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Telemarketing selvaggio, il caso Italia è chiuso

L’istituzione della “Robinson List” spinge Bruxelles a ritirare il procedimento: “Abbonati tutelati dalle chiamate indesiderate”. Parisi (Asstel): “Dal regime di opt-out una garanzia maggiore”

06 Apr 2011

"Ormai in Italia gli abbonati ai servizi telefonici sono più
tutelati verso telefonate indesiderate da parte di operatori di
telemarketing": così la Commissione Ue motiva la chiusura
della procedura di infrazione che nel 2010 era stata aperta nei
confronti del nostro Paese, a causa del libero accesso agli elenchi
telefonici che allora era ancora garantito a società di
telemarketing, senza che gli abbonati ne fossero al corrente.

"L'Italia – argomenta l'esecutivo europeo – si è
allineata alle disposizioni della direttiva Ue sulla privacy e
sulle comunicazioni elettroniche, introducendo un nuovo sistema di
opt-out (la Robinson list ndr) che garantisce ai cittadini italiani
il cui numero figura negli elenchi telefonici pubblici di non
ricevere telefonate a fini commerciali non richieste".

"La Commissione – precisa una nota di Bruxelles – aveva
avviato un procedimento d'infrazione contro l'Italia nel
gennaio 2010, visto che banche dati istituite in passato per creare
elenchi telefonici erano accessibili a società esterne che
praticavano telemarketing senza che gli abbonati interessati ne
fossero al corrente. La Commissione – si spiega ancora – aveva
sollevato dubbi sulla possibilità concreta da parte degli abbonati
di avvalersi dell'opt-out qualora fossero stati contrari alla
trasmissione dei loro dati".

"Le autorità italiane hanno reagito al procedimento di
infrazione introducendo nuove norme a salvaguardia della facoltà
degli abbonati di rifiutare telefonate a fini commerciali non
richieste ed effettuate contro la loro volontà", afferma
ancora la Commissione, ricordando le misure prese dal nostro Paese:
l'istituzione di un pubblico registro che raccoglie i
nominativi degli utenti che si oppongono alle telefonate di
telemarketing; l'adozione di una regolamentazione
sull'utilizzo dei registri di utenti emessa dalle autorità
preposte alla protezione nazionale dei dati; un'imminente
campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulla
nuova regolamentazione.

Soddisfazione per la decisione la esprime Asstel. “Accogliamo con
soddisfazione il giudizio positivo espresso dalla Commissione
Europea sul regime dell’opt-out per la gestione degli elenchi
telefonici, entrato in vigore in Italia all’inizio di febbraio –
commenta il presidente Stefano Parisi – perché conferma che tale
sistema offre oggettivamente le maggiori tutele per
l’utente”.

“Il no alle telefonate commerciali da riportare nel Registro
delle Opposizioni – afferma Parisi – è una formula molto più
chiara ed efficace che rende l’utente più consapevole, mentre
scongiura la possibilità che si venga inseriti a propria insaputa
in banche dati a cui accedono le società di telemarketing, così
come avveniva prima con il sistema dell’esplicito consenso. Ora
ci auguriamo che anche coloro che hanno contestato il nuovo regime
prendano atto della decisione della Commissione, mettendo fine a
polemiche non costruttive”.

Com’è noto, gli operatori di telecomunicazioni aderenti ad
Asstel hanno voluto andare anche oltre la legge, dotandosi di un
Codice di autoregolamentazione che inquadra le attività di
telemarketing entro un perimetro di regole rispettose dei diritti
alla privacy e alla riservatezza delle persone. “La validità del
Codice – conclude il presidente di Asstel – che si estende a
tutta la filiera delle Tlc fino ai call center, è confermata anche
dall’adesione di importanti soggetti di altri settori, come
l’Enel. Proprio questi primi mesi di applicazione ci hanno
convinto che l’autoregolamentazione stia trasformando il
telemarketing in uno strumento trasparente, con un valore
informativo importante per quei clienti disposti ad accettarlo,
considerandolo un’opportunità per conoscere i nuovi servizi e le
migliori offerte per fare acquisti, senza scomodarsi dalla propria
poltrona, così come avviene con l’e-commerce”.