STRATEGIE

“Preferenza europea”, le imprese del cloud sposano l’appello Ue: quasi 1.200 i firmatari



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La proposta “European preference” del vice presidente esecutivo della Commissione Ue commissario Séjournédel mira a favorire prodotti, servizi e strumenti di finanziamento europei “ogni volta che vengono utilizzati fondi pubblici”. Per le telco sfide e opportunità

Pubblicato il 13 feb 2026



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La sovranità come “preferenza europea”: a Bruxelles il dibattito sulla competitività e sicurezza dell’Unione si allarga dal settore tecnologico a quello industriale ad ampio raggio con l’appello lanciato da Stéphane Séjourné, Vicepresidente esecutivo della Commissione europea e commissario per l’industria, l’imprenditoria, le piccole e medie imprese e il mercato unico, per istituire una preferenza europea nei settori strategici.

L’appello, co-firmato da quasi 1.200 executive e imprenditori, compresi molti italiani e rappresentanti di imprese europee del cloud (Cubbit, Nextcloud, OVHCloud, Upcloud), si allinea nelle intenzioni all’Industrial Accelerator Act che la Commissione intende presentare il prossimo febbraio e mira a favorire prodotti, servizi e strumenti di finanziamento europei, privilegiandoli soprattutto negli appalti pubblici, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza dell’industria europea e ridurre le dipendenze strategiche da partner extra-Ue, in primo luogo Cina e Stati Uniti.


Preferenza europea: la risposta del Made in Europe

Nell’appello Séjourné sostiene che senza una politica industriale ambiziosa e pragmatica, l’economia europea rischia di diventare solo un mercato per i suoi concorrenti.

“Il 2026 è l’alba di un mondo che non pensavamo di rivedere”, ha scritto il commissario europeo. “Un mondo governato da rapporti di potere. Dazi doganali, sussidi ingenti, restrizioni alle esportazioni, violazioni della proprietà intellettuale: la concorrenza internazionale non è mai stata così sleale. E se le regole del commercio vengono ridefinite, non abbiamo altra scelta: senza una politica industriale ambiziosa, efficace e pragmatica, l’economia europea è destinata a essere solo una linea di assemblaggio per i suoi concorrenti”.

L’Europa, continua Séjourné, rischia di minare le sue industrie di punta e il suo know-how, di perdere rilevanza ed essere colonizzata dai “partner” tecnologici e commerciali.

“Non possiamo permettere che ciò accada. Per questo motivo, da oltre un anno, la Commissione europea, insieme ai leader aziendali europei, ha rimesso la competitività al centro dell’agenda geopolitica europea. Insieme, stiamo facendo tutto il possibile per migliorare l’accesso delle nostre industrie all’energia, alle materie prime, agli investimenti, alle competenze e, naturalmente, al nostro mercato di 450 milioni di consumatori. Ma questo non basta: solo lo scorso anno, ad esempio, l’Unione europea ha registrato un deficit commerciale record di 350 miliardi di euro nei confronti della Cina”.

La risposta è il “Made in Europe”, risposta al “Made in China” dei cinesi e al “Buy American” degli Stati Uniti.

Parità di condizioni per l’industria dell’Ue

“Per garantire la nostra sicurezza economica, dobbiamo sostenere e ridurre i rischi delle nostre principali catene del valore. Dobbiamo stabilire, una volta per tutte, una vera
preferenza europea nei nostri settori più strategici”,
scrive Séjourné. “Si basa su un principio molto semplice: ogni volta che vengono utilizzati fondi pubblici europei, questi devono contribuire alla produzione europea e a posti di lavoro di qualità”.

La stessa logica va applicata agli investimenti diretti esteri, “facendo attenzione a
testare preventivamente gli impatti economici,
a coinvolgere i nostri fidati partner internazionali e a rispettare il diritto internazionale. Garantiremo il necessario equilibrio tra il mantenimento dell’apertura dell’Europa nei confronti dei suoi partner fidati e la promozione dei nostri interessi, garantendo parità di condizioni con i nostri concorrenti, sostenendo e proteggendo la nostra industria, il nostro capitale intellettuale, la nostra forza lavoro e i nostri valori”.

Il cuore della proposta punta a una riforma delle regole sugli appalti pubblici e sugli incentivi, con criteri che favoriscano prodotti e servizi Ue.

Preferenza europea: più forza o più burocrazia?

L’iniziativa è al centro di un acceso dibattito politico: un proponente forte è la Francia (lo stesso Séjourné è francese e nel partito del presidente Macron), che considera il Made in Europe strumentale per affrontare le disparità competitive globali.

Secondo la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, la preferenza europea può favorire la scalabilità industriale e la capacità produttiva interna, pur richiedendo un equilibrio con gli obblighi internazionali.

