la trimestrale

Tim non delude le aspettative: ricavi a 3,3 miliardi (+1,4%)



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I risultati del primo quarter del 2026 sono in linea con le attese. L’Ebitda di gruppo diminuisce dell’1,7% a un miliardo per un rallentamento dell’attività sul perimetro domestico. Pesa la flessione temporanea dei ricavi da operatori Mvno, ma è prevista una decisa accelerazione nella seconda parte dell’anno

Pubblicato il 7 mag 2026



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Nel primo scorcio del 2026 Tim mette a segno una trimestrale in linea con le aspettative: a fronte di un lieve aumento dei ricavi, pari a 3,3 miliardi di euro, in crescita del 1,4% anno su anno, l’Ebitda di gruppo diminuisce dell’1,7% a un miliardo di euro.

L’informativa finanziaria periodica al 31 marzo 2026 approvata dal consiglio di amministrazione evidenzia infatti un parziale rallentamento dell’attività sul perimetro domestico, dovuto, si legge in una nota, “a una flessione temporanea dei ricavi da operatori Mvno (Mobile Virtual Network Operators), legata al graduale avvicendamento di grandi clienti wholesale tra il 2025 e il 2026, come già preannunciato in occasione della presentazione dei risultati preconsuntivi dello scorso esercizio”. In questo scenario, Tim prevede “una decisa accelerazione nella seconda parte dell’anno”.

I risultati del trimestre, divisione per divisione

I 3,3 miliardi di euro di ricavi totali di gruppo sono ripartiti tra i 2,2 miliardi (-0,9%) generati nel mercato domestico e gli 1,1 miliardi (+6,4%) provenienti dal mercato brasiliano. I ricavi da servizi di gruppo sono in crescita del 2,3% anno su anno a 3,1 miliardi di euro (+0,2% nel domestico a 2,1 miliardi di euro, +6,5% in Brasile a 1,1 miliardi di euro). Escludendo la componente di attività di Mvno, la crescita dei ricavi totali di gruppo risulterebbe pari al 3,1% anno su anno e la crescita dei ricavi da servizi al 4,1% anno su anno.

Come detto, l’Ebitda di gruppo diminuisce dell’1,7% a un miliardo di euro (-7,1% nel domestico a 0,4 miliardi di euro, +3,9% in Brasile a 0,5 miliardi di euro). In lieve calo (-2,7% anno su anno) anche l’Ebitda After Lease, pari a 0,8 miliardi di euro (-8,2% nel domestico a 0,4 miliardi di euro, +4,3% in Brasile a 0,4 miliardi di euro). Escludendo la componente di attività di Mvno, la crescita dell’Ebitdaal di gruppo risulterebbe pari al 4,1% anno su anno.

Tim Consumer mostra un andamento resiliente dei ricavi, pari a 1,4 miliardi di euro (-3% anno su anno; +0,6% escludendo la componente di attività di Mvno). L’andamento della business unit si caratterizza per un business retail in crescita (+0,4%) e per il suddetto calo del business Mvno, legato al phasing dei grandi clienti, con un trend di progressiva stabilizzazione nel corso dell’anno.

Tim Enterprise ha invece registrato ricavi totali pari a 0,8 miliardi di euro (+3,2%) e ricavi da servizi pari a 0,7 miliardi di euro (+4,2%), con un trend di crescita tendenziale che ha raggiunto il quindicesimo trimestre consecutivo.

Il Cloud si conferma la principale linea di business e quella a maggior crescita, con un aumento dei ricavi da servizi del 14,5% anno su anno, anche grazie al Polo Strategico Nazionale, il cui contributo aumenta del 50% anno su anno, con oltre 650 pubbliche amministrazioni servite.

In crescita anche la componente IoT e Security, stabile la connettività grazie anche al contributo one-off delle attività legate agli eventi olimpici di Milano-Cortina.

Sale al 65% (+1%) la percentuale di ricavi da servizi legata all’Ict. Il valore del portafoglio ordini è atteso in crescita a oltre 4,2 miliardi di euro nel 2026.

“Tim Enterprise conferma il proprio posizionamento come principale operatore italiano di sovranità digitale, attraverso tre direttrici: lo sviluppo di infrastrutture, cloud e di rete, proprietarie e sicure, il posizionamento come piattaforma sovrana per carichi di lavoro AI e il ruolo di trusted partner per l’adozione di soluzioni hyperscaler da parte delle imprese italiane”, spiega l’azienda. “A supporto di questa strategia, Tim, nel quadro del proprio piano di investimenti, prevede di dedicare circa 500 milioni di euro nel triennio 2026–2028 a infrastrutture e asset legati alla sovranità digitale”.

Labriola: “Focus su sovranità digitale e AI”

Commentando i risultati trimestrali di Tim, l’amministratore delegato Pietro Labriola ha spiegato che “il riposizionamento delle diverse attività, avviato negli scorsi anni, continua a dare buoni risultati, con Tim Consumer che mostra una top line resiliente, Tim Enterprise che prosegue nel proprio percorso di crescita e Tim Brasil che si conferma fra i migliori operatori mondiali di Tlc. Nel corso dell’esercizio continueremo a posizionarci come i protagonisti del panorama italiano sul fronte della sovranità digitale e dell’intelligenza artificiale, e a semplificare la struttura societaria del gruppo, con la conversione delle azioni di risparmio, che si chiuderà entro fine maggio, e il successivo raggruppamento azionario. La generazione di cassa attesa porterà nel 2026 a un’ulteriore significativa riduzione del debito e della leva finanziaria di gruppo”.

Il commento di Intermonte

Anche gli analisti della banca d’investimento Intermonte sono concordi nell’affermare che la performance di Tim era ampiamente attesa: “I risultati del primo trimestre sono stati in linea con le nostre aspettative e con il consenso, influenzati dalla transizione temporanea degli Mvno già prevista nel piano e anticipata nella conference call sui risultati del quarto trimestre. Tutti i parametri di riferimento per l’esercizio 2026 sono stati confermati”, spiega una nota. “Il management prevede ancora un’accelerazione dell’Ebitdaal concentrata nella seconda metà dell’anno, trainata dalla stabilizzazione degli Mvno, dalla campagna di rialzo dei prezzi rivolta ai consumatori, dalla stagionalità favorevole di Tim Enterprise nel quarto trimestre e dall’implementazione della trasformazione dei costi. I risultati neutri del primo trimestre e la conferma delle previsioni ci inducono a confermare le nostre stime, mentre non prevediamo variazioni sostanziali del consenso in questa fase”.

Intermonte si sofferma anche sulle possibili azioni che supporteranno la strategia futura per lo sviluppo infrastrutturale, e in particolare delle torri di trasmissione. Secondo gli esperti, l’uscita completa da Inwit è realizzabile in circa dieci anni tramite tre iniziative: affitto di circa 8.500 torri esistenti di terzi (meno del 30% dei circa 30mila siti disponibili sul mercato al di fuori di Inwit); circa 6mila nuove torri costruite da terzi con un ritmo di implementazione di circa 500 all’anno, condivise tra 2/3 operatori, replicando il modello di doppia locazione di Inwit; circa 6mila nuovi siti in 12 anni sviluppati dalla joint venture paritetica con Fastweb.

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angelo
angelo
7 giorni fa

sempre più interessanti le notizie su TIM, sito molto valido

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