I RUMORS

Tim, il presidente Rossi esce di scena?

Secondo indiscrezioni non sarebbe disponibile per un nuovo mandato. Il cda sarà rinnovato ad aprile 2024. Riflettori sulle mosse di Vivendi: esposto sulla vendita di Netco a Kkr? Intanto si va avanti sul dossier Sparkle

Pubblicato il 13 Dic 2023

Salvatore_Rossi_ Presidente_TIM

Il presidente di Tim Salvatore Rossi non sarebbe disponibile per un nuovo mandato. È quanto si apprende da indiscrezioni in vista del rinnovo dell’intero Consiglio di amministrazione ad aprile del 2024. E a quanto si apprende la comunicazione ufficiale dovrebbe arriverà sul tavolo del cda di domani chiamato a una decisione sulla richiesta, da parte del fondo americano Kkr, di posticipare a fine gennaio la deadline sull’offerta per Sparkle ritenuta da Tim non in linea con il valore. Il fondo ha chiesto di poter approfondire le attività di due diligence, in modo da poter disporre di tutte le informazioni necessarie per formulare un’offerta finale.

Palenzona smentisce i rumors sulla candidatura

Il presidente di Fondazione Crt, Fabrizio Palenzona, non è un possibile candidato per la presidenza di Tim. Lo puntualizza in una nota la stessa fondazione. “Le indiscrezioni secondo cui l’attuale numero uno della Fondazione torinese sarebbe in lizza per la presidenza del gruppo tlc sono quindi destituite di qualsiasi fondamento. Palenzona non ha avuto contatti nemmeno informali nel corso dei quali sia stata valutata una simile ipotesi e in ogni caso, visto il recente incarico di prestigio alla guida di una delle più importanti Fondazioni bancarie del Paese, non sarebbe disponibile per la posizione di presidente di Tim”.

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Vivendi pronta al ricorso sulla vendita di Netco?

Stando a quanto si apprende Vivendi sarebbe pronta a presentare un esposto sulla vendita di Netco a Kkr approvata dal cda di Tim. E il ricorso potrebbe essere formalizzato già domani o venerdì 15 dicembre. A novembre in un’intervista a Les Echos il presidente del primo azionista della telco, Yannick Bolloré, sembrava aver aperto a un’ipotesi diversa e quasi alla rinuncia dell’azione legale: “La sfida per noi è sia che Tim si sviluppi, sia cercare di massimizzare il valore della nostra partecipazione”, riclassificata come finanziaria.

“Se confermata si tratterebbe di una notizia ampiamente attesa come testimoniato anche dalla debole performance del titolo di queste settimane- commentano gli analisti di Intermonte -. Nella recente call di allineamento con gli analisti ‘sell-side’ il management di Tim aveva indicato di aspettarsi un ricorso da parte di Vivendi ma si era detto fiducioso sulla capacità di Tim di far valere le proprie ragioni e aveva sottolineato l’importanza di ristabilire un dialogo costruttivo con Vivendi”.- Se dovesse trattarsi di un procedimento ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile, “vediamo basse chance che il ricorso d’urgenza possa essere accolto, essendo ormai trascorsi 40 giorni dalla decisione del cda di Tim e considerando il solido quadro legale con cui è stata deliberata la cessione di Netco”.

Il question time alla Camera

“Il governo ha seguito fin dall’inizio l’operazione di cessione della rete di Tim, rispettando l’autonomia dell’azienda, ma pretendendo che il controllo pubblico sulla rete nazionale – elemento assolutamente fondamentale per dare il via libera all’operazione – fosse garantito attraverso una presenza diretta del ministero dell’Economia e delle Finanze. La partecipazione pubblica nasce proprio per scongiurare ogni rischio di perdita di controllo strategico della rete di telecomunicazioni e salvaguardare i lavoratori coinvolti”. Lo ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, nel corso del question time alla Camera. “Per il governo la connettività è un obiettivo prioritario da realizzare in modo uniforme sul territorio nazionale, garantendo una alta competitività al settore delle telecomunicazioni e salvaguardando al contempo i livelli occupazionali. Altre iniziative dirette a tutelare i lavoratori coinvolti saranno vagliate nei momenti di confronto che il ministero del Lavoro – insieme con il ministero delle Imprese e del Made in Italy – prevede di effettuare con regolarità”.

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