Io, presidente Agcom, vi spiego come proteggeremo il Web

L'INTERVENTO DI CALABRO'

In un articolo per il nostro giornale Corrado Calabrò delinea la strategia italiana su diritto d'autore e Internet: "Non si può lasciare il campo in mano agli Ott che mietono frutti mentre gli autori seminano al vento e le Tlc investono senza adeguati Roi"

di Corrado Calabrò, presidente Agcom
Il 6 agosto scorso il Web ha compiuto vent’anni. Ma della capacità aggregante dei social network si sapeva anche prima di questo anniversario: sono circa 600 milioni i membri di Facebook (19 milioni gli italiani); oltre 200 milioni i frequentatori di Twitter.

La rete è l’ambito delle nuove libertà e dei nuovi diritti. Il diritto alla libera circolazione del pensiero nelle nuove forme della tecnologia è indubbiamente un principio fondamentale per la società d’oggi.
Ma nessuna libertà è senza limiti; e il limite, com’è noto, è costituito dal diritto altrui. È vero che la dematerializzazione degli scambi sociali ed economici procede ad una velocità di gran lunga superiore a quella con cui il diritto si adegua alla nuova realtà. Indubbiamente la rete eleva i diritti fondamentali della persona e dell’impresa ad un livello di maggiore potenzialità e complessità, ma non li sopprime; anche la massima liberalizzazione non deve portare all’espropriazione.

Può la fruizione diffusa e senza impacci dell’opera dell’ingegno - che vogliamo tutti - strangolare il diritto al compenso per il creatore dell’opera? Non si avvizzisce così alla radice la creatività, ch’è la maggiore risorsa di ogni società? Il problema non è solo italiano, è mondiale. E ha molte facce, tanto che non sono state ancora rinvenute, in nessun Paese, soluzioni che siano al tempo stesso efficaci e giuridicamente sostenibili. La valenza sovranazionale del problema mi ha indotto, già da anni, ad auspicare un intervento dell’Onu. L’iniziativa dell’e-G8 lanciata da Sarkozy va in questa direzione (con ben altra autorevolezza).

Le direttive europee hanno comunque portato a un aggiornamento del quadro giuridico: gli Stati membri non possono più esimersi dall’affrontare il tema. Sì, ma perché l’Agcom deve fare da apripista in questo campo minato? Il fatto è che le leggi di recepimento delle direttive europee ci impongono tale compito, per improbo che sia.L’Autorità non ha la benché minima propensione a diventare lo sceriffo di internet, come qualcuno paventa; né ciò sarebbe semplicemente possibile. Abbiamo scartato in partenza approcci invasivi come quelli adottati in Francia con la legge Hadopi 2 che - colpendo l’utente finale e le applicazioni peer-to-peer - si rivelano al contempo intrusivi e poco efficaci.

Incominciamo col dire che un intervento per la tutela di diritti di proprietà intellettuale non può avere un contenuto esclusivamente repressivo, ma deve contenere anche elementi propositivi con iniziative per ampliare le aree di utilizzo “legale”, far maturare una cultura del rispetto del diritto d’autore, stimolare nuove forme di licenze collettive e creative commons. L’Italia ha due primati negativi: agli ultimi posti in Europa per l’accesso ad internet, e ai primi posti nel mondo per la pirateria. Dati che fanno riflettere.
Lo sviluppo di un’offerta legale, tuttavia, da solo non risolve il problema. Il nostro schema prevede quindi, necessariamente, una procedura che si articola in due fasi: una relativa al cosiddetto notice and take down (mutuato dall’esperienza Usa) che si svolge dinanzi al gestore del sito; la seconda dinanzi all’Autorità.

Nella prima fase il gestore del sito, ricevuta la richiesta dal titolare del diritto, può rimuovere lui stesso il contenuto illegale. Accanto a questo meccanismo abbiamo introdotto - a garanzia degli utenti e innovando rispetto alla maggior parte dei Paesi europei - anche la procedura della contro-notifica. In base ad essa, il soggetto che ha caricato il contenuto asseritamente illegale (uploader) riceve dal gestore del sito la notifica della rimozione, e può, se lo ritiene, opporvisi.

