Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Garante Privacy, no al telemarketing con numeri “casuali”

L’Authority: anche il numero di telefono estratto con sistemi computerizzati è  dato personale. “Serve sempre il consenso dell’utente”

10 Dic 2009

Niente telefonate commerciali effettuate utilizzando sistemi che
generano numerazioni casuali. Tanto più se gli abbonati vengono
contattati con chiamate preregistrate.
Lo ha stabilito il Garante privacy intervenendo contro una azienda
vinicola a seguito delle segnalazioni di numerosi cittadini che
lamentavano la ricezione di telefonate indesiderate, in alcuni casi
preregistrate.
"Per le sue comunicazioni commerciali l’azienda non
utilizzava, né direttamente né attraverso i propri call center, i
numeri presi dagli elenchi telefonici, ma si serviva di un sistema
che generava i numeri da contattare attraverso sequenze casuali –
spiega il Garante in una nota -. Le sequenze erano elaborate con
criteri geografici e i numeri non erano abbinati a dati
anagrafici".

Nel suo provvedimento di divieto l’Autorità ha spiegato che
anche il numero casualmente composto e chiamato telefonicamente è
da considerarsi “dato personale”, in quanto ricollegabile,
anche indirettamente, a una persona identificata o
identificabile.
"Di conseguenza, in base alle norme sulla privacy, per poter
utilizzare anche questo tipo di numerazione a fini commerciali è
necessario il previo consenso dell’interessato – rimarca
l'Authority -. Tanto più laddove si utilizzino modalità di
contatto con chiamate preregistrate per le quali il consenso è
obbligatorio". Concetto, questo, più volte ribadito dal
Garante.

Il Garante ha dunque vietato all’azienda di usare sistemi che
generano tramite digitazione casuale numeri di telefono con i quali
contattare gli interessati. "La società dovrà inoltre
cancellare tutti i dati personali per i quali non risulta
documentato tale consenso", precisa.

La mancata osservanza del provvedimento del Garante espone a
sanzioni penali (reclusione da tre mesi a due anni) e
amministrative (pagamento di una somma da trentamila a
centottantamila euro).