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SPETTRO RADIO

Frequenze, scoppia il caso 700 Mhz in Francia

L’Eliseo stringe i tempi per organizzare il trasferimento oneroso della banda occupata dalla Tv alle telco. Ma il Csa, l’istituzione per l’audiovisivo, non ci sta e chiede più poteri per salvaguardare il futuro del digitale terrestre

29 Mag 2013

La gestione delle frequenze televisive tema sempre più sensibile in Francia. Secondo Les Echos, il Csa (Conseil superieur de l’audivisuel), l’istituzione responsabile fra l’altro dell’assegnazione delle frequenze agli operatori radio-tv, , vuole più poteri per gestire la porzione di spettro assegnata alle tv francesi. Ma al momento deve fare i conti con il Governo, impegnato ad organizzare il passaggio delle frequenze a 700 Mhz dalla tv alle telco.

La normativa vigente in materia di spettro radio impone oggi alla Csa di assegnare ogni anno una frequenza, se disponibile, indipendentemente dal contesto economico. L’anno scorso, in un periodo nero per il settore pubblicitario, l’assegnazione gratuita di sei nuovi canali del digitale terrestre ad altrettante emittenti aveva sollevato forti critiche da parte dei canali storici e della sinistra allora all’opposizione.

Ed è per questo che il Csa chiede di cambiare le regole, per ottenere la possibilità di gestire in modo più economico le risorse frequenziali destinate alla tv. Una richiesta di maggiore autonomia che arriva mentre il Governo francese sta mettendo a punto il passaggio (oneroso) delle frequenze a 700 Mhz alle telco entro l’autunno. L’obiettivo dell’Eliseo è finanziare fino al 2020 la spesa dell’esercito con i proventi della vendita dello spettro alle telco. Gli operatori mobili, diversamente dalle tv, pagano per accaparrarsi porzioni di spettro attraverso aste onerose.

Il passaggio delle frequenze a 700 Mhz dalla tv, che oggi utilizza queste bande per il digitale terrestre, nella disponibilità del Governo per l’asta riservata alle Tlc risulta alquanto complesso, secondo il Csa. Alcune emittenti televisive di peso si sono lamentate, scrive Les Echos.

La diminuzione di spettro disponibile suscita timori nelle tv, in vista del passaggio prossimo venturo delle trasmissioni del digitale terrestre al nuovo standard dell’HD. L’alta definizione ha bisogno di maggior capacità di banda per trasmettere e il timore delle tv è che possa emergere un “digitale terrestre a due velocità”, con alcune emittenti in grado di trasmettere in Hd e altre invece impossibilitate a sposare il nuovo standard tecnologico, a causa della carenza di risorse spettrali sufficienti.

Fatto sta, che un pool di emittenti (Nrj, Chérie 25) NextRadioTv (Bfm, Bmc Découverte) e il canale 23 hanno siglato ieri un comunicato congiunto, nel quale puntano il dito contro la piega presa dalla gestione dello spettro nel paese, che rischia di creare “un cortocircuito di tutte le istanze di concertazione” in materia.

La richiesta avanzata dalle emittenti è che il passaggio all’alta definizione del sistema televisivo e, nel medio periodo, all’ultra HD sia assicurato a tutti i player televisivi e che siano le telco a pagare per il refarming delle frequenze del digitale terrestre. “E’ per una questione di calendario e di regolamenti. Se le frequenze devono essere sottratte dalla banda a 700 Mhz, allora lo si dovrebbe fare in tempi più lunghi e con regole nuove”, ha detto il presidente del Csa Olivier Schrameck. Secondo il Csa il passaggio generalizzato all’HD del settore tv non è attuale prima del 2020. I francesi soltanto allora avranno i televisori adatti a ricevere questo tipo di programmi. Ma il Governo ha bisogno di fondi freschi e il futuro tecnologico del digitale terrestre rischia di pagarne le conseguenze.

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