Smart grid, per l'Europa 52 mld di risparmi all'anno

SMART GRID

Nasce la coalizione europea: anche Enel nel gruppo che promuoverà la leadership continentale nelle reti elettriche intelligenti. Necessario educare i cittadini all'uso degli smart meter, ma anche sanare il gap regolatorio e sciogliere il nodo degli investimenti

di Patrizia Licata
Le reti intelligenti per l'erogazione dell’energia potrebbero far risparmiare all’Europa 52 miliardi di euro ogni anno, secondo i grandi player del settore che si sono uniti nella Smart energy demand coalition per promuovere la leadership europea nelle smart grid. I risparmi si produrrebbero grazie alla riduzione della dispersione di energia sulla rete di distribuzione elettrica, tramite l’uso di sistemi automatizzati; inoltre i contatori intelligenti incoraggerebbero i consumatori a tenere sotto controllo il consumo di energia.

Le utility potrebbero anche contare su altri vantaggi, come la possibilità di abbassare il voltaggio del sistema, fa notare Chris King, chief regulatory officer di eMeter. Tolti i costi necessari, come l’installazione degli smart meter e del nuovo software, il beneficio netto sarebbe comunque di 31 miliardi di euro l’anno, calcola King.

La nuova coalizione, presentata ieri a Bruxelles, include tra i suoi membri l’Enel e la società elettrica francese Edf, aziende tecnologiche come Landis & Gyr e eMeter e il think-tank VaasaETT. Sorta sul modello di un’associazione analoga americana, la Demand response and smart grid coalition (Drsg), il suo obiettivo è fornire ai governi informazioni che guidino verso lo sviluppo di politiche per le reti intelligenti e di far conoscere i benefici della domanda di energia erogata con sistemi smart.

Per la Smart energy demand coalition quel che conta in primo luogo è infatti informare i consumatori sui modi migliori per sfruttare i nuovi contatori intelligenti e trarre vantaggio dall'utilizzo delle tariffe orarie e delle informazioni real time sul consumo di energia. L’Europa spende infatti miliardi di euro nello sviluppo delle tecnologie che richiedono reti intelligenti, ma scarsa attenzione viene dedicata alla messa a punto di programmi per educare la domanda, per esempio per spiegare come ridurre i consumi, fanno notare i membri della coalizione.

Ci sono poi alcuni problemi da risolvere, sottolinea John Harris, vice-president di Landis & Gyr. Innanzitutto, in Ue esiste un gap regolatorio che nemmeno gli obiettivi del Piano 2020 sono riusciti a chiudere (il programma richiede di portare i contatori intelligenti nell’80% delle case fra dieci anni). E mentre il processo di standardizzazione è stato avviato, in modo da arrivare a definire “che cosa siano un sistema intelligente e uno smart meter”, conclude Harris, resta da capire chi pagherà il roll-out dei contatori intelligenti, una questione quanto mai spinosa su un mercato liberalizzato come quello dell’Ue.

16 Novembre 2010