Ecosostenibilità, le Internet company poco trasparenti

LO STUDIO

Akamai, Apple e eBay le aziende più vituose sul fronte della condivisione con la "community" delle politiche ambientali e dei dati sui consumi energetici ed emissioni di Co2. Ultime della classe Amazon, Expedia e Tencent. Ma nessuna si rivolge a analisti indipendenti

di Patrizia Licata
Amazon, Netflix, Facebook e altre grandi aziende di Internet sono poco trasparenti in materia di energy management, perché non rivelano pubblicamente il loro impatto ambientale, denuncia uno studio degli analisti indipendenti di Verdantix.

Il report “Carbon strategy benchmark: Internet sector” valuta le strategie in materia ambientale e energetica dei 14 maggiori gruppi mondiali di Internet e del social networking, ovvero le cinesi Alibaba, Baidu e Tencent insieme a Akamai, Amazon, Apple, eBay, Expedia, Facebook, Google, Netflix, Priceline, Salesforce e Yahoo!. La maggior parte, sostiene Verdantix, deve adottare un approccio più strategico alla gestione dell’energia e dell’impatto ambientale.

Secondo lo studio, Akamai, Apple e eBay sono i migliori della classe, perché molto più dei loro concorrenti globali si occupano di migliorare l’efficienza energetica delle loro aziende e svelano con chiarezza la CO2 generata. Salesforce sta andando nella giusta direzione, comunicando le riduzioni di gas serra ottenute grazie ai servizi cloud.

Al contrario, rivela Verdantix, Amazon ha respinto le richieste degli azionisti di essere più trasparente sulle proprie emissioni di gas serra. Anche Expedia e la compagnia cinese Tencent sono tra gli ultimi della classe da questo punto di vista.

Solo quattro delle 14 aziende considerate nello studio– Akamai, Apple, eBay e Google – svelano le emissioni di gas serra dai propri data center a livello globale, secondo Verdantix, e Google lo fa tra l’altro solo dalla scorsa settimana, quando ha reso noto di aver generato 1,46 milioni di tonnellate di biossido di carbonio nel 2010.

Gli analisti affermano inoltre che nessuna delle 14 major di Internet considerate nello studio investe per ottenere una certificazione da un analista indipendente (come Dnv, Kpmg or PwC), che confermi il livello effettivo delle emissioni di gas serra, anche se ormai i data center consumano anche fino al 3% del totale dell’elettricità totale degli Stati Uniti.

La senior manager di Verdantix Janet Lin fa notare che, dato il tasso fenomenale di crescita delle aziende considerate nello studio, queste non possono sperare di ottenere riduzioni assolute delle loro emissioni di CO2 solo tramite misure di efficienza; invece, dovrebbero monitorare le loro prestazioni rispetto al consumo, per esempio usando nei data center i parametri del Carbon Usage Effectiveness, che misura appunto l’intensità della produzione di CO2 delle attività It e non semplicemente l’efficienza, e perciò, ritengono gli esperti, è molto più accurato nel valutare l’inquinamento prodotto.

“Le aziende che ancora sono poco attive nella gestione dell’impatto ambientale dovrebbero anche pagare degli analisti indipendenti per valutare la produzione di gas serra”, aggiunge la Lin. Secondo la top manager di Verdantix, Alibaba e Facebook dovrebbero implementare un software di energy management per controllare meglio i costi dell’energia e rendere più facile la reportistica sui gas serra prodotti.

“Aziende di Internet e del social networking in rapida crescita come Facebook e Google dovranno presto affrontare una serie di sfide legate all’utilizzo di energia e alla produzione di CO2”, aggiunge il direttore di Verdantix, David Metcalfe. “E grandi utenti dei data center come Amazon e Salesforce non possono ignorare ancora per molto le richieste sempre più stringenti di rivelare il loro impatto ambientale”.

20 Settembre 2011