Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Io, presidente Agcom, vi spiego come proteggeremo il Web

In un articolo per il nostro giornale Corrado Calabrò delinea la strategia italiana su diritto d’autore e Internet: “Non si può lasciare il campo in mano agli Ott che mietono frutti mentre gli autori seminano al vento e le Tlc investono senza adeguati Roi”

19 Set 2011

Il 6 agosto scorso il Web ha compiuto vent’anni. Ma della
capacità aggregante dei social network si sapeva anche prima di
questo anniversario: sono circa 600 milioni i membri di Facebook
(19 milioni gli italiani); oltre 200 milioni i frequentatori di
Twitter.

La rete è l’ambito delle nuove libertà e dei nuovi diritti. Il
diritto alla libera circolazione del pensiero nelle nuove forme
della tecnologia è indubbiamente un principio fondamentale per la
società d’oggi.
Ma nessuna libertà è senza limiti; e il limite, com’è noto, è
costituito dal diritto altrui. È vero che la dematerializzazione
degli scambi sociali ed economici procede ad una velocità di gran
lunga superiore a quella con cui il diritto si adegua alla nuova
realtà. Indubbiamente la rete eleva i diritti fondamentali della
persona e dell’impresa ad un livello di maggiore potenzialità e
complessità, ma non li sopprime; anche la massima liberalizzazione
non deve portare all’espropriazione.

Può la fruizione diffusa e senza impacci dell’opera
dell’ingegno – che vogliamo tutti – strangolare il diritto al
compenso per il creatore dell’opera? Non si avvizzisce così alla
radice la creatività, ch’è la maggiore risorsa di ogni
società? Il problema non è solo italiano, è mondiale. E ha molte
facce, tanto che non sono state ancora rinvenute, in nessun Paese,
soluzioni che siano al tempo stesso efficaci e giuridicamente
sostenibili. La valenza sovranazionale del problema mi ha indotto,
già da anni, ad auspicare un intervento dell’Onu. L’iniziativa
dell’e-G8 lanciata da Sarkozy va in questa direzione (con ben
altra autorevolezza).

Le direttive europee hanno comunque portato a un aggiornamento del
quadro giuridico: gli Stati membri non possono più esimersi
dall’affrontare il tema. Sì, ma perché l’Agcom deve fare da
apripista in questo campo minato? Il fatto è che le leggi di
recepimento delle direttive europee ci impongono tale compito, per
improbo che sia.L’Autorità non ha la benché minima propensione
a diventare lo sceriffo di internet, come qualcuno paventa; né
ciò sarebbe semplicemente possibile. Abbiamo scartato in partenza
approcci invasivi come quelli adottati in Francia con la legge
Hadopi 2 che – colpendo l’utente finale e le applicazioni
peer-to-peer – si rivelano al contempo intrusivi e poco
efficaci.

Incominciamo col dire che un intervento per la tutela di diritti di
proprietà intellettuale non può avere un contenuto esclusivamente
repressivo, ma deve contenere anche elementi propositivi con
iniziative per ampliare le aree di utilizzo “legale”, far
maturare una cultura del rispetto del diritto d’autore, stimolare
nuove forme di licenze collettive e creative commons. L’Italia ha
due primati negativi: agli ultimi posti in Europa per l’accesso
ad internet, e ai primi posti nel mondo per la pirateria. Dati che
fanno riflettere.
Lo sviluppo di un’offerta legale, tuttavia, da solo non risolve
il problema. Il nostro schema prevede quindi, necessariamente, una
procedura che si articola in due fasi: una relativa al cosiddetto
notice and take down (mutuato dall’esperienza Usa) che si svolge
dinanzi al gestore del sito; la seconda dinanzi
all’Autorità.

Nella prima fase il gestore del sito, ricevuta la richiesta dal
titolare del diritto, può rimuovere lui stesso il contenuto
illegale. Accanto a questo meccanismo abbiamo introdotto – a
garanzia degli utenti e innovando rispetto alla maggior parte dei
Paesi europei – anche la procedura della contro-notifica. In base
ad essa, il soggetto che ha caricato il contenuto asseritamente
illegale (uploader) riceve dal gestore del sito la notifica della
rimozione, e può, se lo ritiene, opporvisi.

