“Sono felicissimo, scusate se sono provocatorio, ma torno a casa e dico a tutti i miei azionisti che possono dormire sonni tranquilli”. Pietro Labriola, ad di TIM, ha esordito così al convegno “Verso la sovranità digitale europea” che si è tenuto a Bruxelles nei giorni scorsi. E nessuno in sala ha riso. Perché negli eventi istituzionali sulle telecomunicazioni europee c’è un copione collaudato: regolatori che rivendicano i risultati della liberalizzazione, nuovi entranti che chiedono più accesso, incumbent che chiedono meno vincoli, tutti d’accordo sul fatto che il digitale sia strategico. Labriola ha rotto quel copione partendo dai numeri e lancindo un messaggio chiaro: senza una svolta su concorrenza, consolidamento, frequenze e regole, le telco europee non torneranno alla redditività. E senza redditività, l’infrastruttura digitale del continente non si costruisce. Soffermandosi sul rapporto tra consolidamento del mercato, investimenti nelle reti di nuova generazione e quadro regolatorio europeo, Labriola ha richiamato l’attenzione sulla necessità di aggiornare l’approccio alla concorrenza, alla luce delle trasformazioni che stanno interessando il settore, con l’obiettivo di coniugare sostenibilità economica, tutela dei consumatori e rafforzamento della sovranità digitale europea.
l'intervento
Labriola scuote Bruxelles: “Così il sistema delle tlc non regge, se volete il digitale bisogna agire ora”
L’Ad di Tim punta il dito contro l’elefante nella stanza: “Il settore non sta bene, fingere il contrario non aiuta nessuno”. Dal manager un richiamo alla necessità di intervenire rapidamente su alcuni nodi considerati cruciali per il settore: aggregazioni industriali, semplificazione normativa, certezze sugli asset strategici. “Serve realizzare un contesto capace di sostenere lo sviluppo delle infrastrutture su cui si giocherà la competitività europea”
Direttrice

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