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Telemarketing, pressing PD su Urso: “Regole sbilanciate, ripristinare la concorrenza”



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I senatori Tajani, Nicita e Misiani chiedono di correggere quanto previsto dal decreto Bollette: “Rendere simmetriche le restrizioni al teleselling tra telco e utility nel mercato dell’energia”

Pubblicato il 28 mag 2026

Federica Meta

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Punti chiave

  • Il decreto Bollette (d.l. n.21/2026) vieta il telemarketing per offerte di energia, impone numeri identificabili, annulla contratti illegittimi e segnala al Garante e all’Autorità.
  • I senatori PD segnalano un’asimmetria: le compagnie di telecomunicazioni che vendono energia non possono contattare i clienti, mentre gli operatori energetici mantengono vantaggi competitivi.
  • Chiamata al ministro Urso per norme o regolamenti che rendano simmetrico il divieto: emendamenti respinti nel decreto fiscale, si chiede tutela dei consumatori senza comprimere la concorrenza.
Riassunto generato con AI

 La stretta contro il telemarketing nel settore energia torna al centro del confronto politico. Con un’interrogazione al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, i senatori del Partito democratico Cristina Tajani, Antonio Nicita e Antonio Misiani chiedono al governo di intervenire per correggere gli effetti del decreto Bollette sulla vendita telefonica di servizi energetici.

Cosa prevede il decreto Bollette

Il decreto Bollette riconosce che il telemarketing aggressivo su luce e gas è un fenomeno reale, diffuso e fonte di forte disagio per i consumatori. Il decreto-legge n. 21 del 2026 ha introdotto dunque una norma che vieta le sollecitazioni commerciali per telefono, anche tramite messaggi, finalizzate alla proposta o alla conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas. Il contatto resta possibile soltanto se il consumatore ha fatto una richiesta diretta all’operatore tramite le sue interfacce informatiche, oppure se si tratta di un cliente già energia o gas che abbia espresso uno specifico consenso a ricevere proposte commerciali.

La disciplina rafforza anche il quadro delle garanzie: i contatti devono provenire da numeri che identifichino univocamente il professionista, i contratti conclusi in violazione delle nuove regole sono nulli e i consumatori possono segnalare le chiamate irregolari al Garante per la protezione dei dati personali e all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

I senatori PD: “Squilibrio competitivo da correggere”

Secondo i firmatari dell’interrogazione, però, la norma così scritta produce un effetto distorsivo nel mercato delle offerte multiutility. Le compagnie di telecomunicazioni che offrono anche servizi energetici non possono contattare i propri clienti telefonia o connettività per proporre loro luce e gas. Gli operatori energetici, al contrario, mantengono la possibilità di fare cross selling verso i propri clienti energia per offrire servizi di connettività e telecomunicazione.

Da qui la messa in evidenzia di un’asimmetria competitiva: soggetti che competono sugli stessi clienti, spesso attraverso canali commerciali analoghi e con pacchetti convergenti, vengono sottoposti a regole diverse. La stretta colpisce il canale di acquisizione degli operatori che arrivano all’energia da altri settori, mentre lascia intatto il vantaggio degli incumbent energetici che dispongono già di una base clienti luce e gas.

La questione, spiegano i senatori nell’interrogazione, non riguarda la necessità di contrastare le pratiche aggressive, ma il modo in cui il divieto viene applicato. Una disciplina efficace dovrebbe impedire gli abusi senza blindare il mercato né favorire un comparto rispetto a un altro.

Il nodo della retention

Nell’interrogazione si tratta anche del tema relativo attività di retention. Nel settore delle telecomunicazioni, quando un cliente avvia una procedura di migrazione verso un altro operatore, l’operatore uscente è soggetto a limiti espliciti nel contattarlo per trattenerlo. Nel mercato dell’energia, invece, secondo i firmatari dell’atto ispettivo, non esiste un divieto equivalente: un cliente che avvia una procedura di cambio fornitore può continuare a essere raggiunto da sollecitazioni commerciali del gestore uscente finalizzate a impedirne la migrazione.

Per Tajani, Nicita e Misiani il decreto Bollette non corregge questa disparità e, consentendo agli operatori energetici di continuare a contattare i propri clienti in presenza di consenso, finisce per consolidarla. Il risultato – si evidenzia nell’interrogazione – è una contendibilità più debole del mercato energia, proprio mentre operatori provenienti dalle telecomunicazioni stavano provando a introdurre modelli commerciali alternativi e offerte integrate.

Le telco: “Regole uguali per mercati ormai integrati”

La posizione dei senatori riprende, di fatto, le preoccupazioni espresse nelle scorse settimane dagli operatori di telecomunicazioni. Il settore non contesta l’obiettivo di ridurre il telemarketing aggressivo, ma chiede che le regole siano omogenee: se si vietano le chiamate non richieste per vendere energia, allora il principio dovrebbe valere in modo simmetrico anche per chi vende connettività, telefonia o pacchetti convergenti.

Asstel ha denunciato il rischio che la norma penalizzi le compagnie di telecomunicazioni che offrono servizi energetici, impedendo loro comunicazioni commerciali verso i propri clienti, mentre gli operatori energia restano liberi di proporre servizi telefonici alla propria base utenti. In un mercato dove le offerte luce, gas, fibra e mobile sono sempre più spesso integrate, la differenza regolatoria può trasformarsi in un vantaggio competitivo strutturale.

Il punto, per le telco, è che la norma non riduce necessariamente il numero di telefonate indesiderate ma rischia piuttosto di redistribuirle, lasciando più spazio agli operatori già radicati nel mercato energetico e restringendo le leve commerciali dei nuovi entranti.

Il passaggio mancato nel decreto Fiscale

Il tentativo di correzione è già passato dal decreto fiscale. Nel corso dell’esame del decreto-legge n. 38 del 2026 in Commissione Finanze del Senato, il 13 maggio, sono state respinte tre proposte emendative del Partito democratico finalizzate a superare l’anomalia. Anche la riformulazione proposta dal governo per intervenire sul punto è stata ritirata, lasciando spazio a un ordine del giorno che impegna l’esecutivo a tornare sulla materia.

Per i senatori PD, dunque, la tutela dei consumatori è un obiettivo pienamente condivisibile, ma non può tradursi in uno squilibrio competitivo fra operatori che svolgono le stesse attività commerciali negli stessi mercati. Da qui la richiesta al ministro Urso di adottare iniziative normative o regolamentari per garantire una disciplina simmetrica, capace di contrastare il telemarketing aggressivo senza compromettere la concorrenza.

Il banco di prova sarà, dunque, la capacità di costruire una norma che tuteli davvero gli utenti dalle chiamate indesiderate e, allo stesso tempo, mantenga aperta la competizione nei mercati convergenti di energia, connettività e servizi digitali.

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