Insomma, nessuna misura ex ante che possa obbligare gli internet
service provider (Isp) a filtrare il traffico dati; men che meno
misure per inibire o oscurare i siti, siano essi italiani o esteri.
Nel caso dei primi, ci sarà un ordine di rimozione selettiva dei
contenuti a seguito di accertamento di violazione dopo ampia
istruttoria; per i siti esteri, nel caso la richiesta di rimozione
non sia accolta, ci limiteremo a informare l’autorità
giudiziaria. La procedura dinanzi all’Autorità è comunque
alternativa e non sostitutiva della via giudiziaria e si blocca se
una delle parti decide di ricorrere al giudice. Basandoci
sull’esperienza acquisita in tema di diritto di cronaca – campo
in cui l’Agcom ha saputo contemperare il valore delle opere
acquistate in esclusiva con i diritti d’informare e di essere
informati – abbiamo poi previsto un sistema di fair use fondato
sulle eccezioni previste dalla legge sul diritto d’autore.

Eccezioni che si applicano: a) all’uso didattico e scientifico;
b) al diritto di cronaca, commento, critica e discussione nei
limiti dello scopo informativo e dell’attualità; c) in assenza
di finalità commerciale e di scopo di lucro; d) qualora
l’occasionalità della diffusione, la quantità e qualità del
contenuto diffuso rispetto all’opera integrale, non ne
pregiudichino il normale sfruttamento economico. Viene così
distinto l’uso amatoriale dallo sfruttamento dell’opera.Questo,
per somme linee, lo schema, che abbiamo rimesso in consultazione
pubblica; e che abbiamo notificato anche alla Commissione europea e
alla sezione competente delle Nazioni Unite, il Wipo (World
Intellectual Property Organization).

La notifica a Bruxelles comporta tre mesi di attesa per la
pronuncia (entro il 3 novembre).
In questo frattempo avremo tutto il tempo di vagliare ogni elemento
utile a migliorare il provvedimento; stiamo inoltre colloquiando
informalmente con i blogger e con il popolo della rete, anche
tramite il nostro canale Twitter (il primo per una pubblica
amministrazione) e una pagina Facebook creata appositamente.
Possiamo, in cambio, chiedere ai nostri interlocutori un po’ di
attenzione e di riferire le loro osservazioni al nostro schema, non
a testi di fantasia? La rete è un “bene comune” che va
salvaguardato e regolato per coglierne i benefici e arginarne le
esternalità negative.

Che il principio della rete libera si risolva in un Far Web, non è
un esito degno di un Paese che creda nel diritto anziché nella
sopraffazione del più svelto e del più spregiudicato. Tanto meno
si può abbandonare il campo allo strapotere degli over the top,
che raccolgono i frutti mentre gli autori seminano al vento e gli
operatori di tlc investono senza adeguati ritorni. Occorre
ricercare un equilibrio sostenibile a livello di sistema. Noi
abbiamo fatto una proposta. Detto questo, è opportuno un
intervento legislativo del Parlamento? È certamente
auspicabile.

Innanzitutto un coordinamento delle varie disposizioni applicabili
in materia aggiungerebbe chiarezza.
Inoltre codificare in una norma di legge i criteri di fair use,
includendo tutte le potenzialità che il digitale offre,
conferirebbe certezza al sistema e tutela a iniziative informative
e senza scopo di lucro alla base della maggior parte dei blog e dei
contenuti sui social network.

È peraltro opportuna una riflessione sulle diverse responsabilità
dei soggetti coinvolti nella diffusione dei contenuti. In primo
luogo quelle degli Isp, che trasportano sulle proprie reti i
contenuti fino all’accesso dei singoli fruitori e sono la
cerniera del meccanismo di diffusione. Ciò richiama il tema non
eludibile dei siti localizzati all’estero. Il problema della
giurisdizione competente limita fortemente la possibilità di
intervento sulla fonte dei contenuti in violazione. Infine la legge
potrebbe stabilire l’alternativa tra procedimento amministrativo
e giudiziario, come avviene per la generalità delle controversie
secondo il principio “electa una via, non datur recursus ad
alteram”.
Di maggiore ambizione e complessità sarebbe la riforma del diritto
d’autore per adeguarlo all’evoluzione tecnologica in atto.

Avremmo bisogno di una disciplina appropriata all’era digitale.Ma
sono settant’anni che si parla di riforma del diritto d’autore;
e intanto la tecnologia cambia gli scenari di mese in mese.
Quanti anni dovremmo aspettare prima che la legislazione si metta
al passo con la galoppante velocità e con la mutevolezza della
tecnologia?

I commenti sono chiusi.

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Google+

Link