Telecom in mani francesi: Niel (Iliad) si prende l'11,2% - CorCom

LA "SCALATA"

Telecom in mani francesi: Niel (Iliad) si prende l’11,2%

Il miliardario ha comprato il 6% di azioni e il 5% in “posizioni lunghe”. Un patrimonio che sommato al 20% in capo a Vivendi fa di Telecom un’azienda d’Oltralpe. Il mercato italiano accoglie con favore la notizia: il titolo guadagna l’8,7%. Mentre alla Borsa di Parigi il titolo Vivendi perde quota: Bolloré e Niel “legati” da una storica inimicizia

29 Ott 2015

Mila Fiordalisi

Non solo Vivendi. La “scalata” di Telecom Italia vede protagonista un altro francese, l’imprenditore miliardario Xavier Niel, fondatore della compagnia di Tlc Iliad (a cui fa capo la low cost Free) che fra azioni e derivati ha in mano l’11,209% della compagnia. In dettaglio, Niel – ha confermato la Consob dopo i rumors della mattinata – ha acquistato il “pacchetto” attraverso la controllata Rock Investment. In dettaglio, l’operazione è stata effettuata attraverso l’acquisto del 6,1% di derivati già “contrattualizzati” con date fissate (diritti di acquisto in tre scadenze), mentre l’altro 5% consiste in derivati senza ancora una data fissata, la cosiddetta posizione lunga. L’operazione avrebbe un controvalore complessivo compreso fra 1,7 e 2,4 miliardi di euro. Iliad, la società fondata da Niel, non ha nessuna voce in capitolo e soprattutto diritti di voto in Telecom, visto che l’operazione non è stata effettuata attraverso la telco.

La notizia della discesa in campo di Niel è stata accolta molto bene dal mercato al punto da far guadagnare al titolo Telecom fino l’8,7% a quota 1,26 euro.

In dettaglio, il capitale detenuto con diritto di voto pari al 6,1% deriva dalla stipula di differenti contratti di opzione “call” che prevedono differenti date di regolamento secondo determinate condizioni contrattuali: un contratto relativo a un 4,888% prevede il regolamento in data 21 giugno 2016; un altro relativo a uno 0,606% prevede il regolamento in 5 tranches tra un giorno lavorativo precedente e 3 giorni lavorativi successivi al 21 settembre 2017; un altro ancora relativo a uno 0,606% prevede il regolamento in 5 tranches tra un giorno lavorativo precedente e 3 giorni lavorativi successivi al 21 novembre 2017.

Sommando le quote in capo a Neil con quelle di Vincent Bollorè attraverso Vivendi, a quota 20%, i francesi hanno di fatto in mano la maggioranza assoluta di Telecom. Cosa si nasconde dietro l’acquisto di Niel? Siamo alla vigilia di una “rivoluzione” in Telecom? Alla Borsa di Parigi la notizia non è stata presa bene: il titolo Vivendi sta perdendo quota. E ciò farebbe pensare a uno scontro al vertice. I due manager francesi sono “storici” nemici, quindi dietro la mossa di Niel difficilmente può essere interpretata come una liaison francese per conquistare Telecom. Non è da escludersi che Niel sia sceso in campo in appoggio a qualche altro alleato, magari scomodo a Bollorè. E stanno circolando voci secondo cui Bollorè si starebbe preparando a una contromossa alzando la posta oltre il 20%.

Al contrario Niel sarebbe molto amico di un altro protagonista delle Tlc, Naguib Sawiris, ex patron di Wind, poi ceduta ai russi di Vimpelcom. C’è Sawiris “dietro” l’operazione?, ci si chiede anche in considerazione del fatto che il magnate egiziano non è mai riuscito, nonostante svariati tentantivi, a entrare in Telecom. Bocche cucite al momento in casa Telecom e anche l’imprenditore francese non ha rilasciato dichiarazioni a riguardo.

Non è da escludersi però che si tratti di un’operazione meramente finanziaria: il manager francese sta investendo molto nel settore delle Tlc in Europa. Lo scorso anno ha acquistato per 2,9 miliardi di dollari Orange Switzerland mentre gli è andata male con T-Mobile Us: non è andata in porto infatti l’offerta presentata a Deutsche Telekom per rilevare la costola Usa. Niel, insieme con Matthieu Pigasse, è coproprietario del quotidiano Le Monde e, secondo indiscrezioni di stampa starebbe lavorando con l’uomo d’affari francese al battesimo di un fondo di investimento dedicato a operazioni nel settore media.