Smart working, cos'è e a chi conviene? Guida per lavoratori e aziende

COSA CAMBIA CON IL LAVORO AGILE

Cosa prevedono le norme? Quali professionisti possono lavorare a distanza? Quali sono i vantaggi per le aziende? Ecco le principali novità

di Mila Fiordalisi

Smart working, una definizione e cosa prevede la Legge di stabilità

Il testo, agganciato all’iter parlamentare della Legge di stabilità, definisce il lavoro agile come "una modalità flessibile di lavoro subordinato, che può essere svolto in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, utilizzando strumenti tecnologici, seguendo gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevedendo l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali azienda". Ecco dunque cos'è lo smart working. L'obiettivo dichiarato, esteso anche alla PA, è di incrementare la produttività e favorire la conciliazione dei tempi vita-lavoro (ad esempio per chi ha figli) riducendo lo stress, conservando agevolazioni fiscali e contributive anche per questa formula d'impiego. Ciò permetterebbe di migliorare anche la qualità di vita del dipendente, con la possibilità di attrarre talenti in azienda.

Chi può lavorare in smart working

Secondo la proposta di legge Sacconi l’applicazione è ristretta ai soli lavoratori con redditi sopra i 30mila euro o contratti lunghi più anni (i contratti da un anno non valgono). Solo loro possono, in pratica, lavorare da casa. Ci sono figure professionali che già svolgono gran parte del proprio tempo al lavoro fuori dal perimetro della sede aziendale: si pensi ad esempio a chi svolge attività di manutenzione impianti, lavori di rappresentanza, di consegne merci. Lo smart working consente anche a chi svolge compiti di tipo amministrativo di effettuare alcune attività presso postazioni presso la propria abitazione oppure in mobilità grazie all’uso di computer e altri dispositivi informatici. Chi finora si è esposto di più sul fronte della flessibilità sono sicuramente manager, dirigenti, o figure che non hanno una postazione fissa, come i commerciali.

Come cambia la retribuzione con lo smart working

Il trattamento economico e normativo previsto per il telelavoro è uguale a quello applicato ai lavoratori che svolgono le medesime mansioni in azienda nella sede lavorativa.

Come viene garantita la sicurezza per i lavoratori in smart working

Uguali livelli di protezione riguardano le coperture assicurative e gli aspetti legati alla sicurezza e alla privacy, per i quali sostanzialmente i benefici del dipendente sono identici. Come previsto dal DDL licenziato dal Governo il datore di lavoro dovrà adottare misure di protezione dei dati utilizzati ed elaborati dal lavoratore e questi dovrà conservare l’integrità degli strumenti  tecnologici messi a disposizione. Secondo la proposta Sacconi sarà determinante il ruolo dei medici del lavoro a cui andrebbe affidata la funzione di certificazione delle modalità idonee. Così come si ipotizzano visite periodiche. Si passerebbe cioè dal sistema degli adempimenti formali a buone pratiche sostanziali che tengono conto delle tecniche più evolute. Il diritto alla sicurezza include poi anche un altro importante diritto, quello alla disconnessione.

Con lo smart working si guadagna di meno?

No. La retribuzione però non viene più modulata sulla base dell’orario di lavoro ma dell’obiettivo lavorativo fissato con il datore. Lo smart working è un approccio all'organizzazione del lavoro orientato a generare maggiore efficienza ed efficacia nel raggiungimento dei risultati lavorativi attraverso una combinazione di flessibilità, autonomia e collaborazione, parallelamente all’ottimizzazione degli strumenti e degli ambienti di lavoro per i lavoratori.

Quanti giorni si può lavorare in smart working?

La quantità di tempo (giorni) in cui lavorare in telelavoro dipende dal tipo di accordo stipulato fra le parti. Ad oggi ci sono aziende che consentono il lavoro a distanza, ossia non presso la sede aziendale, per uno-due giorni a settimana. Ma dipende dal ruolo ricoperto. Secondo una ricerca internazionale condotta da Regus, fornitore di spazi di lavoro flessibili, (105 i paesi coinvolti per un totale di 44mila interviste) in Italia il 51% dei manager, dei professionisti e dei cosiddetti "knowledge workers" – in linea con la media mondiale del 52% - lavora già lontano dall'ufficio per almeno metà della settimana (oltre 2,5 giorni).

Con lo smart working si è sempre raggiungibili dal datore di lavoro?

Secondo la proposta Sacconi è necessario che le parti (dipendenti e datore di lavoro) definiscano delle fasce orarie di disconnessione, altrimenti il rischio è che il lavoratore diventi “schiavo” della connessione permanente. Diverse grandi aziende tedesche e francesi hanno già raggiunto accordi per evitare il fenomeno dell’always on - Volkswagen, Bmw, Henkel, Axa France, Orange - e in Francia si sta discutendo di inserire il diritto alla disconnessione nell’ordinamento. Il tema è tanto attuale quanto delicato, non può essere lasciato alla improvvisazione.

Quanto si risparmia con lo smart working

Per molte aziende lo smart working (così come anche il coworking) può rappresentare un modo di tagliare costi. Ad esempio quelli legati alle sedi aziendali e di conseguenza ai costi di gestione delle stesse – si pensi ai risparmi legati ad esempio alle spese energetiche connesse all’illuminazione dei locali, alla climatizzazione estiva e invernale, alla gestione delle mense aziendali, alla pulizia.

Quante aziende fanno smart working in Italia nel 2015 - 2016

I numeri sono al rialzo: il 17% delle grandi imprese italiane ha avviato nel 2015 (erano l’8% nel 2014) progetti organici di smart working, introducendo in modo strutturato nuovi strumenti digitali, policy organizzative, comportamenti manageriali e nuovi layout fisici degli spazi. A queste si aggiunge il 14% di grandi imprese che si dichiara intenzionato ad avviare progetti ed un ulteriore 17% che ha avviato iniziative per particolari profili, ruoli o esigenze del personale. Dalla fotografia, scattata dell'Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, si evince che quasi una grande impresa su due sta andando in modo strutturato o informale verso il nuovo approccio all’organizzazione del lavoro. Da Vodafone a Bayer passando per American Express sono molte le aziende che in Italia hanno già progetti di smart working in corso.

Come avviare un progetto di smart working

Per introdurre lo smart working in un'organizzazione “è necessario considerare innanzitutto le proprie specificità interne e cercare una coerenza con gli obiettivi e la strategia di business, per poi trovare equilibri che vanno incontro alle esigenze e alle aspirazioni delle persone, sfruttando al meglio le opportunità dei nuovi strumenti digitali”, evidenzia Fiorella Crespi, Direttore dell'Osservatorio Smart Working. “Servono la condivisione dei lavoratori rispetto a strategia, valori, obiettivi e performance, un nuovo approccio dei manager, da “controllori” a leader degli obiettivi, il supporto alle persone per decidere autonomamente le modalità con cui svolgere le proprie attività. Le organizzazioni che hanno intrapreso questo cammino sono sempre di più, ma non esiste un'unica ricetta per tutti: il percorso deve tenere considerare i reali obiettivi e i diversi punti di partenza”. Secondo Laura Di Raimondo, direttore di Asstel "i responsabili devono saper organizzare strategie di gruppo. Solo così si ottengono vantaggi per lavoratori e aziende"

©RIPRODUZIONE RISERVATA 05 Marzo 2016

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