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Direct-to-Device, Viasat e Space42 accelerano: Equatys prepara il “neutral host” spaziale



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La collaborazione tra i due operatori apre una nuova fase per la convergenza fra reti orbitali e infrastrutture mobili, con ricadute su spettro, governance e strategie industriali. L’avvio della fase operativa spinge l’intero ecosistema telco a ripensare ruoli, modelli e priorità d’investimento

Pubblicato il 11 feb 2026



EU’s satellite-based connectivity system

Il Direct-to-Device entra nella sua fase più matura. L’annuncio congiunto di Viasat e Space42, che stanno definendo gli ultimi dettagli della joint venture Equatys, segna un punto di svolta per l’intero settore telco. La promessa di connettere direttamente smartphone, dispositivi IoT e sensori senza hardware dedicato non è più un esercizio di vision, ma un’infrastruttura in costruzione. Lo conferma Mark Dankberg, presidente e ceo di Viasat: “Restate sintonizzati per ulteriori aggiornamenti su Equatys nel prossimo futuro”. È una dichiarazione che lascia intendere che la fase negoziale si stia chiudendo, mentre la roadmap industriale procede.

Parallelamente si muovono anche altri player globali. L’accordo tra Iridium e Deutsche Telekom per integrare la soluzione Ntn Direct con la rete NB‑IoT dell’operatore tedesco mostra una traiettoria chiara: le reti satellitari diventano estensione naturale delle reti mobili terrestri, con architetture conformi alle specifiche 3Gpp e una copertura realmente planetaria.

Il settore entra così in una fase di accelerazione, in cui tecnologia, spettro e governance orbitale convergono per ridefinire i confini del mercato. Equatys rappresenta una delle scommesse più ambiziose, sia per ampiezza dello spettro disponibile sia per il modello infrastrutturale scelto.

Equatys come “space tower company”

La joint venture nasce con un obiettivo preciso: offrire un’infrastruttura neutrale, condivisa e multi‑tenant. Space42 e Viasat puntano a creare una sorta di “space tower company”, evoluzione naturale delle towerco terrestri, ma proiettata in un contesto orbitale multilivello. La disponibilità di oltre 100 MHz di spettro armonizzato per Mobile Satellite Services e una copertura regolatoria in oltre 160 mercati costituiscono la base dell’offerta. L’architettura multi‑orbita, costruita per integrarsi con le reti 5G Ntn, diventa il punto di incontro tra mondo cellulare e satellite.

Per Viasat, il modello condiviso consente di ottimizzare risorse e investimenti in un segmento in rapida evoluzione. Dankberg lo sintetizza così: “Il modello delle infrastrutture condivise ci permette di utilizzare e preservare le nostre risorse di spettro con maggiore efficienza, continuando a servire missioni critiche come la sicurezza marittima e aeronautica”. È una visione che punta a sfruttare la potenza delle reti L‑band ad alta intensità e i chipset 5G Ntn compatibili, creando un ecosistema in cui miliardi di dispositivi potranno connettersi anche in assenza di rete terrestre.

Implicazioni industriali e modello finanziario

La scelta del neutral host ha ricadute dirette sul mercato. Riduce ridondanze e duplicazioni, abbassa il capex per gli operatori e crea condizioni per cooperazioni pubblico‑private più estese. Space42, nel suo Investor Day 2025, ha indicato una previsione di investimenti di circa 600 milioni di dollari nei primi cinque anni. Il modello apre inoltre a una progressiva fase di equity offering, pensata per coinvolgere fondi infrastrutturali e investitori istituzionali.

Per i governi, il paradigma “towerco spaziale” offre la possibilità di usare infrastrutture conformi agli standard globali senza rinunciare a principi di sovranità digitale. Diverge dal modello proprietario di realtà come Starlink e punta a un approccio cooperativo più vicino alle logiche telco tradizionali. In questo quadro, la componente Direct‑to‑Device assume un valore strategico: estende i confini delle reti nazionali mantenendo, al contempo, un presidio sulle regole di traffico e sulla gestione dello spettro.

