Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

IL CASO

Pacchetto Kroes, Giacomelli: “Serve un’assunzione di responsabilità politica”

Il sottosegretario alle Comunicazioni a Bruxelles per l’esame del Connected Continent. “Due le questioni chiave: neutralità della rete e riduzione delle tariffe di roaming”

27 Nov 2014

A.S.

“Mi aspetto che ci sia la capacità di un’assunzione di responsabilità politica, che è quello che occorre su un tema per noi importante e prioritario”. Lo ha detto Antonello Giacomelli, sottosegretario con delega alle Comunicazioni e presidente di turno del Consiglio Ue sulle Tlc, che si riunisce oggi per esaminare il pacchetto KroesConnected continent”, che include la roadmap per l’abolizione delle tariffe di roaming per gli operatori tlc e la regolazione della net neutrality, questioni su cui al momento non è stata trovata una mediazione tra i 28 Stati membri.

“I cittadini nutrono aspettative elevate sulla riduzione delle tariffe di roaming e chiedono la garanzia di una rete internet davvero aperta e dove il traffico sia trattato in modo non discriminatorio – ha detto pochi minuti dopo Giacomelli durante il suo intervento in Consiglio illustrando la posizione del Governo Italiano – Il Parlamento Europeo ha già votato su questa proposta legislativa. Ora spetta al Consiglio e quindi a tutti noi rispondere alle legittime aspettative di cittadini ed imprese. E’ per questo che la presidenza italiana ha attribuito da subito massima priorità a questa proposta, riprendendo il lavoro avviato e conducendo un approfondito esame tecnico in Consiglio”.

“Dobbiamo però registrare che nessuna delle bozze di compromesso, elaborate a livello tecnico, ha raccolto un sufficiente grado di condivisione – ha proseguito il sottosegretario – con l’Italia, che ha privilegiato in ogni momento il mandato di mediatore neutrale che appartiene alla presidenza, rispetto all’affermazione del proprio punto di vista”.

“Abbiamo comunque registrato in Consiglio ampia convergenza sulla necessità di dare priorità alle due questioni chiave: neutralità della rete e roaming. A questi due temi in modo particolare vogliamo quindi continuare a dedicare ogni sforzo, fino al termine del mandato – ha sottolineato Giacomelli – E tuttavia ci è chiaro che se continuassimo ad affidarci alla sola sede tecnica difficilmente arriveremmo ad un risultato apprezzabile e rischieremmo anzi di allontanarci dallo spirito iniziale della proposta sul “continente connesso. Occorre quindi che a questo livello, quello politico del Consiglio, assumiamo pienamente la responsabilità di indirizzi chiari sui punti che rappresentano il vero cuore del TSM”.

Poi Giacomelli ha proseguito sul tema della neutralità della rete, che ha bisogno di due presupposti: una adeguata regolamentazione e un ruolo forte delle istituzioni nel confronto tra telco e Ott: “Entrambi questi presupposti ci portano a concludere che è necessario un ruolo attivo e forte delle istituzioni – ha detto – Partendo da questo approccio, la proposta che noi avanziamo è di liberare la riflessione in corso dal contrasto tra le ragioni degli operatori e quelle degli Ott, rimettendo invece al centro l’interesse, o ancor meglio il diritto del cittadino utente, rispetto al quale vanno definite le posizioni di tutti i soggetti economici”. “Dobbiamo partire dal considerare a tutti gli effetti l’accesso adeguato alla rete un servizio universale, un diritto fondamentale, un bene essenziale – ha proseguito – Chi, meglio dell’Europa, che ha nella sua cultura e nella sua storia la compiuta elaborazione e la positiva affermazione del Servizio universale, può promuovere in uno scenario globale l’adeguato accesso alla rete come diritto fondamentale di ogni persona? Peraltro, a mio avviso, una significativa eco di questa impostazione si trova anche nella recente affermazione del Presidente Obama, quando paragona internet all’acqua”.

“Sul roaming – ha concluso Giacomelli – i cittadini europei nutrono aspettative molto alte e capiscono sempre meno una sorta di tassa doganale sotto forma di tariffa. Anche gli operatori necessitano di chiarezza sui tempi per valutare gli investimenti sulle reti e sui servizi. L’esigenza di arrivare alla fine del roaming in tempi ragionevoli e compatibili con quelli già indicati dal parlamento europeo, magari anche affinando la diversa realtà di dati e fonia, ha rappresentato e rappresenta una delle priorità del lavoro della Presidenza. Purtroppo non è stato raggiunto un accordo nonostante molti tentativi di sintesi e di compromesso. Il rischio che la fine del roaming slitti molto in avanti rispetto ai tempi attesi dai cittadini europei è molto concreto, va scongiurato e sta alla responsabilità di tutti noi evitarlo. La presidenza intensificherà il suo impegno ma è a tutti chiaro che solo un forte input politico dei governi potrà sbloccare positivamente la situazione”.

La giornata di ieri è stata caratterizzata da tensioni e polemiche sulla proposta di mediazione sul pacchetto “Connected continent” firmata dalla Presidenza italiana dell’Ue, giudicata dai suoi detrattori un “tradimento” all’impegno di lungo corso, sostenuto anche dall’Europarlamento, di fissare nel diritto europeo una definizione cristallina ed esaustiva di Internet libero.

Ma a Bruxelles nessuno attende sviluppi significativi dal vertice dei ministri delle tlc di oggi. “Innanzitutto perché sulla NN, così come sulla soppressione del roaming, un’intesa tra Stati membri non è proprio alle viste”, precisa off the record un consigliere diplomatico. Rammentando che l’ipotesi di compromesso dell’Italia, racchiusa nel “general approach” datato 14 novembre, è stata già bocciata a maggioranza dagli altri governi. Venerdì scorso, per la precisione, nel corso dell’ultimo Coreper, il comitato che riunisce i rappresentanti permanenti nazionali.

Il testo italiano che resta sul tavolo, quello del 21 novembre, non è una vera e propria proposta, “ma una semplice relazione sullo stato dell’arte dei negoziati”, noto in gergo come “state of play”. Nel quale tuttavia l’Italia “ribadisce, con l’aggiunta di poche modifiche cosmetiche, buona parte dei punti del suo compromesso del 14”.

Articolo 1 di 5