Net-neutrality: negli Usa passa la versione “forte”

Obama la spunta: vince il principio che la rete fissa e mobile è un servizio di pubblica utilità. Nessuna discriminazione sulla velocità di trasmissione. Spaccatura politica della Commissione: i 3 democratici da una parte, i due repubblicani dall’altra

26 Feb 2015

Stefano Gulmanelli

Come previsto, da oggi, negli Stati Uniti il servizio di banda larga, fissa e wireless, è parificato a un servizio di pubblica utilità. Lo ha deciso la Federal Communication Commission (FCC) votando ­– con 3 membri favorevoli e 2 contrari­ – la riclassificazione del broadband sotto il Title II del Communication Act del 1934. Passa così quella che nel dibattito di questi mesi è stata definita la versione forte della net-neutrality, il principio secondo cui un bit in Rete è uguale ad ogni altro e non può essere trattato diversamente in termini di velocità di trasmissione.

Il dibattito in Commissione, aperto al pubblico e trasmesso in streaming, è stato franco, a tratti duro e ha visto la partecipazione, seppur a mezzo video registrato, anche di Sir Tim Berners-Lee, notoriamente favorevole alla net-neutrality forte. L’inventore di Internet ha definito l’imminente votazione ‘un voto su diritti civili, libertà di espressione e democrazia’. Un riferimento alla libertà d’espressione è venuto anche dal Presidente FCC Tom Wheeler che nel suo intervento ha respinto l’interpretazione di uno dei due commissari contrari – Mike O’Rielly, repubblicano – secondo cui quanto si stava per porre in essere altro non era che un surrettizio trasferimento del controllo della Rete al governo: “Sostenere questo è come dire che il Primo Emendamento della Costituzione americana è un modo surrettizio per controllare la libertà di espressione” ha detto Wheeler suscitando gli applausi dei tanti sostenitori della net-neutrality che affollavano l’aula. Gli interventi fatti dai commissari prima del voto hanno ripercorso le argomentazioni tradizionalmente usate da ciascuno dei due campi opposti. Da un lato Ajit Paj, ‘in quota’ repubblicana, ha definito quello che si stava consumando un ingiustificato abbandono di un approccio bipartisan finora tenuto a favore del mercato quale forza trainante del settore: “Internet non ha problemi da risolvere’ ha detto Paj, ‘oggi prendiamo questa decisione solo perché l’ha voluta Obama’. È seguita la lista degli effetti negativi di tale decisione, comprendente il rallentamento dell’innovazione per eccesso di regolamentazione, la conseguente diminuzione generalizzata della velocità di connessione e l’interferenza sui prezzi del servizio che inevitabilmente la FCC finirà per praticare. Proprio su quest’ultima questione, delicata e fonte di preoccupazione anche per parte dei sostenitori della net-neutrality – si è voluta concentrare il commissario Mignon Clyburn, democratica e favorevole alla riclassificazione. La Clyburn ha cercato di rassicurare quanti non considerano la ‘forbearance’ (l’astensione volontaria dall’esercitare un diritto di cui l’agenzia è titolare) garanzia sufficiente a che la FCC non finisca per interessarsi di prezzi e costi. E lo ha fatto ricordando l’atteggiamento storicamente tenuto dall’agenzia nei confronti del servizio telefonico agli albori dell’unbundling: “Il fatto che la FCC allora sia rimasta alla finestra” ha detto la Clyburn, “nemmeno quando i consumatori dovevano sottostare a prezzi altissimi a causa di un mercato quasi monopolistico è la miglior garanzia che l’agenzia anche quando sarebbe giustificato è estremamente riluttante ad intervenire su questioni di prezzo.

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A dir il vero, la riunione di oggi della FCC è storica anche per la decisione presa prima della votazione sulla net-neutrality. Con lo stesso risultato di 3-2, l’agenzia ha infatti approvato una delibera che sancisce che gli Stati del North Carolina e del Tennessee non possono promulgare leggi che impediscano la creazione di network indipendenti per la banda larga. Una decisione con implicazioni estremamente importanti visto che apre la strada a delibere simili su scala generale ma passata inevitabilmente in secondo piano: oggi tutta l’attenzione era sulla net-neutrality.

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