LA LETTERA APERTA

Pedopornografia online, appello delle telco a Bruxelles per bloccare l’accesso ai contenuti



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Le ceo di Vodafone, Orange, Telenor e BT scrivono a von der Leyen, Metsola e Costa chiedendo misure adatte per impedire l’accesso al materiale noto contenente abusi che circola ampiamente su Internet: “Abbiamo bisogno di strumenti legali e di un quadro giuridico uniforme per un contrasto più efficace”. Tre le azioni chiave suggerite

Pubblicato il 11 ago 2026



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Le telco europee hanno bisogno di strumenti giuridici adatti per bloccare l’accesso a pagine web note per contenere materiale pedopornografico: è quanto chiedono, in una “lettera aperta urgente” a Bruxelles, le ceo dei gruppi Vodafone, Orange, Telenor e BT.

Nel documento inviato alla presidente della Commissione europea von der Leyen, al presidente del Parlamento europeo Metsola e al presidente del Consiglio europeo Costa, le amministratici delegate Margherita Della Valle (Vodafone Group), Christel Heydemann (Orange Group), Benedicte Schilbred Fasmer (Telenor Group) e Allison Kirkby (BT Group) chiedono “misure che consentano ai provider di servizi Internet europei di bloccare in modo coerente e legale il materiale pedopornografico” che circola su vasta scala su Internet.

Telco Ue contro la pedopornografia online, crociata “al femminile”

La coalizione di Ceo, tutte donne – evidenzia il comunicato congiunto di Vodafone, Orange, Telenor e BT -, chiede inoltre alla Commissione europea di implementare un quadro giuridico uniforme in tutta Europa che consenta agli operatori di contrastare il materiale pedopornografico in modo più efficace e permanente.

“In tutta Europa, immagini e video di bambini vittime di abusi sessuali continuano a essere scambiati online su scala industriale. I numeri sono terrificanti“, si legge nella nota. “Ogni anno, la CyberTipline del Ncmec riceve decine di milioni di segnalazioni, tra cui oltre 100 milioni di file in un solo anno. Le bambine sono colpite in modo sproporzionato e la maggior parte delle vittime ha un’età compresa tra i sette e i dieci anni”.

Agire urgentemente: “Contenuti illeciti sul web aperto”

La maggior parte del materiale pedopornografico viene scoperto, condiviso e segnalato tramite piattaforme e servizi online “e accogliamo con favore gli sforzi continui dell’Ue per finalizzare il suo quadro strategico a lungo termine per affrontare questo problema”, affermano le telco.

Ciononostante, la pedopornografia online continua a esistere sul web aperto e l’Europa ospita una parte significativa di questo materiale, evidenzia la lettera aperta di Vodafone, Orange, Telenor e BT.

Nel 2024, il 62% delle pagine web contenenti materiale contenente abusi sessuali su minori, confermato, identificate dalla Internet Watch Foundation, erano ospitate in paesi dell’Ue; i Paesi Bassi da soli rappresentavano quasi un terzo.

In un recente studio accademico, circa il 65% degli utenti di materiale pedopornografico online ha visto per la prima volta questo materiale quando era bambino, e metà degli intervistati lo ha visto per la prima volta accidentalmente.

Il ruolo chiave delle telco e degli Internet service provider

“Si tratta di un fallimento sistemico della protezione”, scrivono le ceo. “È semplicemente inaccettabile che contenuti illegali noti rimangano accessibili mentre la rimozione alla fonte è in sospeso o ritardata. La rimozione del materiale pedopornografico alla fonte deve rimanere la priorità. È l’unico modo per eliminare il materiale stesso”.

Prosegue la lettera: “Fino a quando ciò non avverrà, gli operatori di telecomunicazioni e i fornitori di accesso a Internet possono svolgere un ruolo di protezione importante impedendo l’accesso al materiale pedopornografico confermato sul web aperto”.

Le barriere normative al blocco dei siti Internet illegali

Le ceo di Vodafone, Orange, Telenor e BT sottolineano che, in qualità di amministratori delegati di grandi telco, agiscono già laddove la legge lo consente, “ma la situazione è variegata e incerta nella pratica. In tutta Europa, infatti, le barriere normative impediscono ancora ai fornitori di accesso a Internet di bloccare l’accesso a domini e Url (“blocco di siti web”) che le hotline affidabili hanno già confermato essere materiale pedopornografico. Queste barriere devono essere rimosse con urgenza”.

Perciò, le quattro telco chiedono “chiarezza legale per intraprendere azioni di base contro i contenuti illegali confermati sul web aperto, come necessaria salvaguardia fino al raggiungimento della rimozione alla fonte”.

Tre azioni chiave secondo Vodafone, Orange, Telenor e BT

Tre le misure chiave che le quattro telco suggeriscono.

Innanzitutto, istituire un nuovo organismo Ue con autorità legale per convalidare e mantenere un elenco unico a livello europeo di indicatori confermati di materiale pedopornografico, avvalendosi di hotline nazionali, forze dell’ordine e organismi di esperti riconosciuti. Un elenco comune e altamente dinamico, con solide garanzie contro i falsi positivi, è l’unico modo per garantire un blocco rapido, coerente ed efficace in tutti gli Stati membri.

In secondo luogo, creare una chiara base giuridica (oltre a un provvedimento amministrativo) che consenta ai fornitori di accesso a Internet di bloccare l’accesso ai siti presenti in tale elenco qualora la rimozione alla fonte non sia ancora stata ottenuta. Ciò implicherebbe solide garanzie, una supervisione indipendente, l’obbligo di notifica agli utenti, la trasparenza nella rendicontazione e meccanismi di ricorso o correzione significativi e accessibili per qualsiasi contenuto bloccato erroneamente.

In terzo luogo, prima che il Centro Ue sia pienamente operativo, istituire meccanismi legali che consentano alle autorità nazionali di autorizzare il blocco del materiale pedopornografico sulla base di elenchi affidabili di hotline/esperti terzi. “I bambini hanno bisogno di protezione ora, non tra qualche anno”, sottolineano le ceo.

Il futuro: il Centro Ue contro la pedopornografia online

Vodafone, Orange, Telenor e BT concludono sottolineando che il Centro Ue dovrebbe avere un’autorità strettamente limitata al materiale pedopornografico confermato, identificato attraverso processi affidabili e supervisionati in modo indipendente. Non deve essere possibile estendere tale divieto ad altre categorie di contenuti da parte dei governi nazionali o delle autorità amministrative senza un nuovo ed esplicito mandato legislativo.

Al tempo stesso, i governi europei al di fuori dell’Ue che non lo abbiano ancora fatto devono essere incoraggiati a introdurre requisiti legali chiari che garantiscano la legittimità del blocco di materiale pedopornografico confermato, identificato da hotline affidabili o terze parti esperte, in modo che la protezione sia uniforme su tutte le reti europee.

“L’entità degli abusi richiede un’azione decisa, pertanto l’Europa deve dimostrare una leadership globale”, conclude la lettera aperta inviata a Bruxelles. “Gli ostacoli normativi devono essere rimossi senza indugio e i fornitori di accesso a Internet devono essere messi in condizione di svolgere al meglio il proprio ruolo. Le misure che proponiamo consentirebbero ai fornitori di accesso a Internet in tutta Europa di bloccare l’accesso a pagine web contenenti materiale pedopornografico confermato in modo coerente e legale, con adeguate garanzie per la privacy e i diritti fondamentali. Proteggere i minori online è una responsabilità condivisa e siamo pronti a fornire ulteriore supporto alle autorità di tutta Europa per garantire la risposta più efficace possibile”.

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