L’integrazione con le reti mobili e l’impatto sulla banda ultralarga

Le reti terrestri restano la spina dorsale dei servizi digitali, ma la loro copertura non è universale. Il Direct-to-Device crea un ponte tra infrastruttura mobile e capacità orbitali, consentendo una continuità di servizio anche in aree prive di rete o colpite da eventi critici. Le applicazioni spaziano dalla sanità digitale alla gestione delle emergenze, dall’agricoltura di precisione alla logistica internazionale, con una ricaduta diretta sulla riduzione del digital divide.

La capacità di offrire connettività a banda ultralarga anche in zone isolate permette di abilitare servizi finora esclusi dai territori remoti. Le reti satellitari diventano così parte integrante del disegno di resilienza nazionale e del percorso di transizione digitale. Non si tratta solo di raggiungere nuovi utenti, ma di garantire continuità a servizi critici che richiedono latenza controllata e copertura stabile.

L’accelerazione di Iridium e Deutsche Telekom

Il mosaico globale del Direct-to-Device non si compone solo con Equatys. La collaborazione tra Iridium e Deutsche Telekom introduce un ulteriore tassello. La soluzione permette roaming NB‑IoT “da polo a polo” sfruttando una costellazione Leo con spettro L‑band, particolarmente efficace anche in condizioni meteo avverse. Matt Desch, ceo di Iridium, lo definisce “una soluzione semplice e scalabile, basata su tecnologie esistenti, per espandere i servizi a livello globale”. Jens Olejak, responsabile Satellite IoT di Deutsche Telekom, sottolinea che i clienti “beneficeranno di una copertura NB‑IoT globale ampliata, per collegare sensori, macchine e veicoli”.

L’accordo, con il lancio commerciale previsto nel 2026, si inserisce perfettamente nella traiettoria del mercato. Mentre Equatys punta a un’infrastruttura multi‑tenant orientata a servizi multi‑orbita, Iridium e Deutsche Telekom offrono un’integrazione immediata nella rete mobile esistente, con un focus specifico su IoT industriale e macchine autonome. È la conferma che il Direct-to-Device non è più un segmento sperimentale, ma un’area strategica della nuova catena del valore telco.

Regolazione, governance e sostenibilità orbitale

L’espansione del Direct-to-Device apre una fase in cui il nodo regolatorio diventa centrale. L’armonizzazione dello spettro Mss, il coordinamento fra orbite, la gestione dei rischi di debris e le esigenze di sicurezza nazionale rappresentano capitoli essenziali della governance futura. Dankberg lo ricorda anche nella riflessione sugli eventuali data center in orbita: la sostenibilità, sia energetica sia orbitale, è una condizione necessaria per evitare congestionamenti che potrebbero compromettere la crescita del settore.

Ogni Paese è chiamato a definire regole chiare su autorizzazioni, protezione dei dati e integrazione delle architetture Ntn con le infrastrutture nazionali. Equatys si propone come strumento per offrire soluzioni standard‑based e compatibili con i diversi ordinamenti, rendendo più semplice la cooperazione multilaterale. È un terreno ancora in evoluzione, ma destinato a determinare la competitività degli operatori nei prossimi anni.

Uno scenario competitivo in ridisegno

Le iniziative di Space42‑Viasat e Iridium‑Deutsche Telekom rappresentano due modelli diversi ma complementari. Il primo punta a creare un livello infrastrutturale condiviso e neutrale, pensato per abilitare una vasta gamma di servizi. Il secondo porta sul mercato un’integrazione immediata, focalizzata sull’IoT industriale. Entrambi delineano una linea evolutiva chiara: la connettività del futuro si baserà su combinazioni di reti terrestri, satellitari e piattaforme cloud, con il Direct-to-Device come elemento di raccordo.

Il settore Telco deve ora definire il proprio ruolo in un ecosistema sempre più ibrido. Gli operatori, i governi e le industrie dovranno scegliere come posizionarsi rispetto a modelli infrastrutturali, strategie di partnership e investimenti. La traiettoria è segnata: il Direct-to-Device non è più una promessa, ma un asse strutturale della competizione globale.

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