Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

IL DOCUMENTO

Digital single market, l’Italia all’Ue: “Sette azioni per abbattere le barriere”

Online il position paper del governo per la Commissione Ue. Tra le sfide e-commerce e ultrabroadband, copyright e Internet governance. Giacomelli: “Da questo dipende l’essere competitivi o diventare terra di conquista”

20 Mar 2015

Antonello Salerno

“La strategia digitale rappresenta uno strumento fondamentale per migliorare l’efficienza e la competitività globale dell’Unione europea”. Si apre con questa enunciazione, e con una citazione dalla dichiarazione di Venezia lanciata il 15 luglio 2015 durante il semestre di presidenza italiana del Consiglio Ue, il “position paper” del Governo italiano sul mercato digitale europeo (digital single market) inviato alla Commissione Ue, che da oggi è disponibile online, sul sito del ministero per lo Sviluppo economico.

“I servizi digitali – spiega in una nota Antonello Giacomelli, sottosegretario alle Comunicazioni – devono diventare tendenzialmente fruibili in tutti i paesi Ue e su tutte le piattaforme, naturalmente tutelando, con nuove modalità, il diritto d’autore. Nel mercato unico digitale l’Europa è ancora poco più di un’espressione geografica. C’è ancora molto da fare e i passi indietro che sento ipotizzare su roaming, Net neutrality e sicurezza delle reti certo non aiutano. Tutta l’Europa deve diventare un ecosistema che favorisce l’innovazione e non la ostacola. Tocca alla responsabilità dei governi stabilire se l’Europa deve essere soggetto e protagonista del futuro o semplice territorio di conquista da parte di altri”.

“Nonostante i notevoli passi avanti compiuti dalla Strategia per un Mercato Unico Digitale, è necessario accelerare l’implementazione delle politiche – recita il documento italiano – il mercato digitale europeo è ancora frammentato, e numerose barriere ne impediscono la piena integrazione e ne indeboliscono la capacità competitiva a livello globale”.

L’Italia si pone in prima linea nel processo di digitalizzazione dell’Unione, e come dimostrazione il “paper” cita “la Strategia italiana per la crescita digitale 2014-2020 e la Strategia italiana per la banda ultra-larga” che “rappresentano il principale contributo nazionale alla realizzazione degli obiettivi europei”. “L’Italia – sottolinea il Governo – ritiene che l’Europa debba imporsi ed imporre ambiziosi passi in avanti sul tema della digitalizzazione della società, in grado di far divenire l’intera piattaforma europea un grande attrattore del mercato globale”.

Per ottenere questi risultati, il Governo indica sette punti di riflessione e di azione prioritari per l’Unione europea. Al primo posto il capitolo “Mercato digitale e investimenti: migliorare l’interoperabilità e valorizzare l’e-commerce, armonizzare le politiche fiscali”. La proposta è di fornire “strumenti di aiuto all’insediamento e alla creazione delle imprese europee, superando i vincoli nazionali”, e di definire “un quadro normativo armonizzato per la costituzione e la registrazione on-line delle imprese, anche transfrontaliera”.

Il punto 2 riguarda l’accesso “a internet veloce e superveloce: reti di comunicazione e servizi. Dovrebbe essere data a tutti i cittadini – propone l’Italia – la possibilità di connettersi a una rete ad alta velocità nel 2020”. “L’Italia ritiene che l’Unione debba favorire gli investimenti pubblici e privati sulle infrastrutture digitali – si legge nel documento – e sviluppare la banda ultra-larga, considerando gli obiettivi dell’agenda UE 2020 come obiettivi minimi di sviluppo per tutti i Paesi”. Argomento legato indissolubilmente con i principi della net neutrality: “L’Europa – recita la proposta italiana – deve maturare una posizione comune e chiara sulla neutralità della rete che non crei barriere all’entrata per le imprese che vogliono misurarsi sul terreno dell’innovazione e della ricerca. Per l’Italia, solo tenendo insieme il principio di neutralità della rete con il diritto di un accesso adeguato alla rete da parte dei cittadini europei saremo in grado di garantire lo sviluppo di una rete aperta e senza discriminazioni e dove si possano sviluppare servizi ed opportunità per imprese e cittadini”. Quanto al mobile, il tema centrale è quello del roaming, per il quale l’Italia si schiera con la posizione del Parlamento europeo, segnalando l’esigenza “di arrivare alla fine del roaming in tempi ragionevoli e compatibili con quelli già indicati dal Parlamento Ue”.

Il terzo punto prende in considerazione “Internet governance e fiducia dei consumatori”: in questo caso la richiesta è di “migliorare sicurezza e garanzie”: “Garantire la sicurezza e l’integrità delle reti ed aumentare la fiducia dei cittadini nell’utilizzo dei servizi che corrono sulle autostrade digitali è un fattore determinante per sbloccare il potenziale del mercato unico europeo”, sostiene l’Italia, e in questa chiave “l’Europa deve intraprendere dei passi significativi ed importanti per stimolare l’affermazione di un mercato unico digitale flessibile, dinamico e aperto alla competizione”. “Appare di fondamentale importanza che ogni Stato Membro individui una autorità nazionale competente, favorisca la cooperazione tra i Computer Emergency Response Teams (Cert/Csirt) e l’omogeneizzazione dei loro meccanismi interni di attività e operatività – recita il documento – L’Italia ritiene necessario arrivare rapidamente alla approvazione della direttiva Network and Information Security (NIS), che costituisce una utile base di partenza per rendere più sicure le reti e i sistemi d’informazione nell’Unione e per rispondere alle crescenti minacce”. L’Italia infine auspica che l’Unione continui il percorso iniziato con il semestre di Presidenza italiana per un modello di governance “fondato sull’idea di una rete unica, aperta e libera”, e “sviluppi un sistema ‘privacy by default’, ad esempio attraverso l’identità digitale, il marchio digitale e l’informazione preventiva di tutti gli operatori”.

