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Oltre il mosaico regolatorio: il Dna come test di sovranità infrastrutturale europea



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Con licenza unica, coordinamento su risorse strategiche e roadmap verso lo switch-off del rame, il Digital Networks Act punta a rendere le reti un asset di competitività e sicurezza. Resta da capire se l’impianto riuscirà a conciliare integrazione e concorrenza, evitando incertezze che frenino gli investimenti

Pubblicato il 3 feb 2026

Francesco Savo Amodio

Avvocato in Lipani Legal&Tax



Digital Networks Act Europa

Lo scorso 21 gennaio 2026, la Commissione Europea ha ufficialmente presentato il Digital Networks Act (DNA), una radicale proposta di riforma del quadro giuridico europeo delle reti digitali che – nelle intenzioni di Bruxelles – dovrebbe rappresentare un punto di svolta per l’intero settore, favorendo lo sviluppo di infrastrutture innovative e resilienti.

Tale iniziativa si pone al culmine di un lungo percorso di confronto sul futuro delle comunicazioni digitali in Europa, avviato nel 2023 con l’indizione di una prima indagine esplorativa e proseguito, nel febbraio 2024, con la pubblicazione del Libro bianco “Come gestire le esigenze dell’Europa in materia di infrastrutture digitali?”.

Gli obiettivi strategici: innovazione, integrazione e scala continentale

Modernizzazione e semplificazione sono i concetti chiave intorno ai quali si articola il testo da ultimo approvato, il cui obiettivo principale non è solo quello di incentivare la transizione dalle preesistenti reti in rame alle nuove infrastrutture ad alta capacità in fibra ottica, 5G, 6G o cloud-based, ma soprattutto di favorire l’affermazione di un mercato pienamente unitario a livello europeo, incoraggiando lo sviluppo di operatori e servizi di scala sovranazionale.

L’iniziativa si pone come risposta alle sollecitazioni contenute negli studi strategici predisposti da Enrico Letta e Mario Draghi, che hanno evidenziato la grave frammentazione del mercato europeo delle comunicazioni elettroniche e i suoi effetti negativi sulla competitività globale.

I limiti dell’attuale modello normativo

Il quadro giuridico vigente, basato su un modello di armonizzazione “debole” e su ampi margini di discrezionalità nazionale, ha favorito la definizione di condizioni autorizzative divergenti tra gli Stati membri, dando luogo a un mosaico regolatorio che disincentiva le iniziative transfrontaliere, aumenta i costi di conformità e rallenta l’adozione delle nuove tecnologie.

Infrastrutture digitali come fattore di sicurezza e resilienza

Come sottolineato anche dal report Safer Together e dalla Bussola per la competitività dell’UE, reti digitali avanzate e sicure rappresentano un elemento essenziale non solo per la crescita economica, ma anche per la sicurezza civile e militare europea.

Garantire connettività affidabile e di alta qualità diventa quindi una priorità strategica, da perseguire rafforzando le capacità interne dell’Unione e riducendo la dipendenza da soggetti terzi.

Un regolamento unico per superare la frammentazione

Non sorprende che la Commissione abbia scelto lo strumento del regolamento, puntando a una uniformazione diretta e immediata del quadro normativo, con la sostituzione di quattro testi fondamentali oggi in vigore, tra cui il Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche e il Regolamento BEREC.

Il “passaporto unico” e la gestione delle risorse strategiche

La prima novità di rilievo è rappresentata dall’introduzione del procedimento autorizzatorio unitario per la fornitura di servizi di rete, che consentirà agli operatori di operare su tutto il territorio UE con una sola licenza.

Ampio spazio è inoltre dedicato alla gestione di asset strategici come spettro radio, numerazione e reti satellitari, con licenze più stabili e strumenti di coordinamento europeo volti a favorire l’uso efficiente delle risorse scarse e lo sviluppo di servizi pan-europei.

Le sinergie industriali e i modelli di condivisione delle reti

Le nuove disposizioni sembrano rafforzare tendenze già in atto nel settore, come i modelli di infrastrutturazione condivisa, testimoniati da accordi di RAN sharing e joint venture nazionali e internazionali, che puntano a ridurre i costi e accelerare la diffusione delle reti di nuova generazione.

Il superamento delle reti in rame e il ruolo di coordinamento della Commissione

Il testo prevede anche piani nazionali di transizione per la dismissione delle reti legacy e il passaggio alla sola fibra entro il 2035, rafforzando il ruolo di coordinamento della Commissione per evitare disallineamenti che possano generare incertezza e frenare gli investimenti.

Le criticità: il nodo della contribuzione degli OTT

Non mancano tuttavia le perplessità, in particolare sul tema della “fair share”. La Commissione ha optato per un meccanismo di conciliazione volontaria, soluzione che ha deluso gli operatori di rete senza però convincere pienamente neppure i grandi fornitori di contenuti digitali.

Prospettive e tempi del processo legislativo

Il confronto istituzionale è solo all’inizio e sarà necessario attendere l’esito dell’iter legislativo per valutare il reale impatto della riforma. Resta l’auspicio che i tempi decisionali siano coerenti con la rapidità dell’evoluzione tecnologica, evitando interventi ormai superati o inefficaci.

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