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Ecosostenibilità, le Internet company poco trasparenti

Akamai, Apple e eBay le aziende più vituose sul fronte della condivisione con la “community” delle politiche ambientali e dei dati sui consumi energetici ed emissioni di Co2. Ultime della classe Amazon, Expedia e Tencent. Ma nessuna si rivolge a analisti indipendenti

20 Set 2011

Amazon, Netflix, Facebook e altre grandi aziende di Internet sono
poco trasparenti in materia di energy management, perché non
rivelano pubblicamente il loro impatto ambientale, denuncia uno
studio degli analisti indipendenti di Verdantix.

Il report “Carbon strategy benchmark: Internet sector” valuta
le strategie in materia ambientale e energetica dei 14 maggiori
gruppi mondiali di Internet e del social networking, ovvero le
cinesi Alibaba, Baidu e Tencent insieme a Akamai, Amazon, Apple,
eBay, Expedia, Facebook, Google, Netflix, Priceline, Salesforce e
Yahoo!. La maggior parte, sostiene Verdantix, deve adottare un
approccio più strategico alla gestione dell’energia e
dell’impatto ambientale.

Secondo lo studio, Akamai, Apple e eBay sono i migliori della
classe, perché molto più dei loro concorrenti globali si occupano
di migliorare l’efficienza energetica delle loro aziende e
svelano con chiarezza la CO2 generata. Salesforce sta andando nella
giusta direzione, comunicando le riduzioni di gas serra ottenute
grazie ai servizi cloud.

Al contrario, rivela Verdantix, Amazon ha respinto le richieste
degli azionisti di essere più trasparente sulle proprie emissioni
di gas serra. Anche Expedia e la compagnia cinese Tencent sono tra
gli ultimi della classe da questo punto di vista.

Solo quattro delle 14 aziende considerate nello studio– Akamai,
Apple, eBay e Google – svelano le emissioni di gas serra dai
propri data center a livello globale, secondo Verdantix, e Google
lo fa tra l’altro solo dalla scorsa settimana, quando ha reso
noto di aver generato 1,46 milioni di tonnellate di biossido di
carbonio nel 2010.

Gli analisti affermano inoltre che nessuna delle 14 major di
Internet considerate nello studio investe per ottenere una
certificazione da un analista indipendente (come Dnv, Kpmg or PwC),
che confermi il livello effettivo delle emissioni di gas serra,
anche se ormai i data center consumano anche fino al 3% del totale
dell’elettricità totale degli Stati Uniti.

La senior manager di Verdantix Janet Lin fa notare che, dato il
tasso fenomenale di crescita delle aziende considerate nello
studio, queste non possono sperare di ottenere riduzioni assolute
delle loro emissioni di CO2 solo tramite misure di efficienza;
invece, dovrebbero monitorare le loro prestazioni rispetto al
consumo, per esempio usando nei data center i parametri del Carbon
Usage Effectiveness, che misura appunto l’intensità della
produzione di CO2 delle attività It e non semplicemente
l’efficienza, e perciò, ritengono gli esperti, è molto più
accurato nel valutare l’inquinamento prodotto.

“Le aziende che ancora sono poco attive nella gestione
dell’impatto ambientale dovrebbero anche pagare degli analisti
indipendenti per valutare la produzione di gas serra”, aggiunge
la Lin. Secondo la top manager di Verdantix, Alibaba e Facebook
dovrebbero implementare un software di energy management per
controllare meglio i costi dell’energia e rendere più facile la
reportistica sui gas serra prodotti.

“Aziende di Internet e del social networking in rapida crescita
come Facebook e Google dovranno presto affrontare una serie di
sfide legate all’utilizzo di energia e alla produzione di CO2”,
aggiunge il direttore di Verdantix, David Metcalfe. “E grandi
utenti dei data center come Amazon e Salesforce non possono
ignorare ancora per molto le richieste sempre più stringenti di
rivelare il loro impatto ambientale”.

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