Al punto 4 si parla dell’industria creativa, con l’obiettivo di “sostenere il diritto d’autore on-line e l’audiovisivo”. “Occorre bilanciare l’accesso alla conoscenza e all’informazione con la necessità per gli autori e gli altri titolari di diritti sulle opere dell’ingegno di ottenere tutela giuridica e una adeguata remunerazione da parte degli utilizzatori – propone l’Italia – nel rispetto delle diversità culturali e favorendo la crescita economica, chiamando ad un ruolo più deciso, anche in termini di responsabilità, gli intermediari/operatori delle reti elettroniche”. “L’armonizzazione della legislazione sul diritto d’autore – prosegue la proposta – dovrebbe proseguire favorendo soluzioni contrattuali, analogamente a quanto già previsto con le licenze multiterritoriali nel settore musicale”.

Le proposte italiane su ricerca e innovazione sono contenute al quinto punto del documento, dove si chiede che il livello di investimenti pubblici e privati destinati al settore venga aumentato “per garantire alle imprese europee di competere nel mercato globale”. “L’Europa – propone l’Italia – deve mettere in campo strumenti in grado di aumentare la collaborazione e l’integrazione fra imprese consolidate e start up ad alto contenuto di innovazione capaci di sviluppare un modello di open innovation molto flessibile e funzionale al modello di manifattura digitale”. L’Italia propone così che i fondi di sviluppo disponibili siano usati per migliorare gli investimenti digitali, “supportando e coinvolgendo il mondo privato in un dialogo serrato con il settore pubblico”.

Al sesto punto la strategia per “Ottenere vantaggi sociali dalle ICT”, migliorando alfabetizzazione, competenze e inclusione nel mondo digitale. “La tecnologia digitale – sostiene l’Italia – può fornire grande sostegno alle politiche sociali: invecchiamento attivo, diversità culturali e di genere, Corporate Social Responsibility, incontro domanda ed offerta sul mercato del lavoro”.

Il settimo punto tra le priorità indicate dall’Italia è quello sull’e-government e le infrastrutture digitali, con l’obiettivo di “modernizzare il settore pubblico e la rete digitale, Big data e Cloud Computing”. “L’Italia con la ‘Strategia Italiana per la banda ultralarga’ e la ‘Strategia per la crescita digitale 2014-2020’ intende rispondere a questa necessità venendo incontro alle esigenze dei cittadini, delle pubbliche amministrazioni e delle imprese – si legge nel documento – intervenendo dove c’è maggior bisogno e quindi allineando gli sforzi nella direzione segnata dalla Strategia UE 2020 e dove possibile andare oltre”.
In questo quadro secondo le intenzioni italiane “gli obiettivi dell’Agenda UE 2020 quindi devono essere considerati come punti di approdo minimi dai quali partire immediatamente verso il traguardo del 100Mbps a tutti i cittadini e della diffusione di servizi a 1Gbps”. Per raggiungere il risultato sarà necessario “che l’Europa si doti di una infrastruttura in fibra ottica perfettamente integrata con le tecnologie wireless di ultima generazione in grado di veicolare servizi superiori a 100Mbps dovunque, sempre e con qualsivoglia dispositivo”. “Gli investimenti nei paesi membri devono essere visti come una priorità e in tale contesto devono essere messe in campo tutte le possibili leve – propone l’Italia – non solo quelle normative ma anche e soprattutto quelle economiche”.
In conclusione, “L’Europa deve aumentare i propri sforzi in tema di sanità digitale, scuola digitale, giustizia digitale, fatturazione elettronica ed anagrafe della popolazione residente – prosegue il documento – Si deve sbloccare completamente e definitivamente il potenziale dei dati e la pubblica amministrazione in questo contesto può fungere da volano per l’intero settore. (…) L’Europa deve continuare con gli sforzi fino ad ora intrapresi nel campo dell’identificazione elettronica e dell’accesso ai servizi per realizzare il prima possibile una reale, omogenea e completa identità elettronica spendibile in tutti gli stati dell’unione”.
“L’Europa inoltre deve continuare nel solco intrapreso con l’Agenda Europea 2020 ed intensificare gli sforzi per lo sviluppo capillare di una economia basata sui dati e sul cloud computing in grado di viaggiare su reti a banda ultra-larga intelligenti ed a basso impatto ambientale – conclude la proposta Italiana – Lo European Data Forum di novembre potrà rappresentare un punto importante di svolta nell’intero settore per affermare ancora di più il concetto di ‘data driven economy'”.


Articolo 1 di 5