3,2%) e americani (+3,6%). La redditività del settore italiano resta problematica: l’EBIT margin è risalito all’1,8% nel 2024 (era l’8,8% nel 2020), ben lontano dal 16,5% registrato dalle grandi telco dell’area EMEA. Un tema cruciale per il 2026 è quello delle frequenze, con la scadenza del 31 dicembre 2029 che riguarda una quota rilevantissima dei diritti d’uso che reggono le reti mobili, rappresentando una decisione di politica industriale che inciderà sulla continuità del servizio e sulla competitività degli operatori.
Quale ruolo gioca la geopolitica nell’evoluzione delle telecomunicazioni?
La geopolitica sta ridefinendo profondamente il settore delle telecomunicazioni, specialmente attraverso la competizione sull’intelligenza artificiale. Al centro di questa dinamica c’è lo scontro sistemico tra Stati Uniti e Cina, che seguono traiettorie divergenti: gli USA puntano su un modello trainato dal settore privato e sull’eccellenza dei modelli di frontiera, mentre la Cina sta costruendo un ecosistema fortemente guidato dallo Stato, orientato all’autosufficienza tecnologica. L’Europa cerca di rivendicare una propria sovranità tecnologica attraverso regolazione (come l’AI Act) e investimenti pubblici. Per le telco, questa frammentazione normativa e tecnologica rischia di tradursi in costi più alti e complessità operative. Un attore emergente è il Medio Oriente, dove paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti stanno investendo massicciamente in data center e infrastrutture AI, ridisegnando le mappe dei flussi di capitale e creando nuovi hub regionali strategici per la connettività globale.






