PRIVACY

Occhio alle app Android, “utenti tracciati via wi-fi”

Uno studio dell’università danese DTU rivela che le applicazioni mobili sono in grado di individuare i nostri spostamenti, anche a connessione wi-fi spenta: “Profilazioni per il marketing, privacy a rischio”

04 Giu 2015

Patrizia Licata

Le informazioni raccolte tramite le reti wi-fi, ovvero i dati provenienti dai router wireless, captate regolamente dagli smartphone Android, forniscono indicazioni precise su dove l’utente di quello smartphone si trova nel 90% dei casi. Lo ha scoperto un nuovo studio di Dtu Compute, il dipartimento di informatica e matematica applicata dell’Università Tecnica della Danimarca: la maggioranza delle app sui cellulari Android ha accesso a una lista di router che i telefoni cercano ogni 20 secondi, anche quando la connessione wi-fi è spenta.

Basato sui dati raccolti in sei mesi da studenti della DTU, lo studio ha dimostrato che gli sviluppatori di app possono usare le informazioni del wi-fi come strumenti di localizzazione per determinare quando le persone escono di casa, quando sono al lavoro e dove passano il loro tempo libero.

“Le persone sono abitudinarie e fanno più o meno sempre le stesse cose. Perciò i dieci posti che ciascuno visita più di frequente coprono il 90% del nostro tempo. Ciò rende possibile creare una mappa dei principali spostamenti di ciascuno e della sua routine usando solo pochi router”, spiega il Professore associato Sune Lehmann di DTU Compute.

“Anche quando spegnete la connessione wi-fi del cellulare, il telefono continua a cercare i punti di accesso wireless e le app scaricate continuano ad accedere a queste informazioni. Abbiamo dimostrato che le informazioni del wi-fi possono facilmente essere convertite in informazioni sul posizionamento geografico. Anche se non avete dato il permesso a un’app di tracciare la vostra posizione, l‘app è comunque in grado di svolgere la funzione di tracking dei vostri spostamenti grazie al fatto che accede alle informazioni del wi-fi. E senza aver chiesto accesso a tali informazioni”.

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Lo studio è parte del progetto di ricerca Sensible DTU nel quale 1.000 studenti dell’Università sono stati dotati di uno smartphone e in cambio hanno accettato di donare i loro dati allo studio. La raccolta massiccia di dati ha permesso ai ricercatori di capire quanto si può scoprire di una persona grazie al cellulare e al wi-fi, spiega ancora Sune Lehmann: “Sappiamo che le aziende ci conoscono, ma non ci rendiamo conto fino a che punto. Con questo monitoraggio dei nostri studenti, stiamo cominciando a capire quante possibilità hanno le aziende per acquisire conoscenza sulle persone e anche quanto effettivamente già sanno”.

A febbraio, Sune Lehmann e il suoi colleghi hanno studiato i 20 giochi più popolari del Google Play Store e scoperto che 17 di questi hanno accesso a dati wi-fi ma solo sei spiegano perché. Questo non indica ancora se e come le aziende effettivamente usino la loro capacità di tracking dei movimenti degli utenti – ma farlo è molto facile, sottolineano i ricercatori danesi: “Abbiamo dimostrato che creare un’app che ricostruisce i nostri spostamenti è facilissimo. Non dobbiamo quindi pensare solo a grandi aziende che fanno tracking”, afferma Sune Lehmann, ma ad aziende anche piccole. I dati sugli spostamenti possono essere usati per marketing contestualizzato alle aree in cui si trova l’utente.

“Il problema è che vorremmo vivere le nostre vite senza essere controllati. Secondo me la privacy è un diritto fondamentale”, conclude Sune Lehmann. “Noi abbiamo dimostrato che c’è una possibilità ulteriore in mano alle aziende che vogliono profilare i loro utenti in base a degli algoritmi e manipolare le persone per spingerle a comprare i loro prodotti”.