Cybersecurity, arrivano i nostri: in Italia specialisti anti-hacker a +60%

LO STUDIO

Unioncamere: crescono le imprese (+37%) e il fatturato (+20%) di chi si dedica alla sicurezza informatica. Ivan Lo Bello: "Comparto vivace e sempre più strategico per lo sviluppo sano delle nostre aziende"

di A.S.

Ma mano che cresce la consapevolezza delle imprese sui rischi a cui sono esposte se non adottano misure di sicurezza informatica adeguate, e mentre il cybercrime si diffonde con una progressione preoccupante (tanto che secondo alcuni studi, ultimo tra i quali il Rapporto Clusit, il 2017 sarà l’annus horribilis in questo campo per numero e aggressività degli attacchi sferrati contro aziende, istituzioni e privati cittadini), il Paese sta iniziando a mettere in campo le difese. Tanto che, secondo un’elaborazione di Unioncamere sui dati del registro delle imprese delle Camere di commercio, negli ultimi anni si è assistito a una significativa crescita nel numero di imprese che offrono strumenti e servizi per combattere i criminali informatici.

Tra il 2011 e la metà del 2017, emerge dallo studio, le imprese italiane che dichiarano di offrire servizi nel campo della cybersecurity sono aumentate del 36,8%, passando da 505 a 691 unità.  A questo ‘balzo’ nel numero degli operatori corrisponde un aumento quasi doppio nel numero degli addetti, passati nello stesso periodo da 3.504 a 5.609 unità. In termini relativi, parliamo di una crescita del 60% nei cinque anni e mezzo analizzati, cui corrisponde una media di 16 addetti per azienda al 30 giugno di quest’anno.

“Una progressione che, seppure di piccole dimensioni in termini assoluti - commenta Ivan Lo Bello, presidente di Unioncamere - segnala una certa vivacità in un comparto sempre più strategico per lo sviluppo sano delle nostre imprese. Un comparto potenzialmente, in grado di offrire opportunità di occupazione qualificata ai giovani nel breve-medio periodo. Oltre la metà delle imprese esistenti a fine settembre scorso (368) è nata dopo il 2011 e, pertanto, ha un’età media di 3,7 anni”.

La concentrazione più elevata di questo genere di attività si registra nel Lazio, dove al 30 settembre scorso avevano sede 166 imprese (il 24% del totale) e sempre il Lazio si aggiudica la fetta più consistente della crescita assoluta del periodo (48 imprese in più tra 2011 e settembre 2017, il 26% dell’intero saldo nazionale). A seguire in entrambe le classifiche c’è la Lombardia (con 121 imprese residenti alla fine di settembre e un aumento di 39 aziende dal 2011). Poi Campania, Sicilia e Veneto.

Sul fronte degli addetti, le imprese che hanno creato più opportunità di lavoro sono localizzate in Veneto, Lombardia e Lazio  che, con i loro 3.650 addetti, rappresentano il 65% di tutto il settore. Spicca, in questa classifica, il quarto posto del Trentino Alto Adige che con 525 addetti fa segnare il 9,4% del totale.

Dal punto di vista delle performance finanziarie, analizzando i bilanci delle 218 imprese del comparto costituite nella forma di società di capitale e che hanno presentato il bilancio negli ultimi tre anni (il 38% del totale), nel 2016 il valore della produzione è stato di oltre 430 milioni di euro, in crescita del 19,7% rispetto a quello realizzato dalle stesse imprese nel 2014. In media, ciò equivale ad un valore della produzione di circa 2 milioni di euro pro-capite per le aziende della cyber-security tricolore, con il 30,8% del totale (133 milioni) concentrato nelle imprese del Veneto. Solo secondo il Lazio con circa 82 milioni, mentre la terza regione, molto distaccata, è l’Emilia –Romagna (47 milioni).

©RIPRODUZIONE RISERVATA 06 Ottobre 2017

TAG: Cybersecurity, Unioncmere, Ivan Lo Bello, Camere di commercio, sicurezza, sicurezza informatica

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