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Mercato unico delle Tlc e “pausa regolatoria”: Roma e Berlino spingono sulla competitività Ue



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Alla vigilia del ritiro informale del 12 febbraio, Italia e Germania mettono sul tavolo una piattaforma per tagliare gli oneri e mobilitare investimenti, puntando su autorizzazioni più rapide, accesso ai finanziamenti e una politica industriale europea più coerente con la sfida globale

Pubblicato il 21 gen 2026



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Roma e Berlino chiedono un impegno dei leader Ue per approfondire il mercato unico nei settori strategici – Tlc, digitale, servizi, energia, mercati dei capitali – stimando che ciò potrebbe generare un aumento del Pil tra il 2 e il 3% per entrambi i Paesi, con benefici ancora maggiori per altri Stati membri. È l’attacco più diretto, e anche il più “politico”, del documento italo-tedesco sulla competitività che accompagnerà il ritiro informale dei capi di Stato e di governo del 12 febbraio e il successivo Consiglio europeo di marzo: un tentativo di trasformare una diagnosi condivisa in una tabella di marcia con impegni misurabili.

L’idea di fondo è che l’Europa non possa permettersi un altro giro di parole. Italia e Germania avvertono che il continente sta perdendo terreno rispetto a Stati Uniti e Cina, con un impatto potenziale su tenore di vita e sovranità economica. Da qui la scelta di tornare al “motore” storico della crescita europea, il mercato unico, che viene descritto come grande ma non pienamente funzionante: circa il 18% del Pil globale e 450 milioni di consumatori, ma con barriere interne che ne riducono l’efficacia proprio nei comparti dove oggi si gioca la competizione – e per il nostro settore, inevitabilmente, anche su digitale e telecomunicazioni.

La “pausa regolatoria” e la promessa di meno burocrazia

Il cuore operativo della proposta è la richiesta di ridurre in modo ambizioso gli oneri regolatori, fino a introdurre una “pausa regolatoria” sulle nuove iniziative europee. L’obiettivo è esplicito: prima di aggiungere nuovi livelli di regole, bisogna rivedere l’esistente e capire se stia creando costi e complessità che frenano imprese e cittadini. Nelle parole del portavoce del governo federale Steffen Meyer, “È importante premere il tasto pausa sulla regolazione europea”.

È un messaggio che, letto in chiave telecom, parla anche al tema della capacità di investimento: reti fisse e mobili, cloud e infrastrutture digitali sono settori capital intensive, e ogni appesantimento procedurale può diventare ritardo nella realizzazione e dunque perdita di competitività. Il documento spinge quindi verso una revisione di norme “superflue, complesse o sovrapposte” e verso meccanismi di controllo più stringenti sugli oneri burocratici che si accumulano durante l’iter legislativo.

Autorizzazioni più rapide, silenzio-assenso e norme da ritirare

Il testo entra nel merito di alcune leve che, se tradotte in atti concreti, possono incidere rapidamente sul “time to market” europeo. Tra le misure indicate figurano l’accelerazione delle procedure di autorizzazione e l’applicazione del principio del silenzio-assenso come nuovo standard, oltre al ritiro di iniziative legislative considerate ormai superate.

Per le telecomunicazioni, il tema delle autorizzazioni è un nervo scoperto: dall’installazione di siti radiomobili fino agli interventi infrastrutturali sulla rete fissa, i tempi amministrativi possono determinare la velocità di sviluppo e la qualità della copertura. L’impostazione italo-tedesca mira a portare questa discussione al livello dei leader, legandola non a singoli dossier di settore ma a un disegno complessivo di competitività: meno attriti interni, più rapidità nell’esecuzione, maggiore prevedibilità per chi investe.

Digitale e tlc nella lista dei “settori strategici”

Il passaggio che cita esplicitamente “digitale e telecomunicazioni” dentro i settori strategici su cui approfondire il mercato unico è un segnale politico non banale. È il riconoscimento che la frammentazione europea continua a pesare proprio dove servirebbero scala e integrazione: servizi transfrontalieri, finanziamenti, energia ma anche infrastrutture e piattaforme digitali.

Il documento richiama, a supporto della diagnosi, una stima attribuita ai dati del Fondo monetario internazionale: le barriere interne al mercato unico equivarrebbero a dazi molto elevati, “del 44% per il commercio di beni e superiori al 110% per i servizi”. Tradotto: la Ue rischia di comportarsi come un mercato unico “a metà”, soprattutto nei servizi, e per estensione nei servizi digitali e nelle catene del valore che dipendono dalla connettività. Da qui la richiesta ai leader di prendere un impegno esplicito e quantificato, con una ricaduta economica già stimata.

Capitali, venture capital e Fondo europeo per la competitività

Accanto alla semplificazione, l’altro asse è la finanza per la crescita. Italia e Germania chiedono di migliorare le possibilità di finanziamento per le imprese e di facilitare l’accesso ai capitali in Europa, con un richiamo al rafforzamento del venture capital. È un punto che si intreccia con la strategia industriale: senza mercati dei capitali più integrati e senza strumenti capaci di “scalare” i campioni europei, la competizione globale nel digitale e nelle infrastrutture rischia di restare sbilanciata.

Nella stessa logica si collocano le aperture su una maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato e l’idea di istituire un Fondo europeo per la competitività nel prossimo bilancio pluriennale dell’Ue. Anche qui, l’obiettivo dichiarato è ridurre la vulnerabilità agli shock esterni e rendere l’Europa più attrattiva per nuovi investimenti, non solo sostenendo le aziende già presenti ma anche intercettando capitali dall’estero.

Il calendario politico e il ruolo della Germania

L’iniziativa arriva “in vista del Consiglio dei leader Ue del 12 febbraio”, e secondo Meyer per il cancelliere Friedrich Merz è una priorità che la Germania svolga un ruolo di “motore” nel dibattito europeo, “avanzando proposte concrete prima del vertice”. Il contesto, precisa il portavoce, è legato alle consultazioni governative italo-tedesche previste venerdì a Roma, più che ad altri incontri bilaterali avvenuti nei giorni scorsi.

La mossa è quindi anche di metodo: portare ai leader una proposta strutturata, con un lessico che unisce competitività, mercato unico e alleggerimento regolatorio. Ma per le telecomunicazioni il punto vero sarà la traduzione in scelte operative: armonizzazione e riduzione delle barriere, tempi autorizzativi più rapidi, e strumenti finanziari capaci di sostenere investimenti e innovazione lungo l’intera filiera digitale europea.

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