Insomma, nessuna misura ex ante che possa obbligare gli internet service provider (Isp) a filtrare il traffico dati; men che meno misure per inibire o oscurare i siti, siano essi italiani o esteri. Nel caso dei primi, ci sarà un ordine di rimozione selettiva dei contenuti a seguito di accertamento di violazione dopo ampia istruttoria; per i siti esteri, nel caso la richiesta di rimozione non sia accolta, ci limiteremo a informare l’autorità giudiziaria. La procedura dinanzi all’Autorità è comunque alternativa e non sostitutiva della via giudiziaria e si blocca se una delle parti decide di ricorrere al giudice. Basandoci sull’esperienza acquisita in tema di diritto di cronaca - campo in cui l’Agcom ha saputo contemperare il valore delle opere acquistate in esclusiva con i diritti d’informare e di essere informati - abbiamo poi previsto un sistema di fair use fondato sulle eccezioni previste dalla legge sul diritto d’autore.

Eccezioni che si applicano: a) all’uso didattico e scientifico; b) al diritto di cronaca, commento, critica e discussione nei limiti dello scopo informativo e dell’attualità; c) in assenza di finalità commerciale e di scopo di lucro; d) qualora l’occasionalità della diffusione, la quantità e qualità del contenuto diffuso rispetto all’opera integrale, non ne pregiudichino il normale sfruttamento economico. Viene così distinto l’uso amatoriale dallo sfruttamento dell’opera.Questo, per somme linee, lo schema, che abbiamo rimesso in consultazione pubblica; e che abbiamo notificato anche alla Commissione europea e alla sezione competente delle Nazioni Unite, il Wipo (World Intellectual Property Organization).

La notifica a Bruxelles comporta tre mesi di attesa per la pronuncia (entro il 3 novembre).
In questo frattempo avremo tutto il tempo di vagliare ogni elemento utile a migliorare il provvedimento; stiamo inoltre colloquiando informalmente con i blogger e con il popolo della rete, anche tramite il nostro canale Twitter (il primo per una pubblica amministrazione) e una pagina Facebook creata appositamente. Possiamo, in cambio, chiedere ai nostri interlocutori un po’ di attenzione e di riferire le loro osservazioni al nostro schema, non a testi di fantasia? La rete è un “bene comune” che va salvaguardato e regolato per coglierne i benefici e arginarne le esternalità negative.

Che il principio della rete libera si risolva in un Far Web, non è un esito degno di un Paese che creda nel diritto anziché nella sopraffazione del più svelto e del più spregiudicato. Tanto meno si può abbandonare il campo allo strapotere degli over the top, che raccolgono i frutti mentre gli autori seminano al vento e gli operatori di tlc investono senza adeguati ritorni. Occorre ricercare un equilibrio sostenibile a livello di sistema. Noi abbiamo fatto una proposta. Detto questo, è opportuno un intervento legislativo del Parlamento? È certamente auspicabile.

Innanzitutto un coordinamento delle varie disposizioni applicabili in materia aggiungerebbe chiarezza.
Inoltre codificare in una norma di legge i criteri di fair use, includendo tutte le potenzialità che il digitale offre, conferirebbe certezza al sistema e tutela a iniziative informative e senza scopo di lucro alla base della maggior parte dei blog e dei contenuti sui social network.

È peraltro opportuna una riflessione sulle diverse responsabilità dei soggetti coinvolti nella diffusione dei contenuti. In primo luogo quelle degli Isp, che trasportano sulle proprie reti i contenuti fino all’accesso dei singoli fruitori e sono la cerniera del meccanismo di diffusione. Ciò richiama il tema non eludibile dei siti localizzati all’estero. Il problema della giurisdizione competente limita fortemente la possibilità di intervento sulla fonte dei contenuti in violazione. Infine la legge potrebbe stabilire l’alternativa tra procedimento amministrativo e giudiziario, come avviene per la generalità delle controversie secondo il principio “electa una via, non datur recursus ad alteram”.
Di maggiore ambizione e complessità sarebbe la riforma del diritto d’autore per adeguarlo all’evoluzione tecnologica in atto.

Avremmo bisogno di una disciplina appropriata all’era digitale.Ma sono settant’anni che si parla di riforma del diritto d’autore; e intanto la tecnologia cambia gli scenari di mese in mese.
Quanti anni dovremmo aspettare prima che la legislazione si metta al passo con la galoppante velocità e con la mutevolezza della tecnologia?

19 Settembre 2011