Più critici Paesi come Svezia, Paesi Bassi e Finlandia, che temono che l’estensione di regole di preferenza possa tradursi in un aumento del costo degli appalti pubblici, barriere alla concorrenza, e un indebolimento dell’attrattività per gli investitori stranieri. Secondo questi Paesi, l’Ue dovrebbe evitare di creare una nuova burocrazia regolatoria che potrebbe vanificare gli sforzi di semplificazione normativa intrapresi di recente.

Un punto cruciale del dibattito riguarda la definizione di “settore strategico” e, quindi, soggetto alla preferenza europea.

Costruire la sovranità industriale: i lead markets

Come si legge in una valutazione legale condotta dallo studio Baldon Avocats, i produttori europei di tecnologie strategiche devono affrontare sfide competitive significative: costi energetici elevati, catene del valore complesse e concorrenza estera con produzione sovvenzionata o di massa (come nel caso dei prodotti cinesi).

Per rendere sostenibile la produzione di tecnologie chiave in Ue è necessario creare mercati di riferimento (“lead markets”) con criteri che favoriscano prodotti con una quota minima di valore aggiunto europeo.

Secondo gli esperti legali, la European preference — sotto forma di requisiti di contenuto locale legati ad appalti pubblici o incentivi — può aiutare a generare domanda stabile e prevedibile, rafforzando la sicurezza economica dell’Ue e i piani di investimento. Va verificata la compatibilità con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) che, tuttavia, in questo momento storico non sembrano frenare i concorrenti dell’Ue da pratiche commerciali protezionistiche.


Anche cloud, fibra e 5G tra gli asset strategici

Sul tema è intervenuta anche Telefonica, in un blog post in cui ribadisce che l’Europa deve ripensare la propria politica industriale per rafforzare la competitività globale in un contesto dominato da Stati Uniti e Cina. Per a telco, è importante condurre investimenti mirati, rendere la regolazione snella e realizzare l’Unione dei Mercati dei Capitali per sostenere innovazione e produzione europea su larga scala.

Telefonica cita anche la visione di leader come Mario Draghi sulla necessità di un approccio rapido e coordinato per evitare che l’Europa perda terreno nella corsa tecnologica.

L’industria digitale, inclusi cloud, edge computing, AI e infrastrutture di rete (5G/fibra), è parte degli asset strategici dell’Europa ed è centrale per costruire un ecosistema tecnologico sovrano nell’Ue.

Sovranità digitale e futuro delle reti: sfide e opportunità

Le reti di telecomunicazioni — soprattutto quelle 5G e future 6G — sono infrastrutture critiche per la sicurezza e la competitività digitale. La dipendenza da tecnologie e fornitori extra-Ue (in particolare per apparati di rete, software di rete virtualizzata e componenti di rete hardware) è vista da alcuni policy maker come una vulnerabilità strategica.

Una politica di preferenza europea potrebbe incentivare gli operatori Tlc e le aziende pubbliche a favorire soluzioni sviluppate in Ue o in alleanza con partner fidati, potenzialmente rafforzando gli investimenti in R&D nazionale e creando un “mercato di riferimento” locale con ricadute positive in termini di competenze industriali.

Al tempo stesso, l’imposizione di criteri di contenuto europeo potrebbe innalzare i costi per le imprese che integrano apparecchiature e componenti da fornitori internazionali altamente competitivi sui prezzi. Per le Tlc, che operano con catene di fornitura globali molto integrate, questo potrebbe tradursi in una complessa scelta tra aumentare i costi di implementazione delle reti per allinearsi ai criteri di preferenza, oppure mantenere la competitività globale rinunciando ad appalti pubblici favorevoli o ad incentivi finanziari.

Questo dilemma si riflette in molti settori industriali europei e solleva la questione di come coniugare resilienza strategica e efficacia competitiva su scala globale.

Preferenza europea e sovranità, un esempio

Le opportunità di un’offerta caratterizzata da sovranità e compliance sono in realtà già raccolte da diverse aziende. Uno degli esempi più recenti è quello di Cubbit, enabler di cloud storage geo-distribuito, e Ailanto, IT system integrator svizzero, che hanno annunciato una nuova Business Alliance Partnership per accelerare l’adozione, da parte delle imprese svizzere, di servizi di archiviazione cloud completamente sovrani, sicuri e competitivi nei costi.

Con questo accordo, Ailanto integra la tecnologia Cubbit DS3 Composer sui data center dei propri partner svizzeri per creare e offrire il proprio servizio di cloud storage S3, totalmente ospitato e gestito in Svizzera in maniera confederata.

Ailanto supporta clienti enterprise in settori che spaziano da banking e pubblica amministrazione fino a sanità e utility. In un mercato cloud dominato da hyperscaler e soluzioni d’oltreoceano, l’azienda cercava una soluzione che le permettesse di mantenere standard elevati di servizio, pieno controllo del dato e competitività su un mercato svizzero sempre più sensibile al valore strategico della sovranità digitale.

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